life in pictures, storytelling

C’era una volta il mare (parte seconda)

agosto 10, 2013

3 vacanze al mare, 3 età, 3 racconti – Parte Seconda

(se vuoi cominciare a leggere dall’inizio, comincia da qui)

Poi il mare cambiò. Cominciarono le vacanze da sola con gli amici e le mete diventarono esotiche e avventurose, o per lo meno così ci sembravano dalla prospettiva dei nostri vent’anni.

Avevamo superato l’anno 2000 ed eravamo sopravvissuti al millennium bug.
Avevamo cambiato valuta e ci avviavamo, insieme a questa, a cambiare la nostra idea di futuro, che allora riuscivamo ancora a vedere solo roseo e carico di promesse.

L’Università si era trascinata stancamente ben oltre i quattro anni ordinari, ma quell’ovatta non mi aveva preservata dai due anni più bui della mia vita.
Avevo però trovato l’Amore (che veniva del mare, e non deve essere stato un caso…), e non fosse stato per la giovane età e per gli eventi forse sarebbe durata di più.
(Ma non sono forse queste tra le ragioni più comuni per cui gli amori finiscono?)

Finalmente vedevo il traguardo, era il 2004. Dopo un anno di Erasmus che mi aveva traghettata fuori dal buio (e dalla mia storia d’amore) e dentro la mia tesi di laurea, finalmente ero passata davanti alla commissione che aveva decretato che sì, potevo avventurarmi nel mondo là fuori, alla ricerca di un lavoro sognato, o anche solo di uno conveniente.
Peccato non ne vedessi all’orizzonte, nè dell’una nè dell’altra specie.

Così partimmo, nel mezzo di quel limbo che rappresenta l’estate quando ancora sei studente. Tutto sarebbe accaduto dopo, ma intanto noi si andava e si sarebbe tornate con delle decisioni in tasca.
Eravamo in tre ed eravamo bellissime. Ognuna con la sua storia da smaltire, con i suoi segreti e con i suoi desideri. Allora come oggi, il 10 Agosto del 2004, ce ne stavamo sotto il cielo del Salento alla ricerca di stelle cadenti e ad aspettare che qualcosa cambiasse.

Una aspettava che i suoi amici salentini, conosciuti all’università, si facessero sentire, per poterli raggiungere e farsi guidare attraverso la “terra di dove finisce la terra”, fuori dalle rotte turistiche.
Io aspettavo che la mia vita ripartisse, dovevo decidere per dove.
L’altra aveva l’equilibrio che mancava a noi altre due e bilanciava i nostri sbalzi d’umore con un atteggiamento propositivo.

Dormivamo in spiaggia: avevamo piantato la tenda in una pineta, sfruttavamo i bagni dello stabilimento vicino ed una canna dell’acqua per fare la doccia la sera, nel parcheggio dove stazionava la nostra Punto azzurra.
Non eravamo pulitissime, ma i nostri capelli intrecciati di salsedine non erano stati mai così belli.

Poi arrivò la telefonata, gli amici salentini ci vennero a prendere e uno di loro, un ragazzo altissimo, ci ospitò a casa sua per il resto della vacanza.

Le tensioni erano sciolte e noi ragazze cominciammo a parlare di noi profondamente, immerse nel mondo del ragazzo altissimo: i poster e i ritagli di giornale alle pareti, i titoli dei libri e dei film in fila sugli scaffali, qualche giocattolo ad evocare la sua infanzia.
Dentro quella casa antica, così grande da sembrare un labirinto, dentro quel letto a una piazza e mezza della camera al di là del cortile, ci siamo raccontate i nostri segreti, le nostre scontentezze, i nostri desideri, mentre tutta la vita del ragazzo altissimo ci guardava dalle pareti.

E io non so se sia stato quell’essere così immersa in quella vita, o se sia stata la passione del ragazzo per il cinema (così viscerale e manifesta e che richiamava in me un’identica e antica passione), o se sia stato il suo essere così alto, ma la sua presenza cominciò a mettermi agitazione.

E poi ci fu un caffè.

Una sera come le altre, prima di raggiungere l’ennesimo dj-set o l’ennesima sagra paesana, entrammo in un bar per un caffè. E’ durato un attimo talmente breve da lasciarmi con il dubbio se fosse mai successo: qualcuno si allontanò dal bancone lasciando vuoto lo spazio tra noi, io mi voltai verso di lui senza uno scopo e incontrai il suo sguardo che mi agganciò, occhi negli occhi per qualche lunghissimo istante.
Non una parola, non un gesto, un sorriso ma fu intenso.

E nell’insignificanza di quell’attimo, la promessa di un “tutto può accadere”.

Continuarono le gite per tutte le spiagge più belle del Salento, i tuffi dalle rocce di oltre 10 metri, continuarono le grigliate in ville bellissime affacciate sul mare, le notti a suon di Taranta per i paesini dell’entroterra e continuò la convivenza col ragazzo altissimo.

Arrivò il momento di tornare e lui fece il viaggio con noi. Quella vicinanza forzata fu faticosa, in quattro, compressi in un abitacolo troppo piccolo per moltissimi chilometri, e fu un addio.
Non sarebbe mai successo nulla, perchè lui era fidanzato, perchè io lo sapevo, perchè era tutto molto complicato, e perché da lì a un mese ero già passata oltre.

Rimase solo quell’attimo, sospeso tra lui, me e un caffè.
Ma non sono forse tra le più romantiche, le storie che avrebbero potuto accadere e mai accaddero? Quelle che hanno vissuto nella nostra fantasia e non hanno mai avuto l’opportunità di sporcarsi con la vita quotidiana?

Tornai a Milano e mi iscrissi alla Scuola del Cinema e da quell’estate la mia vita imboccò la via che mi ha portata qui dove sono ora.

(Continua…)

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