to be me

La penna a mezz’asta

giugno 12, 2013

Sono rimasta con la “penna a mezz’asta” per una serie di giorni. Prosciugata dalla serie infinita di impegni di questo mese di Giugno 2013, messa alla prova da una serie di imprevisti che mi hanno distrutto quella parvenza di routine che da sei mesi combatto per avere con Cecetta. Mi sembra di non fare altro che girare ai 100 all’ora dentro una ruota che non si ferma mai, come un criceto in gabbia.

Non si dovrebbe mai scrivere in questi stati: nella migliore delle ipotesi si risulta noiosi, nella peggiore si perdono i lettori che di tutto hanno voglia meno che di stringerti la mano mentre ti lagni (già fanno fatica gli amici, per carità).
E allora perchè sono già almeno alla decima riga di lagne?
Perchè ho un sospetto: forse non sono io, forse è normale.
Ho un’amica che lavora come una pazza: 12 ore al giorno, su turni, con un mare di responsabilità. Le nostre figlie più grandi sono coetanee e attualmente lei è in maternità, incinta di sei mesi. Quando ho sentito dire a lei: “Stare a casa è peggio che lavorare, non faccio altro che pulire questa cavolo di casa e arrivo a sera sfiancata dai capricci di L. e mi sento sola”, allora mi sono detta: vedi che non sono io?

C’è qualcosa di profondamente alienante nella vita domestica. Intanto quel misterioso meccanismo per cui più sei a casa e ti occupi di essa, più questa pretende da te e come hai finito il giro e ritorni al punto di partenza ti accorgi che è tempo di ricominciare un’altra volta a sistemare.

Quando lavoravo 12 ore al giorno, desideravo di avere le mattine libere: fare colazione con calma, andare al mercato. Immaginavo quanto più sano e più bello sarebbe stato mangiare cose cucinate a casa, fresche e che non grondassero unto. Sognavo di poter bere il thè delle cinque con un’amica. Sognavo di potermi occupare della casa che mi sembrava di non godermi abbastanza.

Adesso rimpiango i caffè americani sulla scrivania dell’ufficio e le chiacchiere in pausa con la collega che ti offre, coi suoi racconti, una finestra sulla vita di un’altro adulto (perchè intanto l’amica con cui bere il thè delle cinque ti sei accorta che non ce l’hai, o non ce l’hai più). Rimpiango i pasti consumati nei Sushi bar, nelle paninoteche fashion e nelle piadinerie unte: quelli in cui bastava sedersi, mangiare e pagare (niente pentole, piatti, posate da lavare, tavolo da pulire, cucina da passare). La spesa la mattina spesso è uno svago senza il quale rischierei di non uscire neanche di casa, non fosse per la Dodo da portare all’asilo, specie in inverno, quando non vuoi altro che rintanarti al calduccio. A volte invece diventa un incubo di borse appese ovunque, per portare le quali fin su in casa mi costringo a sforzi per i quali la mia schiena mi presenterà il conto prima o poi, e almeno Cece camminasse, invece no, anche lei appesa addosso magari che urla perchè ha sonno e nel passeggino non riesce più ad addormentarsi.
Certo, dipende anche dall’umore.
E dal clima: quando piove è tutto un po’ da suicidio, e considerato l’inverno appena trascorso, i livelli di serotonina sono ai minimi storici.

Un’altra cosa veramente alienante nella vita domestica è che non parli con nessuno, non hai contatti con il mondo e temi il mondo si stia dimenticando di te. In questo clima, anche il silenzio di una settimana sul blog mi risuona nelle orecchie come una condanna all’esilio perpetuo dalla vita civile. E allora cerco di scrivere ma rimango con la penna a mezz’asta, appunto: ci sono tante cose da fare e quando sono troppe faticano a mettersi in fila ordinate per uscire, così annaspi fra le cose più urgenti, quelle inevitabili, quelle che ti investono e non puoi ignorare (tipo quando tua figlia rovescia tutto il piatto di pappa sul pavimento e tu non puoi certo decidere che pulirai “più tardi”).

via albini

Poi la giostra si ferma, è sera, dopo mille peripezie hai finalmente spento tutto: figlie, casa, cucina. La lavastoviglie in sottofondo ti suggerisce che un ciclo si è chiuso e ricomincerà solo l’indomani mattina, quando dovrai svuotarla per fare spazio alle tazze della colazione (io ODIO svuotare la lavastoviglie) e così ti puoi rilassare.
La città è immobile fuori dalla finestra e la luce del crepuscolo, che arriva tardi in questa stagione, ti accompagna verso la tua ora d’aria, quella in cui potrai fare qualcosa che non sarà interrotto dopo venti minuti al massimo.
Forse.

via calabiana

Questo privilegio non mi è stato concesso negli ultimi giorni e comincio a scalpitare, so che devo avere pazienza, perchè i bambini sono imprevedibili, ma la sensazione che il mondo, là fuori, vada avanti anche senza di me fa capolino, irrazionale e innervante e intanto quella penna rimane a mezz’asta, quei ricami rimangono a metà, il gelato che hai messo ad ammorbidire sul tavolo si scioglie completamente senza che tu ne mangi neanche un cucchiaio e tu non puoi fare altro che tenerti la pupa addosso, luci spente, tv muta, se no si sveglia e pensi: questo è peggio che la galera.
Allora ripensi alle parole della tua amica, ti viene il sospetto che tutte quelle che “ce la fanno” o hanno un trucco che tu non conosci, o fingono molto bene.

Resta la malinconica evidenza che il mal comune non risulta “mezzo gaudio” e che le ammissioni delle altre tapine come te, se anche ti rincuorano, non ti forniscono un anabolizzante per quel sistema nervoso che comincia a dare segni di cedimento preoccupanti.
Resta il sospetto di avere qualcosa di profondamente sbagliato come madre e come donna.
Resta l’idea che potrebbe essere tutto meno faticoso, solo non sai bene come.

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  • zambe giugno 12, 2013 at 12:09 pm

    Compassione, nel senso originale del termine 🙂
    La mia frase è “domani vado a riposarmi in ufficio”…..ed ho già deciso di restarci fino all’ottavo.
    Dovresti cominciare semplicemente a maturare l’idea che non siamo fatte per questo, non in modo esclusivo. Così il senso di inadeguatezza si trasformerebbe in frustrazione. Sempre brutto, ma credo più facile da sfogare.
    Ovviamente, è facile pensarlo dall’alto della mia scrivania satinata. Ma il fatto che io ce l’abbia e tu no è solo culo, non merito, ne son ben consapevole.

    • mammaduepuntozero giugno 12, 2013 at 12:57 pm

      non ho altro da aggiungere. Grazie per la compassione, la apprezzo!
      😉

  • Diana giugno 13, 2013 at 5:41 am

    🙂 Lo potevo scrivere io, come ben sai… Penso che la nostra vita si riassume nell’ultima frase: vuoi trovare la via di mezzo, quella famosa di cui parlano tutti ma nn ha mai visto nessuno, “ma non sai bene come”. Nessuno lo sa! E sinceramente comincio a pensare che tutto sta nell’aspettativa che hai di te stessa… C’e chi si “accontenta” (parola odiosa) di avere solo questo o solo quello e chi nn si accontentera mai e remera sempre nella speranza di trovare un’equilibrio… Che forse arrivera con i nipoti… Un consiglio spassionato? Continuiamo scontente e ossessionate con la ricerca, ma mamme e vive. Ps confermo che l’amica delle 5 nn c’e. C’e quella mamma che, come te, va a prendere la figlia all’asilo e parla di verdure, pannolini e pappe…

  • mammoski giugno 13, 2013 at 6:50 am

    Bellissimo post, così vero e concreto…Io però mi aggrappo ad una certezza, tutto passa, i bimbi crescono e si ritrova un equilibrio…e cmq….VIVA L’ESTATE!!!!!! speriamo che duri a lungoooooooooo

    • mammaduepuntozero giugno 13, 2013 at 3:51 pm

      Si Guardia, viva l’estate! Che poi ti svegli, c’è il sole, fa caldo e io um po’ mi pento di tutte le lagne che faccio….
      :-/

  • Mamma avvocato giugno 17, 2013 at 3:27 pm

    Potrei averlo scritto io, questo post,per quanto mi riconosco nel contenuto. Io lavoro ma non è questa gran consolazione, comunque capisco e, come te, non trovo l’equilibrio.
    Ho il sospetto che quelle mamme perfettine che sorridono sempre o mentano benissimo o siano sorridenti perché in quel momento hanno qualcuno da vedere e con cui parlare!
    Eppure, eppure, lo rifarei da capo, perché una volta che hai i tuoi figli non vorresti più tornare definitivamente indietro…temporaneamente, però, si eh!

    • mammaduepuntozero giugno 18, 2013 at 8:56 pm

      Anzi, a volte penso che se lavorassi sarebbe un incubo. Ma mi illudo che se lavorassi, mi potrei circondare di persone che mi aiutano e pagarle… pia illusione la mia, lo so!
      :-/

  • Blog Story: quando ero depressa | meduepuntozero luglio 14, 2014 at 9:33 pm

    […] Qui invece, travolta dal day by day, mi ritagliavo uno spazio notturno per scrivere dopo non essere riuscita a farlo per tanto tempo: erano momenti frenetici e la mia sete di scrivere cresceva, perchè scrivere, avevo scoperto, mi pacificava. […]