to be a citizen

#nonmenevado, per dare l’esempio.

ottobre 22, 2013

Sono arrabbiata. Sono arrabbiatissima.
E sono stufa. Sono Arcistufa.

Ieri sera ho passato la serata davanti alla tv: da Report a Piazzapulita, fino a notte inoltrata ad ascoltare le solite cantilene.
(Ma chi me lo fa fare?)
Ricette per ogni palato, proclami per tutte le orecchie e mai un briciolo di buonsenso.
Questo Paese fa schifo: lo ventilano i talk show, lo insinua L’Europa, lo bestemmiano gli avventori dei bar, lo sentenziano certi giornalisti che amano ascoltarsi parlare e lo urlano le masse incazzate in piazza, brandendo bombe carta e oggetti contundenti.

E’ colpa di Berlusconi.
No, è colpa della Sinistra.
No, è colpa dell’Europa, anzi, dell’Euro.
E’ colpa dei giudici, degli immigrati senza permesso, dei centri sociali, del Vaticano, del clima, delle invasioni barbariche, della legge elettorale, dei Mille di Garibaldi.

Insomma, è sempre colpa di qualcun altro. Qualcuno che non siamo noi, savii spettatori delle brutture altrui.

Il problema principale di questo Paese sta molto più in basso, secondo me.
Il problema enorme che abbiamo, è che questo Paese non è più di nessuno, o meglio, che lo trattiamo come se non fosse di nessuno.
L’unica cosa di cui ci importa siamo noi, il nostro misero interesse, la nostra convenienza, e il Paese invece sono le persone, quelle che ci circondano, quelle che prevarichiamo o, nella migliore delle ipotesi, che ignoriamo ogni giorno.

Tutte le volte che ci infiliamo a forza dentro una rotonda congestionata, mentre il nostro semaforo era giallo da un pezzo, e ostruiamo così il passaggio alla colonna d’auto che avrebbe il diritto di passare.
Tutte le volte che parcheggiamo in doppia fila perchè “tanto ci sto un attimo”.
Tutte le volte che facciamo muro davanti alle porte scorrevoli del metrò, cercando di guadagnare terreno e salire prima, impedendo di scendere a chi è già dentro quel treno.
Tutte le volte che abbandoniamo un rifiuto, seppur piccolo, sulla spiaggia, su un prato, per strada o in mezzo alla campagna, convinti che qualcuno passerà a pulire ciò che noi abbiamo sporcato, o forse semplicemente perchè non ci importa di che sarà di quel luogo, una volta che ce ne siamo serviti noi.
Tutte le volte che facciamo fare la fila ad uno, per fargli occupare i posti di 10 persone.
Tutte le volte che per pigrizia, per comodo o per prepotenza, scegliamo di non servirci delle strisce pedonali per attraversare la strada, che tanto le macchine ci vedranno e si fermassero loro.

Ma fanno tutti così: perchè io devo essere il più scemo, che ci mette il doppio a fare la stessa cosa?
Perchè devo aspettare?
Perchè devo fare più fatica?

Solo che poi succede che quando questa forma mentis arriva al potere, invece di cercare di migliorare la vita di tutti, pensa a migliorare solo la propria, e ci vanno di mezzo milioni di persone. Sessanta Milioni di persone.

Solo che poi succede che quando quell’auto non si ferma, perchè non ti vede, tu muori e non si può tornare indietro da una cosa così.
E non può tornare indietro tuo figlio, che aveva solo quattro anni ed è volato via per quaranta metri. E non verrà mai alla luce tua figlia, che doveva nascere a Dicembre.

Ma lo facevano tutti: nessuno usava il sottopasso, se non per pisciarci. Facevano tutti così. Otto (otto!!) corsie di quasi-tangenziale, al buio, sotto la pioggia, in mezzo a macchine che sfrecciano sopra i limiti, ma facevano tutti così.

E’ facile dire che è colpa della velocità eccessiva (ma forse che un’auto a 50 all’ora non ci farebbe male, travolgendoci?), della fretta, dell’incoscienza di un singolo, del destino. Ci piace fare l’apologia della tragedia e avere qualcosa di cui parlare per una settimana, dando la colpa a tutti tranne che a noi.
Ma siamo tutti colpevoli, se almeno una volta abbiamo parcheggiato in doppia fila, perchè come minimo abbiamo dato l’esempio, abbiamo contribuito a diffondere una mentalità.

Non mi esce dalla testa l’idea di quei tre, volati in cielo per un eccesso di stupidità collettiva.
Non mi esce dalla testa il pensiero di quei due rimasti: uno senza più una famiglia e uno senza mai più una notte di sonno senza incubi.

Questo Paese è come un bambino viziato i cui genitori non hanno avuto il coraggio di dire i No che servono. Ci hanno lasciati nell’illusione che fossimo il centro del mondo, che tutto ci fosse dovuto senza mai dover dire neanche un grazie e così siamo cresciuti: immaginando che dopo il nostro passaggio niente debba più essere.
E di questo passo, in effetti, niente più sarà.

Io penso spesso che scapperei via, e cerco motivi per restare, perchè è qui che ho le radici.
Un motivo potrebbe essere questo: comportarsi con rispetto e senso civico, e dare l’esempio.

Volete restare a dare l’esempio anche voi?

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