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Femmina a chi?

giugno 4, 2013

Quando è nata la Dodo, avevo avuto l’idea (mai applicata per distrazione e confusione post natale) di darle un secondo nome: Neda. Non ho parenti che si chiamino così, nè ho particolare passione per questo piccolo nome, ma avrei voluto chiamarla così perchè un domani, quando mi avesse chiesto “perchè?”, le avrei potuto raccontare la storia di Neda, morta perchè pensava, perchè era donna e perchè era giovane e bella, e le avrei ricordato di quanto sia stata fortunata, nascendo donna, a nascere in questa parte di mondo.

Peccato non averlo fatto.

Ultimamente il leit motiv dell’informazione, anche quella più autorevole e seria, riguarda il cosiddetto “femminicidio”. Non serve che vi ricordi i raccapriccianti fatti di cronaca della settimana scorsa, ce li avrete anche voi ancora sottopelle, vero?
Nonostante io cerchi di evitare come la peste i cannibali della cronaca nera di ogni colore e testata, questo genere di notizie travalicano le mie resistenze perchè sento mi riguardino da vicino in quanto donna e in quanto madre di due bambine. Tuttavia, interessandomene, non faccio che rimediare colossali arrabbiature.

Eccovi solo l’ultima: il parlamento sta discutendo l’introduzione del reato di femminicidio.

Perchè? Non bastava l’omicidio?
Uccidere una donna è più grave che uccidere un uomo?
Uccidere una donna appartiene ad una categoria a se stante di reato?

Non basterebbero le aggravanti, i futili motivi, quelli abbietti, la reiterazione di reato, la recidiva, le minacce, lo stalking, la riduzione in schiavitù a far passare decenni al gabbio a quegli assassini?
C’è davvero bisogno di creare un reato nuovo?
A che pro Signori e Signore legiferanti?

Gli mettiamo un’etichetta, ci puliamo la coscienza e via di pacche sulle spalle per “avere fatto qualcosa“?
Basterebbe applicare le leggi esistenti, come spesso non accade, e non solo per i femminicidi.

Ma quelle comunque si applicano solo DOPO, quando le cose son già volte all’irreparabile.
E PRIMA? Cosa succede PRIMA?
Perchè gli uomini uccidono queste donne?
Perchè queste donne si lasciano uccidere?

E allora mi vengono in mente mille piccoli insignificanti episodi, mille parole sospese nell’aria nell’indifferenza dei più, come se non avessero importanza.

Quella volta che mia nonna mi ha detto di mio fratello: “Lui non ha bisogno di imparare a cucinare, lui è un uomo“.

Tutte le volte che dopo un pranzo in famiglia le donne si sono alzate a mettere a posto, dopo averlo anche servito quel pasto, e nessuno si è aspettato la benchè minima mossa da parte degli uomini presenti.

Tutte le volte che un muratore baldanzoso protetto dalle altezze di un ponteggio si è permesso di fischiare, ammiccare, o addirittura urlare oscenità ad una ragazza coi leggings che passava lì sotto.

Quella volta che la mia amica mi ha detto che il marito si era opposto a che si regalasse una bambola al figlio (maschio) che l’aveva chiesta per Natale.

Quella volta che mi sono vergognata, al cospetto del mio nuovo fidanzato, degli uomini avuti in precedenza.

Quella volta che uno sconosciuto in bicicletta mi ha chiesto un’indicazione e mentre gliela davo mi sono accorta che si masturbava (avevo 14 anni).

Per non parlare di quella volta che un ragazzo che mi piaceva, invece di darmi il bacio che io sognavo romanticamente e mi aspettavo (sarebbe stato il primo), mi ha infilato la lingua dove non avrei voluto e intanto mi ha ravanato in mezzo ai pantaloni, prima che io potessi divincolarmi ed andarmene, sentendomi colpevole (ne avevo forse 13, di anni).

E mi vengono in mente tutte le donne licenziate dopo un figlio, osteggiate sul lavoro in funzione della loro condizione di madri, come se non fossimo tutti figli di qualcuno, come se non ci fosse una madre dietro ogni capo del personale, dietro ogni manager o caporeparto. Come se i figli fossero solo cavoli nostri. Non della società, non dei padri: nostri, nostri e ancora nostri.

Diciamocelo: siamo dei primitivi.

La nostra società non ha ancora neanche lontanamente compreso il significato delle parole “uguaglianza“, “parità“.
E ci stupiamo davvero che in certe pieghe di questa società esistano uomini che pensano che quella donna che hanno accanto e che dovrebbero amare (se ne fossero capaci) valga un po’ meno del loro compagno di calcetto, dell’amico di bevute o persino del loro cane?

Abbiamo davvero bisogno di nuovi distinguo?

Abbiamo bisogno davvero della riserva indiana delle “quote rosa”?

Io dico che avremmo bisogno di una rivoluzione e che la rivoluzione la potrebbero iniziare le madri e i padri (soprattutto i padri), specialmente di figli maschi, magari regalando una bambole ai loro bambini.

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  • Diana giugno 6, 2013 at 10:14 am

    Mi spaventa sempre di piu la direzione che la mente umana sta prendendo. Io pero dico che non siamo primitivi, siamo tecnologici. Gli uomini primitivi erano crudeli ai nostri occhi odierni, ma non agli animali. Questi ultimi possono capire l’umano (per non fare distinzioni di genere) primitivo ma non quello tecnologico, che uccide senza mottivo, premeditando, usando il massimo ingegno della mente, il piu oscuro dei pensieri, foderato di preconcetti appresi in societa… L’animale capisce l’umano primitivo perche questo non uccideva con prepotenza, lo faceva per mangiare o per assicurare l’evoluzione della specie… Forse era meglio se lasciava stare perche se questa è l’evoluzione…

    • mammaduepuntozero giugno 12, 2013 at 11:19 am

      Purtroppo Diana, qui chi uccide uccide con un motivo, un idea ben precisa: cioè che le donne sono di loro proprietà, e se non vogliono più essere di loro proprietà, allora devono NON essere. E le uccidono.
      Il problema è la cultura, non la natura. La nostra cultura maschilista ha portato a questo, e non si fa ancora abbastanza per modificarla nè per combatterla.
      🙁

  • Cherry tree giugno 6, 2013 at 10:36 am

    Riflettevo più o meno su questi temi l’altro giorno che, a Ulisse, parlavano di India e della condizione delle donne. Ma perchè sono sempre state segregate, rinchiuse, mutilate, coperte, sottomesse, sfruttate.. quale misterioso potere abbiamo e non usiamo per essere trattate così?
    Perchè esistono così poche realtà matriarcali?
    Perchè suo padre (che cucina tutte le sere) chiede periodicamente se io cucino? Perchè mia nonna se dico “Lui sta lavando i piatti” si stupisce e ci rimane male?
    …ma infondo anche mia madre, finta femminista, rimane un po’ così se dico che sta facendo lui qualcosa che “dovrei fare io”.
    Siamo un categoria protetta, perchè evidentemente ci facciamo trattare come tale. Assecondando cattive abitudini e principi sbagliati.

    • mammaduepuntozero giugno 6, 2013 at 4:04 pm

      Sarà per colpa di quella mela, sarà perché in natura la forza fisica ha la meglio anche sul più fine degli intelletti ma sembra un destino ineluttabile. Un certo tipo di mentalità è talmente radicato nella nostra (e nella maggior parte delle) società, che persino le donne ne sono portatrici. È così è un gioco al massacro in cui spesso le donne sono nemiche di loro stesse: colleghe contro colleghe, nuore contro suocere, mogli contro amanti.
      Forse ci hanno rese incapaci di comprendere e sfruttare il nostro potere i forse la selezione della specie è andata nella direzione sbagliata, almeno per quanto riguarda il sesso femminile.
      Fatto sta che è davvero complicato e sarà difficile cambiare rotta. Certo le etichette non aiuteranno a farlo…

  • Vale - Bellezza Rara giugno 10, 2013 at 9:56 pm

    Tutto il tuo post è bellissimo, perfetto, e quoto ogni parola. Ma le ultime tre righe, quelle sarebbero da appendere ai muri di ogni strada, ogni piazza, in ogni città. Bellissime.

    • mammaduepuntozero giugno 11, 2013 at 7:19 am

      Grazie Vale, il tuo è un complimento bellissimo.
      Io ci credo davvero, spero che piano piano ci credano tutte le mamme del mondo…
      A presto!
      Silvia

  • Mamma avvocato giugno 17, 2013 at 7:02 pm

    D’accordo! E come mamma di un maschietto giuro che mi impegnerò davvero perché le cose cambino, almeno nel mio piccolo che poi, alla fin fine, e quello che fa la differenza.

    • mammaduepuntozero giugno 18, 2013 at 8:56 pm

      ed io in quanto mamma di femmine te ne sarò eternamente grata!
      🙂

  • Daniela giugno 19, 2013 at 10:21 am

    Ciao Silvia…mi sono permessa di condividere questo link per le mie amichemammedimaschi….ce ne sono due o tre che farebbero bene a leggere il tuo post!

    • mammaduepuntozero giugno 19, 2013 at 10:05 pm

      Daniela, ma io ti posso solo che ringraziare se condividi un mio post! Prendo le tue parole come un complimento e davvero ti ringrazio di divulgare perché in questo caso il tema mi sta particolarmente a cuore!
      <3

  • C. giugno 19, 2013 at 6:45 pm

    “Un vero uomo dovrebbe lavare i piatti” spiega perfettamente il mio punto di vista e sarebbe un brano facilmente adattabile a noi donne che fin dalla tenera età ci iene fatto credere che “non siamo vere donne” se non rientriamo in certi canoni prestabiliti.