to be a mom, to be me

Bilanci e scuse.

agosto 15, 2013

Questo blog è nato più o meno sei mesi fa, più o meno senza uno scopo ben preciso.
Come molte neo-madri possono confermare, la vita coi piccoli, per quanto ricchissima di amore e di gioie infinitesimali, sa essere piuttosto alienante.
Sapevo di volere un appuntamento fuori dalla routine del quotidiano. Sapevo di voler lanciare messaggi in bottiglia nel mare che è la rete. Non sapevo quale “linea editoriale” avrei scelto e, per la verità, non sapevo neanche di doverne scegliere una.
All’inizio hanno prevalso i temi legati all’essere genitore, alla fatica che sentivo, pressante e alimentata dalle tante ore di sonno perse.
Poi ho scoperto il potere taumaturgico dell’ironia e ho spesso buttato sul ridere le situazioni che nella vita reale mi procuravano più stress (per esempio questa, e questa, e questa).

Poi il blog, fuori dalle mie aspettative, mi ha fatto iniziare un viaggio in un mondo di cui ignoravo l’estensione: ho scoperto moltissimi blog e personaggi delle rete alle cui vicende mi sono appassionata, ho iniziato ad usare Twitter in un modo diverso, Instagram in modo più consapevole e soprattutto, sono stata al Mammacheblog, dove ho capito che su quella strada che avevo intrapreso, avrei potuto persino trovare un lavoro.
Non farò mai di questo blog il mio lavoro, perché per farlo dovrei abdicare alla libertà che regna in questo spazio e mi permette di scoprire e sperimentare, ma mi sono messa “al servizio della rete” e da lì verrà il mio lavoro (o almeno il piano è quello).

Quella vita da reinventare di cui parlo nella mia presentazione (hello!), eccola qui: la sto ricostruendo.

E poi c’è lo scrivere in sè e per sè.

Sono sempre stata una grafomane impenitente, ma ho sempre scritto senza un metodo, senza uno scopo e, soprattutto, senza un pubblico.
Ho scoperto che l’obbligo a scrivere (autoimposto, per altro) mi portava a pensare alle cose in maniera diversa, perché ogni cosa poteva essere raccontata, a patto di rispondere prima onestamente a due domande fondamentali:

– Questa cosa merita di essere raccontata?
– In che modo questa cosa può essere raccontata?

Se dalla prima domanda è venuta una scrematura basata sia sul potenziale interesse di un argomento, sia sull’autocensura (che mi impone la difesa di una sfera privata che deve rimanere solo mia), dalla seconda domanda è scaturito un costante esercizio di stile che mi sta portando a scoprire il “mio stile” e a cercare nuove chiavi di racconto.

Un’altra cosa che ho scoperto scrivendo qui, è che avere un pubblico fa la differenza, e non importa che siate in 10, in 100, o in 1000, l’importante è che ci siete, che condividete, commentate e mi restituite l’eco di quanto ho scritto, costringendomi a farci i conti prima, durante e dopo la pubblicazione.

Succede però che non sempre l’eco che torna indietro è quello che hai immaginato.
Succede che a volte si può essere fraintesi, ma d’altra parte non è che l’altra faccia del potere che ha il racconto, che riesce a farci vivere o rivivere cose solo nostre, attraverso le parole di un altro.

Poco tempo fa ho scritto un post intitolato Mogli. Avevo voglia di condividere un problema che affligge molte donne e di cui non si parla quasi per niente.
Inevitabilmente l’argomento ha coinvolto mio marito ed io, per ragioni puramente “stilistiche”, ho dato adito ad un fraintendimento che probabilmente lo ha ferito più di quanto abbia voluto dare a vedere.
Approfitto dunque di questo post fatto di bilanci per chiedere scusa e chiarire che, per fortuna, io non ho dovuto fare i conti con un uomo ottuso che abbia preteso da me cose che non ero in grado di dargli e che anzi, ha parlato con me del mio modo di sentire, con la disponibilità a comprendere ciò che viviamo noi donne nel post partum.
Ad un certo punto scrivevo “in soggettiva” di una donna tutta calata dentro il problema (benché io in realtà lo avessi già sviscerato e affrontato con l’aiuto di mio marito) e lo facevo per parlare a tutte quelle che vi si trovavano immerse mani e piedi, senza avere avuto mai il coraggio o l’opportunità di parlarne apertamente.

Non avevo valutato che avrei potuto essere fraintesa a suo discapito e mi dispiace.

Il potere della scrittura è grande, sia per chi scrive, sia per chi legge, bisogna imparare ad usarla bene e soprattutto, non sottovalutare mai l’importanza di rileggere una volta in più.

Spero che abbiate passato un buon Ferragosto. Il blog va in ferie forzate: sono in montagna con una connessione penosa. Ci rivediamo presto, grazie a tutti per essere qui con me.

You make my day…

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  • Mamma avvocato agosto 15, 2013 at 10:34 pm

    Ti aspetto al rientro!!!

    • Silvia A. agosto 23, 2013 at 9:23 pm

      Sono tornata!! 😀

  • Cherry tree agosto 16, 2013 at 1:17 pm

    🙂 ti capisco.. e ti leggo..
    attenta a quello che scrivi!!
    😛

    • Silvia A. agosto 23, 2013 at 9:22 pm

      Ghghghghgghghghgh… Attentissima sono!
      (Ora)

  • Mogli | mammaduepuntozero agosto 26, 2013 at 12:59 pm

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