to be a mom, to be me

Any less than cool

maggio 9, 2013

Ditemi: ce l’avete anche voi l’amico saputello che puntualmente, nel mezzo di una conversazione leggera, ti butta là un incurante “Sai, ieri sono stato a vedere l’ultimo film di Stramazzetti. Guarda, una tale delusione… Tre spanne sotto le aspettative!”?
E tu naturalmente non hai la minima idea di chi sia questo Stramazzetti e nemmeno sospettavi l’esistenza di quel film, figuriamoci se potevi avere il metro di quali fossero le aspettative ad esso legate!

Per politica personale e per amor proprio, ho scelto di correre sempre il rischio di passare per tonta e di ammettere con aria candida e incurante: “Non ne ho mai sentito parlare, chi è?”.
Novanta su cento scopri che si tratta di un artista/regista/musicista di nicchia che hanno sentito nominare in 3 e che ha ricevuto al massimo recensioni sulla sua Fanzine (gestita probabilmente da un invasato come il tuo amico saputello).
In qualche caso, lo Stramazzetti di turno è un artista/regista/musicista che va di moda in un dato ambiente: tutti lo conoscono alla perfezione dentro le mura, per esempio, delle agenzie pubblicitarie (quelle per cui lavoravo io), fuori di lì, il deserto.

Quando recentemente mi è capitato di chiacchierare con la mia amica Silvia (quella che sa consigliare preziosi angoli milanesi), fra un discorso e l’altro mi ha detto con aria entusiasta che sarebbe stata di lì a poco al concerto di Asaf Avidan. Di fronte alla mia espressione vacua, ha provato ad argomentare “Sai, il musicista israeliano…”, ma siccome la mia faccia non dava segni di illuminazione, ha lasciato cadere l’argomento.
Io, dal canto mio, ho pensato che fosse uno dei musicisti attualmente in voga a Pubblicilandia (condividiamo lo stesso ambiente lavorativo e benchè lei sia in maternità come me, ha un marito che la può tenere aggiornata perchè ci pascola anche lui) e attribuendo la mia ignoranza alla lunga assenza da quell’ambiente, non me ne sono interessata più di tanto.

Ho già detto che sotto sotto detesto non essere aggiornata, consapevole, alla moda… insomma detesto sentirmi any less than cool?

asafe angelica

Ecco, è successo però che, dopo questa mia conversazione, mi sono resa conto che Asaf Avidan era praticamente ovunque: i manifesti del suo concerto sulla strada che faccio per andare al parchetto sono persino scoloriti da tanto che sono appesi lì, il nuovo mistro per i Beni Culturali ascolta la sua musica dall’i-Pod sulla Circumvesuviana, persone sulla metro ne discorrono appassionatamente, su Facebook le foto rubate al suo concerto milanese si aggiudicano più commenti dell’ultimo aggiornamento di stato di Belen Rodriguez.

Come avevo fatto a non accorgermi della sua esistenza?
Dove ho vissuto per tutto questo tempo?

Siccome sono una secchiona, oltre che una narcisista, mi sono attaccata alla rete per scoprire tutto lo scibile su questo artista così in voga, il cui nome sembra uscito dalla fantasia dell’ufficio marketing della Bayer (intesa come industria farmaceutica).

E così, come Biancaneve che si sveglia dal sonno mortale, mi sono resa conto che lui era sempre stato lì.
Mi sono resa conto che io lo conoscevo già: mi aveva catturato l’attenzione già un milione di volte, facendo capolino alla radio ad ogni ora del giorno, ed io avevo cercato di catturare a mezzo Shazam il segreto di chi fosse a cantare quella canzone che mi piaceva tanto, quella che non si capiva neanche se era un uomo o una donna. Immancabilmente non c’era il cellulare, o non c’era modo perchè stavo facendo altro e poi hanno smesso di trasmetterla e addio.

Quel lamento così mediterraneo, frammisto ad un groove accattivante che ti imponeva di muovere la testa o il primo arto disponibile sul crescendo di “One day baby we’ll be old, oh baby will be old, and think of all the stories that we could have told”: quello era Asaf Avidan (remixato, sì, ma era lui).

asafavidan

Ora dunque perdonatemi la leggerezza del post che fino a qui vi sembrerà poco più che inutile.

Venendo al punto, la riflessione che ho fatto è questa: i primi mesi di maternità sono duri, faticosi, stressanti.
I primi mesi di maternità, diciamolo, ti portano via dal mondo.
I tuoi orari sono scanditi solo da poppate e urla isteriche a cui non ti puoi neanche ribellare perchè vengono da un essere indifeso che non sa bene neanche lui perchè sta urlando, figuriamoci se lo puoi sapere tu, che annaspi fra le ipotesi.
I primi mesi ti dimentichi del mondo e di te stessa e soprattutto il mondo si dimentica di te (alzi la mano chi non ha vissuto la diaspora delle amiche -escluse quelle che sono sulla tua stessa barca in balia dei flutti e dei fiotti di rigurgito –).

Poi però passa.
Poi torna tutto normale: il figlio cresce, comincia a mangiare i solidi, comincia a saper giocare, e tu piano piano fai capolino nel mondo. Vai dall’estetista, ti lacchi le unghie, ti tagli i capelli e compri su i-Tunes la discografia di Asaf Avidan.

Quando ci sei dentro sembra eterno e l’inverno non aiuta, ma neanche l’estate a pensarci bene, ve lo garantisco io che ho vissuto entrambe le esperienze.
Quando poi passa, se ti guardi indietro, ti rendi conto che è durato poco più di niente.

(un bacio e un pensiero a tutte le neomamme)

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  • mammoski maggio 10, 2013 at 6:41 am

    Beh grazie per questo post!!!Mamma da 3 mesi mi rincuora sapere che poi tutto torna alla normalità…o quasi 😉 e per amore di me stessa domenica vado al cinema a vedere il nuovo film con la Buy (pupa al papà e spettacolo pomeridiano of course!)…ecco che la normalità sta pian piano già tornando…….

    • mammaduepuntozero maggio 10, 2013 at 8:49 am

      Bravissima Mammoski!! Anche io quando sono andata al cinema poche settimane fa sono tornata a casa felice e con una ricarica bestiale di pazienza e amore incondiionato per le mie figlie. (La pazienza poi la Dodo me l’ha conunque esaurita prima che facesse giorno, ma quella è un’altra storia..)
      Un bacio e guarda avanti!!
      (Però goditi anche il piccolo bacherozzo: si trasformano in farfalle e volano via prima di quanto immaginiamo)
      Silvia