to be a mom

Castelli di Rabbia

luglio 8, 2013

Ieri sera sono incappata in un tentativo di linciaggio a mezzo twitter di una blogger che seguo, Valentina di Bellezza Rara.
Un paio di tizi (senza figli) si sono scagliati contro la povera Valentina che, in un post ironico e molto divertente, descriveva l’inferno di una mamma in spiaggia fra creme protezione 50++ che non se ne vengono delle mani neanche col cherosene, schiene bruciate, tintarella double face e totale impossibilità di godersi 5 minuti di quiete, chessò, a leggere un giornale. Insomma: ordinaria amministrazione mammesca.
Come ho già scritto altrove, nonostante tutto quello a cui abbiamo dovuto rinunciare, amiamo questa vita, ma non lamentarsene mai sarebbe impossibile, così come ci si riesce a lamentare anche del lavoro dei propri sogni o di qualsiasi situazioni che ci privi troppo a lungo delle nostre libertà (roba tipo di andare in bagno da sole).
I detrattori della domenica si son scagliati contro l’autrice dell’articolo incriminato, accusandola di essere un’insoddisfatta della propria vita che vomita gratuitamente la propria frustrazione sugli altri e si sono erti a paladini del castello di sabbia, asserendo che, se avessero figli, passerebbero ore ed ore a costruire castelli di sabbia coi pargoli, e senza perdere per un secondo il sorriso sulle labbra.

Tzè, perchè non avete figli! E perchè non avete mai più costruito un castello di sabbia dall’età di 12 anni, soprattutto…

Voi davvero pensate che costruire un castello di sabbia sia un divertissement infantile e di gioviale collettività?

Siete degli illusi.

Costruire un castello di sabbia come minimo ti impone un progetto, tanto per cominciare. Ci sarà un fossato? Quante torri? Quanto grandi?
Cominciamo dal principio: armati di rastrello vi accingerete a spianare mezzo metro quadro di arenile cercando di coinvolgere la figlia più grande al suon di “Dai, creaiamo un terrapieno!”. Lei non parteciperà minimamente all’operazione, ma, per non saper nè leggere nè scrivere, andrà a riempire un secchiello d’acqua.
Probabilmente perchè non ha la minima idea di cosa sia un terrapieno.

Proseguirete dunque tracciando con la paletta il perimetro di un fossato rettangolare che delimiti la rocca, e mentre voi scaverete come delle talpe operose, vostra figlia demolirà metodicamente gli argini che state cercando di erigere in previsione dell’acqua che verserete nel fossato a progetto ultimato.
Nel frattempo avrete già pronunciato il primo, fatidico: “Amore non fare così, così ME lo rovini”.

Avendo stabilito di costruire quattro torrioni, cercherete di coinvolgere vostra figlia nel riempimento di un secchiello di sabbia (diffidate dei secchielli “a forma di torre”, sono invitanti ma insidiosi), e lei vi seguirà, solo leggermente infastidita dalle vostre indicazioni sul tipo di sabbia da prendere (asciutta, umidiccia, umida, bagnata o fadicia?). Arrivati alla fine, procederete (voi, ovvio, vorrete mica che la pupa rovesci tutta la sabbia a metà ribaltamento?) a capovolgere il secchiello nel punto in cui dovrà sorgere il primo torrione e tornerete a coinvolgere la figlia nel battere allegramente il fondo del secchio, per invitare la sabbia a staccarsi per benino.

Non è mica come dirlo.

Siccome al primo tentativo non vi viene (vuoi che si sgretoli non appena sfilerete il secchiello, vuoi che non si stacchi neanche a bastonate) capirete che per ottenere il torrione perfetto, senza increspature, solido, stagno come si conviene ad un baluardo difensivo, dovrete calibrare millimetricamente le dosi di sabbia asciutta, umidiccia, umida, bagnata e fadicia, cosa che vi riuscirà (forse) solo al quarto tentativo.

Intanto vostra figlia vi avrà completamente distrutto il fossato erosa dalla noia e voi avrete urlato: “Non si fa! Non si rovinano i giochi degli altri!”.
Lei a questo punto vi guarderà perplessa, ben consapevole che tutti gli utensili coi quali vi state improvvisando carpentiere sono suoi e che quella follia postmeridiana era iniziata con un “Amore FACCIAMO un castello di sabbia INSIEME?”, ma ancora non abbandonerà il campo perchè vi vuole bene e tutto sommato non vi vuole scontentare.

Rifatto il fossato, eretti i torrioni (due, perchè nel frattempo il progetto originario è stato leggermente rdimensionato), vi accingerete a far colare merletti di fanghiglia sul muro di cinta e chiedete a vostra figlia di prendervi un secchiello con sabbia e tanta tanta acqua. Lei lo farà, e quella sarà l’ultima cosa che farà per voi.

Quindi andrete da soli a prendervi l’acqua per riempire il fossato, mentre vostra figlia starà giocando a rubamazzetto con la vicina di ombrellone e sua nonna e non vi calcolerà mentre le urlate: “Vieni amore, sto per riempire il fossato!”.
Tutto sommato meglio così, perchè quell’inondazione di cui renderete vittima il fossato del vostro bel castello marcondirondirondello, non solo si porterà via il canale che avevate scavato, appianandolo, ma comprometterà irrimediabilmente la riconoscibilità della vostra opera e da lì a qualche secondo, una piccola mandria di bambini scalpitanti dietro ad un pallone, travolgerà le vostre due torri, radendole al suolo.

Io me la ricordavo più facile questa storia dei castelli di sabbia. E più divertente.

Che a sto punto meglio convincerla a seppellirti i piedi (“Ti ricordi amore? Come fanno Peppa e George con Papà Pig!”) e intanto leggersi un libro. No?

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  • acciaio73 luglio 9, 2013 at 7:11 am

    Ah ah ah!
    Sciocchi.
    Parlano riai pesche no sanno.
    Ieri ho tentato di strangolare mio figlio all’Ikea nel tentativo di farlo tacere da quell’ora buona di capricci all’ennesima potenza.
    Ci guardavano tutti.
    Eppure lo amo visceralmente.
    E ODIO I CASTELLI DI SABBIA.
    Li fa mio marito in quell’oretta di mare del week end.

    • mammaduepuntozero luglio 9, 2013 at 12:26 pm

      Eh…la fregatura è quando sei al mare con le figlie e il marito è a casa. Per fortuna abbiamo i nonni di supporto.
      Infatti ieri mio padre s’è accanito sul secchiello a forma di torre per un’ora, da solo: doveva a tutti costi farne uscire uno intero con tutti i merletti!
      Inutile dire che non c’è riuscito…
      ^_^

  • valestella luglio 9, 2013 at 7:31 am

    Mi hai fatta morire dal ridere!!! E mi ci sono ritrovata al 100%, soprattutto nel momento dell’inca**o, quando lei comincia a distruggermi il castello, e io divento una bimba di 4 anni e dico “non mi rovinare il castellooooo!” Comunque ha ragione Acciaio73: è un lavoro da papà. Che se lo smazzino loro!
    Grazie cara, mi hai fatto iniziare la giornata con una risata! (non come quei quattro di ieri…)

    • mammaduepuntozero luglio 9, 2013 at 12:28 pm

      Felice di averti fatta ridere!

      E comunque, da un’altra prospettiva, facevano parecchio ridere anche quei soggetti là!

      😉

  • elena jane luglio 9, 2013 at 7:53 am

    i castelli di sabbia da genitori sono una cosa tremenda…

    • mammaduepuntozero luglio 9, 2013 at 12:35 pm

      Parti con il piglio di Tata Adriana e arrivi con una smorfia tipo Jack Torrence di Shining…
      :-O

  • Simo luglio 9, 2013 at 10:58 am

    Oh più volte perso la pazienza con Asia e non per questo non la amo con tutta me stessa…ma di quale pianeta sono questi che passerebbero il tempo (ore) a costruire castelli di sabbia con i propri figli senza perdere mai il sorriso (forse hanno una paresi)…

    • mammaduepuntozero luglio 9, 2013 at 12:29 pm

      Simo è semplice: non hanno figli ma sono convinti di avere tutte le risposte sull’educazione. Peccato non conoscano le domande!
      :-/

  • Del perché l'anno prossimo andrò in montagna - 1 kg di costanza luglio 9, 2013 at 12:44 pm

    […] a una giornata in spiaggia con i bambini, come hanno ampiamente descritto Valentina, Elena e Silvia, se poi hai anche una figlia che non tocca la sabbia, non tocca l’acqua e non arriva nemmeno […]

  • Francesca luglio 9, 2013 at 12:58 pm

    Seguo Valentina, ho seguito con un po’ di rabbia l’accanimento nei suoi confronti, e ho detto pure la mia.
    Condivido ogni parola del tuo post e accidenti è vero che il mondo è bello perché è vario, ma quando ti imbatti in gente ottusa e ignorante che non ha mai provato cosa voglia dire stare in spiaggia con un bambino,ti viene pure un po’ il nervoso. A me uno dei soggetti in questione ha detto che se trovo stancante stare in spiaggia con mia figlia è perché non ho entusiasmo.
    Ci rido su, che è meglio, lasciandoli nella rassicurante illusione che il mare con i bambini sia sempre fighissimo.

    Ciao! 🙂

    • mammaduepuntozero luglio 9, 2013 at 1:26 pm

      Io credo che certe persone sui social ne seguano altre perché vorrebbero essere come loro, o meglio, vorrebbero avere ció che loro hanno sul web (popolarità?un lavoro basato sullo scrivere? – nel caso di Valentina). Non riuscendoci, li odiano e cercano di dimostrare, per differenza, che loro sono diversi: più meritevoli eppure ignorati (la sindrome dell’Incompreso). O viceversa che l’oggetto del loro odio -aka invidia- non è per niente meritevole del successo di cui gode (sindrome del Sommo Giudice).
      E comunque sono loro che stanno peggio. Compatiamoli.
      🙂

  • zambe luglio 9, 2013 at 2:25 pm

    sindrome della inventrice delle sindromi???? ma va là silvia, son solo rompicoglxxxi! Il mondo ne è pieno, di certo qullo virtuale non ne è immune! 🙂

    • mammaduepuntozero luglio 9, 2013 at 2:53 pm

      Ma io scherzavo. E poi cara Ale, di rompicoglioni ce n’è una infinita gamma, ognuno con la sua sindrome…
      ^_^

  • Mamma avvocato agosto 18, 2013 at 7:54 am

    Non seguendo Twitter, mi era sfuggito il tutto però seguo il blog di Vale e quindi so per certo che non meritava accuse….fatte da chi non ha esperienza!!!
    Io non sono mai riuscita a costruire un castello da bambina, figuriamoci ora, perciò vado per tentativi di sole torri e lasciò sia rovesciare il secchiello che radere al suolo tutto dal nano senza problemi…però la prima frase che hai scritto scappa sempre anche a me!!!!!!!
    E la spiaggia con i nani E’ un piccolo, delizioso inferno.

    • Silvia A. agosto 26, 2013 at 12:57 pm

      ti sei persa delle perle di cialtronaggine!

      🙂