to be a mom

La scuola è finita

luglio 5, 2013

E così il mese di giugno se n’è andato via. Finalmente, aggiungo.


Ho già accennato qui a quanto sia stato un tour de force di celebrazioni e relativa organizzazione.
Insieme a tutto questo, c’è stata la fine della scuola, cioè dell’asilo nido. La fine definitiva.
Il primo ciclo scolastico della mia Dodo si è concluso ed io, se sono riuscita a trattenere le lacrime davanti a lei mentre leggevamo insieme la lettera che le sue adorate “maettre” le hanno scritto, non sono riuscita a farlo la sera, prima di addormentarmi, quando da sola ho ripensato alla lei minuscola del giorno in cui ce l’ho portata per la prima volta, e alla lei che vuole a tutti costi “fare la grande” di quel giorno quando ha varcato il cancello blu per l’ultima volta, con tutte le sue cose nella sacchetta. Non c’è più niente di suo là dentro, se non il ricordo, e presto varcherà un altro cancello per cominciare un nuovo ciclo, da cui uscirà ancora più grande, ancora più saputella, ancora più impertinente. Ancora più Dodo.

Mi viene il magone ancora adesso mentre scrivo: mi volete immaginare il giorno della sua maturità?
Aiuto!

Ricordo benissimo la mattina in cui ho capito che la Dodo doveva andare all’asilo: non ce la facevo più, non riuscivo a farla addormentare in nessun modo e mi sono trovata a gridarle “basta, dormi! dormi! dormi!”. Lei aveva 7 mesi e io un disperato bisogno di tornare ad occuparmi anche di qualcos’altro.
Così l’ho mandata nell’asilo che avevo già scelto durante l’estate (privato, ovviamente perchè nella lotteria delle graduatorie dei nidi comunali non avevamo vinto niente…). Era una struttura di cui avevo sentito parlare bene, aveva locali ariosi e un grande giardino e questo mi bastava e mi avanzava. Non sapevo nulla di ciò che si fa veramente in un asilo nido e non sapevo cosa aspettarmi.

(Io intanto il lavoro che dovevo ricominciare e per il quale mi ero sobbarcata la retta dell’asilo privato e a tempo pieno non l’ho ricominciato, perchè quell’hobbit del mio ex-capo ha deciso e mi ha comunicato, due settimane prima che io dovessi rientrare, che non aveva abbastanza soldi per permettersi il mio contratto)

Abbiamo iniziato questa avventura senza traumi: a 7 mesi, se ti allontani per 5 minuti o per 5 ore, per loro è uguale, quindi dopo qualche mattina accompagnata da me, la Dodo ha iniziato a rimanerci da sola, senza protestare mai. All’epoca aveva un modo buffo di deambulare: praticamente si trascinava sul sedere, da seduta, sfruttando le gambe, che piegava avanti e indietro a ranocchia, come locomotori.
La sua ossessione (allora come oggi) era il telefono e così brandiva qualsiasi oggetto la cui forma lo consentisse come una cornetta e ci ripeteva “dodo?” dentro.
La sua prima parola: “pronto”. E da allora il suo soprannomme, inevitabile.

Col tempo ho scoperto insieme a lei le attività in cui si cimentavano: cose semplici, basilari, ma fondamentali per aiutare un bambino piccolissimo a decodificare il mondo.
Ha imparato il soffice, il ruvido, il viscido, il morbido, il crespo e il “punge” toccando gli oggetti con le mani e con i piedini.
Ha imparato a fare le capriole.
Ha vivisezionato frutta e verdura di stagione.
Ha colorato con le mani.
Ha fatto collage e disegni e alla fine, con mio grandissimo stupore, ha imparato a stare nei bordi.
Ha imparato i versi degli animali ed una trentina di canzoncine che, mio malgrado, ora canticchio anche io senza averne mai sentito la versione originale.

E’ successo un sacco di volte che le mostrassimo come fare una cosa, e che lei subito la facesse benissimo, rendendoci gonfi e tronfi per quanto fossimo bravi come genitori.
Peccato poi scoprissimo puntualmente che erano cose che aveva già fatto e rifatto all’asilo prima che ci arrivassimo noi…

Quello che ho capito veramente dell’asilo è che non è un semplice parcheggio di lusso per genitori super impegnati. L’asilo nido è soprattutto un’esperienza educativa preziosa ed una palestra di socialità: il contatto con gli altri bambini e la vita in comunità fanno la differenza, tanto che capisci subito se un bambino frequenta il nido oppure no.
Tipicamente i bambini che passano il tempo coi nonni, o con le tate, arrivano a tre anni con un piglio da tirranni bizzosi. D’altra parte il bambino non conosce che sè e ciò che deve imparare innanzi tutto (e a sue spese) è di non essere il centro del mondo e notoriamente i nonni non sono proprio candidati migliori per insegnarglielo.
I coetanei invece, forti delle medesima pretesa, sono un ottimo terreno di scontro e di apprendimento in questo senso.

Ora è già passata una settimana, l’asilo è ancora aperto per il mese di luglio ma noi siamo già al mare, guardo le foto che ci hanno consegnato e mi immagino Cecetta ad iniziare la medesima avventura al nostro rientro.

Federica, Melissa, Samanta, Gloria C, Francy e soprattutto Gloria A. che sei stata la sua “maettra” del cuore: grazie di avere voluto bene alla mia Dodo, di averla aiutata a crescere e di avere fatto sempre del vostro meglio.

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  • Mamma avvocato luglio 5, 2013 at 2:59 pm

    Noi abbiamo appena affrontato la prima festa del nido, di cui ho parlato nel mio ultimo post, e abbiamo ancora un anno vanti a noi. Per fortuna perché, davvero, il nido per il nano si è dimostrata una esperienza estremamente formativa. Condivido in Totò le tue riflessioni!
    Ps. Che bella la tua piccola, senza già grandissima!

    • mammaduepuntozero luglio 6, 2013 at 10:09 am

      Come hai scritto tu, sono i “grandi” del nido ma sono così piccoli… Se ha fatto impressione a te, puoi ben capire quanta emozione abbia suscitato in me! Se ci penso ricomincio a gocciare come un rubinetto aperto….
      Sniff…