appunti

Quando si scrive

Marzo 29, 2013

Ho deciso che se riesco posto una citazione alla settimana. Ultimamente fra le bambine e il resto il tempo per leggere, guardare film etc.. è ridotto all’osso, quindi sappiate che andrò a pescare nei meandri della mia memoria e non garantisco cosa potrà venirne fuori…

Quest’estate, incoraggiata dal Premio Strega e da una recensione credo della Bignardi, mi sono letta Inseparabili di Alessandro Piperno, ignara del fatto che fosse solo la seconda parte di un dittico. Ci sono volute circa 200 pagine e, soprattutto, la rivelazione di mia zia perchè capissi che tutto ciò che mi mancava di quella storia non lo avrei trovato proseguendo nella lettura ma andando a ritroso, nel primo libro: Persecuzione, appunto.
Così l’ho letto e mi è piaciuto anche più dell’altro.
L’intera vicenda narrata nei due volumi, gira attorno alla famiglia Pontecorvo, borghese, ebrea, romana: un quadro familiare patinato e anni ’80, sconvolto da uno scandalo innominabile che si abbatte sul capofamiglia, travolgendo poi tutti gli altri con conseguenze che si paleseranno nello scorrere del tempo e della vita.
Si riflette tanto, leggendo queste pagine, sul ruolo dei Media e di una certa informazione che prosaicamente è di moda definire “macchina del fango”. Con lo scorrere delle pagine si sprofonda dentro un’angoscia sempre più grande, insieme al protagonista che si sprofonda (anche letteralmente) fino a sparire dalla faccia della terra.
E’ un romanzo bellissimo, scritto benissimo: avvincente seppur lento. Ogni attimo dura pagine; si arrotola su se stesso finchè l’autore non si stanca di andare a fondo e di scavare per raccontarci retrospettivamente non solo una vita, non solo una psiche, ma un mondo intero.
Se siete lettori appassionati e coraggiosi vi consiglio di affrontare il migliaio di pagine che compongono questo dittico: ne vale assolutamente la pena.

Io però ora vi citerò un passaggio che mi colpì e che fotografai (si vabbè…abbiate pazienza: a letto, di notte, non avevo che il cellulare a portata di mano!) perchè conteneva una riflessione sulla scrittura che trovai estremamente vera e che mi fece sorridere. Se poi vado a scorrere gli articoli di questo giovane blog, non posso che ritrovarmici: sono o non sono una lagna? Siate pure sinceri…

“Di solito è questa forma macabra di sentimentalismo a indurlo a lasciare la forchetta per afferrare la penna. E scrivere. Di questi tempi non fa altro. Soprattutto la notte, come i poeti di una volta. E’ tipico degli individui della sua classe sociale scrivere quando le cose si mettono male. Mai che un uomo al culmine del successo si metta a scrivere per magnificare la sua vita soddisfatta. Vuoi mettere con una settimana a Bora Bora e con la pesca di altura! Scrivere? Macchè, se ne ricordano solo quando le cose prendono una brutta piega. Scrivere è un affare da sfigati. Scrivere per rimettere le cose in ordine. Scrivere per lasciare traccia. Affinchè tutta questa vacuità prenda forma in uno scopo. Ora che il suo caso ha perso croccantezza, e tutti si stanno dimenticando di lui, non ha più bisogno di un avvocato che lo riabiliti. Non ha più bisogno di una riabilitazione pubblica. E visto che, dato il contegno della sua famiglia, non può neppure sperare in una riabilitazione privata, allora tanto vale provare a scrivere.”

“Persecuzione – il fuoco amico dei ricordi” di Alessandro Piperno, ed. Mondadori Oscar Contemporanea, 2012, pag. 305

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    GP Marzo 31, 2013 at 9:42 am

    Reblogged this on misentopop.