appunti

Gli Sdraiati -ovvero- Epifania di un Incubo.

gennaio 31, 2014

Noi che abbiamo figli piccoli e piccolissimi abbiamo sempre qualcosa di cui lagnarci. Ripetiamo in continuazione la locuzione “non vedo l’ora che sia finita l’epoca di“, concludendola con cose tipo “dei pannolini“, “delle pappette“, “del passeggino“.

Come se non sapessimo, per averlo provato sulla nostra pelle e a parti invertite, che ciò che ci attende sono “epoche” ben più temibili.

Noi Genitori Duepuntozero di figli sotto i 10 anni di età, apparteniamo all’ultima generazione che ha goduto in età giovanile dell’euforia da boom-economico.
Venuti su convinti che tutto sarebbe andato bene, abbiamo sprecato migliaia di neuroni in altrettante serate insulse, mentre a casa i nostri genitori svegli trangugiavano Xanax nella speranza di addormentarsi, nonostante i pensieri cupi.

La nostra generazione non ha contato i morti per overdose di eroina, ma ha conosciuto e continua a conoscere da vicino i danni della cocaina e le statistiche delle morti “del sabato sera”, sulle strade.
L’incubo peggiore dei nostri genitori era la droga e intanto noi ingollavamo litri di cocaehavana per poi metterci in auto e rischiare la vita ad ogni svolta.
Poi sono arrivati i media e le loro campagne contro l’alcol. Sempre fuori tempo massimo, come solo loro sanno fare.

Cosa ci aspetta dunque? Come saranno i nostri figli adolescenti?
Saranno più saggi?
Saranno più disincantati e quindi più lucidi, o più disincantati e quindi più nichilisti?

Ai posteri l’ardua sentenza. Per ora possiamo sbirciare i figli dei nostri predecessori ed illuderci che noi sapremo fare di meglio.
Prendiamo la generazione dei cinquantenni, quelli nati più o meno negli anni ’60, che erano ragazzi negli ’80 e che ora hanno figli più o meno adolescenti.
Quelli che sono sopravvissuti all’eroina.

Michele Serra li chiama i “Dopopadri”: non più padri-padroni, autoritari ed autorevoli e non ancora consapevoli e disincantati dalla crisi economica e dalle mutate aspettative verso il futuro.
Insomma, i più fuori posto di tutti: quelli che avevano le migliori chance di fare casino. E infatti, a leggere “Gli Sdraiati“, sembrerebbero averne fatto parecchio.

Ho letto questo romanzo recentemente – il che già costituisce una notizia – e il caso ha voluto che venerdì scorso a “Le Invasioni Barbariche”, ci fosse ospite proprio Michele Serra. Peccato che la Bignardi abbia scelto proprio lui come protagonista dell’intermezzo simpatico del programma, quello con esisti puntualmente imbarazzanti. Serra è stato affiancato a Michele Bravi, ultimo vincitore di X-Factor, per motivi generazionali, oltre che di omonimia, essendo il Bravi anagraficamente vicino al personaggio del figlio descritto nel libro.
Immaginate la mia delusione di fronte a quel teatrino. Io che speravo si intavolasse un discorso su genitori e figli, che confermasse o confutasse le mie teorie, che mi consentisse di consolidare la tesi che mi è venuta dalla lettura del succitato romanzo: cioè il fatto che noi, Genitori Duepuntozero, sapremo fare gran meglio con i nostri figli, che non sono nè saranno mai degli Sdraiati.

Una tesi piuttosto conveniente, per dirla tutta, che mi consente di continuare a pensare che il peggio in assoluto che mi possa capitare come genitore, io lo stia già passando e che consista in quelle notti insonni, determinate da bimbe molto piccole che vogliono la mamma – appiccicata a loro, possibilmente – e che tutto il resto non sarà che un percorso in discesa su pendici di dorate colline in fiore.

Che ne dite? Mi illudo?

Intanto proviamo ad analizzare gli “errori” dei Dopopadri, volete?

I Dopopadri hanno rinunciato ad ogni distinzione tra infanzia ed età adulta, assimilandosi ai loro figli nelle tavolate, nelle abitudini, nel modo di vestire, nel lessico, privando così i bambini del beneficio dell’infanzia – negata da una promiscuiutà innaturale – ed i genitori della quiete di spazi esclusivi, fisici e metafisici, interdetti ai figli.
Ricorda Serra di quando in vacanza, da bambino, gli era negato l’accesso alla sala da pranzo degli adulti e di come cenasse insieme ai suoi coetanei, separati (che non significa “eslcusi“, e lo sottolinea bene l’autore) e con pietanze diverse.

Ripenso con rimpianto a quella felice marginalità infantile, a quella pre-vita così densa di profumi, di beate solitudini, di tempo vuoto e silenzioso, quando assisto alle omissioni o alle complicità degli adulti, nei ristoranti, di fronte a schiamazzi e corse forsennate dei loro piccoli cari, resi isterici da una promiscuità imposta e priva di qualunque assetto, di qualunque educazione. O quando assisto al triste esibizionismo di bambini che la volgarità sentimentale dei genitori trasforma in miniature di adulti, scaraventati in pasto alla loro acerba vanità ed al voyeurismo infanticida dei grandi. […] Ogni crollo di ordine è un inevitabile crollo di bellezza: e prima che nuova bellezza intervenga a dare ordine e respiro alla vita di tutti, possono passare molti anni o anche molte generazioni.
(pag. 23)

I Dopopadri si sono occupati di sollevare i propri figli, quando erano piccoli, da una serie di incombenze pratiche, perchè potessero serbare tempo ed energie da destinare a imprese assai più nobili ed alte di una semplice maglietta sporca da riporre nel bucato, di un letto da rifare, di un cesso da ripulire. Peccato che quegli stessi figli, una volta diventati adulti, e ben prima di aver anche solo iniziato ad intraprendere nobili imprese, si siano trasformati in essere sciatti e disordinati, con scarsa consapevolezza di sè e del proprio impatto sul mondo, e abbiano lasciato i Dopopadri sbigottiti a constatare gli effetti per niente edificanti di una poco lungimirante non-scelta educativa.

[…] vedete, miei cari, quanto inchiodati siamo, noi padri e noi madri di qualunque tendenza o calibro, all’idea antica che la bellezza del mondo sia decisamente affare nostro. Anche affare nostro. E lo sia al punto che io mi faccio la doccia, in genere, solo quando ho finito di sgobbare e mettere la casa in ordine, le cose al loro posto; non perchè la cura di me stesso non mi sia preziosa, e grata, ma perchè la considero inseparabile dalla cura dei miei posti. Tutt’uno. E siccome pulendo e riassettando una casa o una stanza si suda, è meglio lavarsi dopo, solo alla fine, per dare alla sequenza dell’ordinato e del pulito una sua logica.
Nelle vostre docce interminabili, dieci minuti, un quarto d’ora, scrosci d’acqua che basterebbero a irrigare un ettaro di deserto, nel bagno scintillante di luce e ovattato dal vapore trionfa, finchè gli è dato di trionfare, non solamente lo scialo; trionfa anche l’illogica illusione che il corpo – il tabernacolo dell’Io – possa salvarsi da solo, rimanere integro mentre intorno tutto si corrompe.
(pag. 64)

E ancora a proposito di disordine e sciatteria, ecco, come constata il Dopopadre Serra, gli effetti di un’educazione relativamente libera, relativamente conciliante, relativamente permissiva: quella nata in contrapposizione ad un’autorevolezza ed un’autorità d’altri tempi, rinnegate come anacronistiche da una generazione progressista e fiduciosa nel futuro, nonchè ottimista sull’intrinseca civiltà della razza umana.

Lo so bene che non basta, come Senso della Vita, un water pulito. Non sono così cretino. Ma il brivido (inedito nei secoli) di una relativa libertà, possibile che debba generare solo sciatteria e malessere, pigrizia e malumore, e non, anche, la condivisione di un sollievo, quello di avere finalmente abbattuto, tutti insieme, quel totem inumano, feroce, castrante che è l’Assoluto?
(pag. 88)

Ed infine ecco ciò che distingue, inconciliabilmente, noi Genitori Duepuntozero dai Dopopadri: il selfie, il social, lo smart-phone.
I Dopopadri conoscono lo strumento, ma da una distanza; noi ci siamo caduti dentro, ne siamo padroni e vittime, a tratti, proprio come lo sono i figli di quelli.
E chissà come saranno i nostri, di figli.

Che probabilità di successo ha la Soluzione Finale in corso d’opera, quella che prevede la trasformazione degli esseri umani in Scemi Totali (e dunque consumatori ideali e sudditi ossequiosi) attraverso il narcisismo di massa? La narcisizzazione dell’umanità ha punti di crisi? E’ un processo reversibile? […] Oppure ognuno è destinato a diventare il Grande Fratello di se stesso, sorvegliare filmare fotografare riprodurre ogni proprio gesto, ogni proprio sospiro, ovviamente ogni vestito e ogni accessorio, modellarsi autisticamente giorno dopo giorno senza che il cozzo con gli altri lo deformi, lo scomponga, lo confonda, lo innamori, insomma lo alteri, lo riconsegni al caso e alla natura, alla gloriosa confusione della vita?
(pag. 67)

Io non so se avrà compimento la Soluzione Finale, quella che ridurrà i nostri figli a dei pallidi fantasmi senza memoria in un teatrino desolato e desolante in cui non c’è storia nè futuro, in cui non c’è autorità e non c’è amore se non dentro i cuoricini delle emojicons.
E non so che fine faremo noi Genitori Duepuntozero.

Però intanto voi leggetelo, questo romanzo; che sa far ridere, riflettere e commuovere. Ma soprattutto: conta 108 pagine e se ce l’ho fatta io in una settimana, a coloro tra voi che non abbiano figli piccoli basterà un viaggio in treno o poco più.

Michele Serra, “Gli Sdraiati“, Ed. Feltrinelli, Narratori, 2013.

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  • mamma avvocato febbraio 5, 2014 at 11:11 am

    “Una tesi piuttosto conveniente, per dirla tutta, che mi consente di continuare a pensare che il peggio in assoluto che mi possa capitare come genitore, io lo stia già passando e che consista in quelle notti insonni, determinate da bimbe molto piccole che vogliono la mamma – appiccicata a loro, possibilmente – e che tutto il resto non sarà che un percorso in discesa su pendici di dorate colline in fiore.”
    Ecco, se serve a pensare a questo, lo leggo all’istante!!

    • Silvia A. febbraio 5, 2014 at 12:41 pm

      A prescindere dalle mie tesi, leggilo! E’ piacevole, fa anche molto ridere. E poi te lo leggi in una giornata.

      Fammi sapere come l’hai trovato, mi raccomando!
      S