to be a mom

Ansia da prestazione

Giugno 4, 2014

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Mi ricordo di una recita di Natale a suonare il piffero dietro a Don Gigi: avevo i pantaloni in tartan verde, che pungevano all’esterno e con la fodera fredda sulle gambe, e il maglione di lana pelosa rosso, con le spallotte ripiene anni 80. Che odio.

Mi ricordo il saggio di danza in cui fui fra le prescelte del gruppo delle Piccole che parteciparono alla “Cavalleria Rusticana“, il balletto delle Grandi, a fare colore e rumore nella scena della festa. Come ero orgogliosa!

Mi ricordo lo spettacolo di fine anno alla Etowah: abbiamo preparato Dracula, di Bram Stoker, e io ero una delle tre vampiresse mute, che finiva morta ammazzata nella scena finale con un paletto nel cuore.
Come era stata bella quella vita vissuta sottovoce dietro le quinte, prima, durante e dopo lo spettacolo!
Come mi aveva resa spavalda il muro nero che creano di riflettori puntati in faccia, tra te e il pubblico!

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E invece mi ricordo quel provino a MTV sulla spiaggia di Rimini: avevo 22 anni ed ero diventata microscopica di fronte all’occhio della telecamera. Non c’era nessun muro nero e, soprattutto, nessun pubblico. E non era mica normale stare lì a parlare con nessuno, e sorridergli pure.

La Dodo ha fatto la recita di fine anno, la sua prima.

Sono stata indecisa se mi piacesse l’idea della recita o meno. Mi concentravo solo sul fatto dell’obbligo a seguire uno schema, a offrirsi ad un pubblico estraneo, seppur familiare, a recitare una parte.
La Dodo è stata nervosa, capricciosa e intrattabile per tutta la settimana prima, e io sono arrivata al grande giorno esaurita. Forse era solo stanca, o forse era agitata per tutto quel fermento: forse soffriva di ansia da prestazione.
E io l’interpretavo in negativo, come se tutta quella agitazione le facesse male o fosse sintomo di qualcosa d’altro.

E poi è arrivato il momento e lei è entrata sul palco e ha cercato con gli occhi noi. Quando ci ha trovati, si è illuminata, ha salutato e saltellato e poi è entrata nella parte: ha ripetututo tutte le mosse all’unisono con gli altri, più o meno, stringendo le labbra fra i denti e annuendo a ritmo, da brava secchiona.

“Guardate mamma e papà, come sono brava!”

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Quello era il suo momento, qualcosa che aveva preparato per noi mentre non eravamo con lei, mentre viveva una vita completamente estranea a noi, la sua prima, a scuola.
E non vedeva l’ora di farsi guardare e lodare, riempire di coccole e complimenti.

E per una volta non doverli dividere con quell’altra.

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E sì, era in effetti bravissima e noi ci siamo sentiti molto importanti, più di quanto ci siamo mai sentiti nella vita.

la regia

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    Roberta Giugno 4, 2014 at 1:47 pm

    le recite…che belle…quell’adrenalina che ti assale…quell’ammirazione che cerchi nelle persone che ti stanno guardando e sono lì per te.
    anch’io ho ricordi emozionanti…il saggio di musica, la gara di nuoto alla fine del corso, i balletti in palestra…le canzoni stonate cantate a squarciagola…
    e ora vedere la stessa emozione negli occhi del mio bimbo mi entusiasma ancora di più ( e ci scappa pure la lacrimuccia)…
    e io lì, in prima fila, che immortalo tutto con la macchina fotografica perché quei ricordi rimangano vivi non solo nel cuore…
    🙂

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    zuccazoe Giugno 9, 2014 at 11:10 pm

    Per me che ho due figli nel coro é una scarica di adrenalina continua….