appunti

Gente del sud

marzo 22, 2013

Con questo libro ho inaugurato nel 2013 la serie degli “Appunti“, i post di questo blog che prendono le mosse da qualcosa che ho letto in un libro e che mi ha fatto pensare.

Si tratta di un romanzo di duecento pagine scritto come si trattasse del resoconto di una testimonianza (in un tribunale?) delle azioni di un giornalista Lisboeta vedovo e stanco: Pereira. Siamo nel 1938, alla vigilia della dittatura militare in Portogallo: in Europa si stanno affermando i governi autoritari mentre nella vicina Spagna impazza la guerra civile. Presto tutta l’Europa sprofonderà nella seconda guerra mondiale e i diritti civili più scontati, insieme alla democrazia, cominciano già a cedere il passo all’oscurantismo ed alla paura.

Più interessato ai suoi rituali privati (parla regolarmente con il ritratto della moglie morta) che non a quelli collettivi, Pereira si trova, suo malgrado, trascinato dentro l’attualità e è costretto alla presa di coscienza ed alla reazione.

Leggetelo, anche sotto l’ombrellone quest’estate: a dispetto dei temi trattati, scorre veloce e vi trascinerà in un’atmosfera romantica ed appassionante che vi farà venire voglia di visitare Lisbona. Anzi, leggetelo prima dell’estate, così magari vi darà l’ispirazione per il vostro viaggio estivo…

Vi propongo una paginetta, cui non posso fare a meno di pensare, periodicamente, di fronte ai teatrini della nostra Italietta.

Pereira si diresse al suo tavolo e si sedette di fronte al suo compagno. Silva gli domandò se voleva un bicchiere di vino bianco e lui fece cenno di no con la testa. Chiamò il cameriere e ordinò una limonata. Il vino non mi fa bene, spiegò, me lo ha detto il cardiologo. Silva ordinò una trota con le mandorle e Pereira un filetto di carne alla Strogonoff, con un uovo in camicia sopra. Cominciarono a mangiare in silenzio, poi, a un certo punto, Pereira chiese a Silva cosa ne pensava di tutto questo. Tutto questo cosa?, chiese Silva. Tutto, disse Pereira, quello che sta succedendo in Europa. Oh, non ti preoccupare, replicò Silva, qui non siamo in Europa, siamo in Portogallo. Pereira sostenne di avere insistito: sì, aggiunse, ma tu leggi i giornali e ascolti la radio, lo sai cosa sta succedendo in Germania e in Italia, sono fanatici, vogliono mettere il mondo a ferro e fuoco. Non ti preoccupare, rispose Silva, sono lontani. D’accordo, riprese Pereira, ma la Spagna non è lontana, è a due passi, e tu sai cosa succede in Spagna, è una carneficina, eppure c’era un governo costituzionale, tutto per colpa di un generale bigotto. Anche la Spagna è lontana, disse Silva, noi siamo in Portogallo. Sarà, disse Pereira, ma anche qui le cose non vanno bene, la polizia la fa da padrona, ammazza la gente, ci sono perquisizioni, censure, questo è uno stato autoritario, la gente non conta niente, l’opinione pubblica non conta niente. Silva lo guardò e posò la forchetta. Stai bene a sentire, Pereira, disse Silva, tu credi ancora nell’opinione pubblica?, ebbene, l’opinione pubblica è un trucco che hanno inventato gli anglosassoni, gli inglesi e gli americani, sono loro che ci stanno smerdando, scusa la parola, con questa idea dell’opinione pubblica, noi non abbiamo mai avuto il loro sistema politico, non abbiamo le loro tradizioni, non sappiamo cosa sono le Trade Unions, noi siamo gente del Sud, Pereira, e ubbidiamo a chi grida di più, a chi comanda. Noi non siamo gente del Sud, obiettò Pereira, abbiamo sangue celta. Ma viviamo nel Sud, disse Silva, il clima non favorisce le nostre idee politiche, laissez faire, laissez passer, è così che siamo fatti, e poi senti, ti dico una cosa, io insegno letteratura e di letteratura me ne intendo, sto facendo un’edizione critica dei nostri trovatori, le canzoni d’amico, non so se te ne ricordi all’università, ebbene, i giovani partivano per la guerra e le donne restavano a casa a piangere, e i trovatori raccoglievano i loro lamenti, comandava il re, capisci?, comandava il capo, e noi abbiamo sempre avuto bisogno di un capo, ancora oggi abbiamo bisogno di un capo. Però io faccio il giornalista, replicò Pereira. E allora?, disse Silva. Allora devo essere libero, disse Pereira, e informare la gente in maniera corretta. Non vedo il nesso, disse Silva, tu non scrivi articoli di politica, ti occupi della pagina culturale. Pereira a sua volta posò la forchetta e mise i gomiti sul tavolo. Sei tu che devi starmi bene a sentire, replicò, immagina che domani muoia Marinetti, lo hai presente Marinetti? Vagamente, disse Silva. Ebbene, disse Pereira, Marinetti è una carogna, ha cominciato col cantare la guerra, ha fatto apologia delle carneficine, è un terrorista, ha salutato la marcia su Roma, Marinetti è una carogna e bisogna che io lo dica. Vai in Inghilterra, disse Silva, là potrai dirlo quanto ti pare, avrai un sacco di lettori. Pereira finì l’ultimo boccone del suo filetto. Vado a letto, disse, l’Inghilterra è troppo lontana. Non prendi un dessert?, chiese Silva, a me andrebbe una fetta di torta. I dolci mi fanno male, disse Pereira, me lo ha detto il cardiologo, e poi sono stanco del viaggio, grazie di essermi venuta a prendere alla stazione, buonanotte e a domani.
Pereira si alzò e se ne andò senza dire altre parole. Si sentiva molto stanco, sostiene.

Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi, Ed. Universale Economica Feltrinelli, 2001, pag. 63-65.

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  • Simo marzo 22, 2013 at 9:48 pm

    Non l’ho mai letto e me lo appunto…a Lisbona ci sono stata un Capodanno di qualche anno fa… Ps mi piace l’idea di questa nuova rubrichetta.

    • mammaduepuntozero marzo 22, 2013 at 10:11 pm

      Grazie Simo!! Sono felice che ti piaccia… 😀 <3

    • mammaduepuntozero marzo 22, 2013 at 10:16 pm

      PS Io a Lisbona poi ci sono andata in Erasmus e ci sono rimasta un anno intero. L’ho adorata. La amo tantissimo, così tanto che faccio fatica a tornarci….

  • Cambiare è un po’ ricominciare. | meduepuntozero febbraio 21, 2014 at 5:11 pm

    […] seconda volta invece sono andata a Lisbona, sulla punta estrema d’Europa, spinta da un libro e da una speranza, ripagata, di di oceano e di vento. E poi cieli azzurri e sterminati; ma quelli, […]

  • Cambiare è un po' ricominciare. | meduepuntozeromeduepuntozero giugno 3, 2016 at 5:00 pm

    […] seconda volta invece sono andata a Lisbona, sulla punta estrema d’Europa, spinta da un libro e da una speranza, ripagata, di di oceano e di vento. E poi cieli azzurri e sterminati; ma quelli, […]

  • Il portoghese è una lingua aspra, ma sotto l'involucro c'è il latino| meduepuntozero | marzo 20, 2017 at 3:10 pm

    […] La professoressa di portoghese del serale lodava e incoraggiava molto i miei progressi, e quando aveva assegnato come compito a casa di preparare un brano da leggere ad alta voce davanti alla classe, aveva lodato persino quella pronuncia di cui mi vergognavo tanto. Avevo scelto una pagina della traduzione portoghese di “Sostiene Pereira” di Tabucchi: il lungo monologo di Silva, quello in cui parla della “gente del sud” con rassegnazione, invitando Pereira ad accettare la dittatura come una condizione inevitabile: “nos obedecemos à quem grita mais, à quem manda”, “noi obbediamo a chi grida di più, a …. […]