storytelling, to be a mom

Il cielo su Milano

marzo 7, 2013

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Non ho tempo di fare nulla, le giornate sono troppo corte. Sogno di scrivere, andare in giro a fare foto e leggere i miei blog del cuore in santa pace sul tablet ma niente. Impossibile.

Sogno che si addormentino presto, che Cecetta non pianga troppo e troppo a lungo, che Dodo non faccia i capricci la mattina, che non ci metta un’ora a mettersi una scarpa (e un’ora l’altra), che non rovesci il latte e che fuori non piova quando dobbiamo andare all’asilo ma niente. Impossibile.

Prendete oggi: un’ordinaria mattinata da incubo.

Mi trascino giù dal letto piena di dolori, neanche fossi reduce da una sessione di heavy training in palestra (e invece ho solo dormito tutta storta in modo da anchilosarmi gli arti superiori), e morta di sonno per i mille risvegli dovuti ad una tosse preoccupante di Cece. La Dodo comincia i capricci prima ancora di avere aperto tutti e due gli occhi.

Dopo un logorante negoziato di circa 15 minuti, ottengo che faccia la pipì e si tolga il panno, mentre io cambio quello di Cecetta (che ha fatto solo la pipì, brutto segno: infatti dieci minuti dopo riempie il pannolino ed è da cambiare un’altra volta).

Vesti una, aiuta l’altra a vestirsi, colazione, denti, faccia, crema idratante (per Dodo, io me ne dimentico, infatti esco struccata e con una pelle che una pergamena del sedicesimo secolo avrebbe una cera migliore della mia), stivali da pioggia -Dodo-, fascia, copertina coprifascia, sciarpa, cappello, cappotto e borsa -Io- e siamo pronte per uscire.

(Evvai! Cecetta non ha urlato per tutta la preparazione come ha fatto, per esempio, ieri mattina. A proposito, chi mi ha venduto la balla che la fascia è la panacea di tutti i mali infantili?!? La mia non la pacifichi neanche nella fascia, neanche se ti consumi di baci, coccole e moine: se decide che le girano le palle, ti spacca i timpani con la costanza e l’intensità di una sirena nautica)

Afferriamo i nostri ombrelli e chiamiamo l’ascensore: ci aspettano 700 lunghissimi metri da fare a piedi con la Dodo. Esagero? Non conoscete la Dodo.

L’ascensore ovviamente è bloccato e non arriva, perchè una giornata da incubo come si deve, non può che iniziare così. Scendiamo a piedi (Dodo muoviti. Guarda avanti. Tienti al corrimano. Guarda dove metti i piedi. Attenta. Dai. Muoviti. Su amore che è tardi), speranzose ad ogni piano, di trovarvi l’ascensore fermo con le porte aperte. Naturalmente lo troviamo al piano terra.

Il tragitto fino all’asilo è disseminato di raccomandazioni e pozzanghere. Le prime ignorate, le seconde centrate una ad una con religiosa precisione. Rischiamo la vita attraversando la strada perchè notoriamente a Milano, quando piove, i parcheggi in doppia fila funzionano al quadrato, cioè di macchine ce ne sono almeno quattro a sbarrarti la visuale, per esempio, su un incrocio pericoloso e la civiltà degli autisti invece si estrae con la radice cubica.

Lasciata la Dodo all’asilo, sarei già pronta per dare la buonanotte a tutti e tornare a dormire: i miei nervi non non sembrano in grado di arrivare a sera. Ma Cecetta ha tosse e raffreddore che neanche fumasse due pacchi di sigarette al giorno, così chiamo la pediatra che mi dice che la vuole visitare.

(Tre giorni a Milano. Tre. E i benefici di tre settimane di mare sono già andati a farsi benedire.)

Recupero la borsa del cambio in casa, chiamo un taxi e, carica come un albero di Natale, torno in strada, incontro al mio taxi: Luna 38.

Luna 38 ha appena preso la licenza, è un bel donnino biondo che accenna una timida conversazione, prendendo il la da un paio di complimenti rivolti a Cecetta che, come una piccola vedetta lombarda, fa capolino dalla fascia per osservare il mondo con i suoi occhioni stupefatti (amore mio). Luna 38 mi chiede che strada faccio di solito perchè non conosce la zona (“sai, sono nuova”) e mi trovo costretta a farle fare un immediato dietro front perchè già si sta avventurando per il percorso più trafficato. Luna 38 a quanto pare non sa nemmeno leggere il navigatore che, una volta instradata da me, la sta guidando a destinazione con una certa precisione. Sbaglia una svolta e si infila in un tappo, alla mercè di un semaforo che sembra sempre rosso, anche se in effetti è impossibile lo sia stato per tutti i 10 minuti di coda a cui ci costringe: lunghissimi minuti in cui Cece comincia a dare dimostrazione della potenza delle sue corde vocali ed io annaspo, la sfilo dalla fascia e ravano nella borsa alla ricerca di un ciuccio che non c’è. Quando finalmente Luna 38 trova la via fuori dall’ingorgo (e sbaglia di nuovo strada, ma io questa volta sono attenta e la correggo prima che sia troppo tardi), io ormai sono in un bagno di sudore, nonostante mi sia spogliata di tutto il possibile già al mio ingresso nel taxi, Cecetta è sull’orlo di una crisi ma fortunatamente siamo ormai davanti allo studio della pediatra.

(Luna 38 mi ha fatto 5 euro di sconto sulla corsa, non so se per il fatto che avesse sbagliato strada, o perchè le ho fatto compassione. Più la seconda, credo.)

Mentre aspettiamo il nostro turno, Cecetta si fa una poppata ed entrambe ci rilassiamo, pacificandoci con il mondo: benedette endorfine!

Il verdetto della dottoressa è confortante (vie aeree alte, solo muco), tuttavia ci pensano le sue raccomandazioni a mettermi addosso una inopportuna dose d’ansia: se respira male, pronto soccorso. Se peggiora, pronto soccorso. Se non migliora SENSIBILMENTE entro due giorni, antibiotico. Se le viene la febbre, pronto soccorso.

Anf, panf, uff…..

Ricomposti i vari strati della mia vestizione portabimbi, usciamo e dopo un’insana e fugace idea di infilarmi nell’autobus (hanno un riscaldamento che neanche alle terme), decido invece di infilarmi in un bar, bevo un caffè e chiamo un altro taxi.

Orchidea 15, a dispetto del nome così sensuale e femminile, è un omone di quasi due metri, rasato e con un cappello di lana da pescatore calcato in testa, infilato in una berlina che come minimo avrà 15 anni, coi sedili in pelle e le tappezzerie stratificate di odori. Uno su tutti: il sigaro. Infatti il tizio, che assomiglia sorprendentemente a Mario Biondi, ha un toscano tra i denti, spento ma presumibilmente da poco, visto l’odore e il fatto che si sia premurato di tirare giù tutti i finestrini mentre veniva a prendermi.

A questo punto penso di essere su candid camera e mi guardo intorno alla ricerca di Marco Berrì (si scrive così?) che mi rivela essere tutto uno scherzo.

Orchidea 15 non è per niente loquace ma ascolta buona musica, sarà, ma la somiglianza con Mario Biondi mi sembra aumentare di canzone in canzone. Cecetta si è addormentata, io mi sono spogliata in maniera piuttosto ordinata, conto di riuscire a ricomporre tutti gli strati velocemente al momento di scendere: finalmente mi rilasso e riesco persino a pubblicare una foto del tipo su Instagram senza che lui se ne avveda.

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Arriviamo a casa e Mario Biondi non mi fa nessuno sconto, ma è stato così bravo nello scegliere le scorciatoie che finisco per spendere lo stesso. Mi rivesto e provo a scendere dalla macchina, senza riuscirci: mi sono infilata la copertina della fascia, il cappotto e la sciarpa senza slacciare la cintura….

Intanto il cielo su Milano continua a piovere giù il suo grigiore, io ho le collant umidicce, i capelli frisè e la schiena fredda per il sudore che mi si sta congelando sotto il cappotto. Salgo in casa e mi rendo conto di non avere più nessun obbligo di uscire fino alle 16:30. I panni sono lavati e stirati (ci ho messo 4 giorni ad esaurire gli arretrati post ferie), della casa me ne frego, e forse nel pomeriggio riuscirò a dedicarmi un po’ al mio blog (la mia “ora d’aria”). Allora estraggo Cecetta dalla fascia, la preparo per l’aereosol e ci facciamo un sacco di coccole. Lei mi fa dei sorrisi bellissimi e io mi dimentico di quanto sia rompiscatole in un nanosecondo.

S

(Un giorno di questi mi decido a noleggiare un tiralatte, così una sera lascio le bambine a mia madre e io dormo 12 ore di fila, così almeno scoprirò se sono davvero su candid camera, o se è tutta colpa della mancanza di sonno.)

PS: alla fine col cavolo che ho scritto questo post nel pomeriggio: alla faccia della mancanza di sonno! 😉

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  • Simo marzo 8, 2013 at 7:55 am

    In una parola…terribile…per fortuna sane e salve…come sta oggi Cecetta? Anche noi ieri pediatra ma per visita di routine. ^^

    • mammaduepuntozero marzo 8, 2013 at 2:12 pm

      Oggi chiusa in casa! Non la porterò più fuori con questo clima uggioso finchè non sarà guarita.. Povera patata,tossisce un sacco, ma per il resto è bella vispa…
      Anche noi abbiamo fatto la visita di controllo lunedì: 5900 g x 63 cm… amore ciccioso…
      🙂

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