life in pictures, to be a citizen

Caro Ministro Franceschini

luglio 30, 2014

Ma anche cari tutti, visto che il pregiudizio veicolato dalle rocambolesche azioni del suo ministero di pertinenza, non sembra essere molto diverso da quello diffuso agli strati più alti e più bassi (in senso culturale) della popolazione.

La faccenda di quel bando insultante che pretendeva di selezionare musicisti che animassero le Notti Al Museo, non solo senza retribuzione (e fin qui non sarebbe neanche uno scandalo epocale), ma addirittura a proprie spese, ha fatto il giro della rete suscitando tali e tante proteste, che il MIBACT ha prontamente rimosso il link dal proprio sito, senza per altro cancellare la validità del bando cui il collegamento rimandava.

Io ne sono stata molto colpita, visto che da anni mi scontro con un’identica realtà e tutto perchè sono stata abbastanza stupida da investire studi e speranze nella “cultura”.
Ho frequentato Conservazione dei Beni Culturali, poi la Scuola del Cinema, pensando che ne avrei ricavato un lavoro: si può essere più ingenui? 

La realtà è che poi ho lavorato, per un certo periodo, ma nell’organizzazione (facevo la producer, prevalentemente in pubblicità -ndA), e vedevo da vicino i cosiddetti “artisti” accapigliarsi per pochi spiccioli, fare la fila per lavori non retribuiti in cambio del rimpinguamento di un portfolio che poi tanto in pochissimi avrebbero preso in considerazione.
Nel mercato in cui ho lavorato io, quello pubblicitario, non ho visto mai nessuno investire seriamente su un “esordiente”, al massimo ho visto qualcuno di questi essere spremuto aggratis e poi dimenticato (sempre aggratis).
Ma è la pubblicità, mica è la cultura!

Peccato che poi scopri che, grazie alla pubblicità, altrove nel mondo, fior di “artisti” (registi, in questo caso) hanno sbarcato il lunario per anni, prima di vincere, chessò, un Grammy, un Oscar, una Palma o un cesto di frutta alla sagra di Vattelapesca.

Il fatto è che “artista” è diventata una brutta parola.
Azzardo: “artista” è diventato un sinonimo di “fancazzista che grazie a qualche velleità, pretende di guadagnare senza faticare”. E il Ministero, grazie alla sua condotta, non fa che avvallare questo pregiudizio.

Allora vorrei ricordare che ogni cosiddetto “artista”, a partire dalle velleità di cui sopra, ha compiuto un investimento di tempo e di denaro per perseguire studi spesso complessi (provate voi a diplomarvi al Conservatorio, poi ne riparliamo), per acquistare macchine e strumenti con cui poter lavorare (controllate on line i prezzi delle videocamere in commercio, e fatevi una carrellata, sempre in rete, dei prezzi dei computer usati da grafici, montatori e designers. Per non parlare delle licenze dei programmi che questi “artisti” usano: tutti numeri a 4 cifre. Decimali esclusi. E vogliamo menzionare gli strumenti musicali?).

Sapete cosa succede quando tutto questo bagaglio formativo e tecnologico non riceve il giusto riconoscimento?

Succede che gli unici esercenti il ruolo di “artista” che rimangono sulla piazza, sono i figli di papà che si possono permettere di lavorare per “hobby”. E questo, va da sè, non fa che inabissare la qualità della cosiddetta “cultura” a livelli infimi, alimentare disuguaglianze e inasprire il conflitto sociale fra i poveri (quali si sono scoperti musicisti e artisti in genere nel nuovo millennio, insieme a tutto il fu “ceto medio”) e i ricchi (i cazzoni figli di papà che ti passano davanti nelle graduatorie dell’università grazie ad un cognome, e che accettano di fare video a 200€ perchè tanto il Mac, a loro, lo compra qualcuno, e non si porranno mai la domanda: “Come faccio a mantenere tutta questa attrezzatura se lavoro a meno di 2€ all’ora e ci devo pagare pure le tasse?“).

Quindi tutte le volte che anche voi avete pensato: “Bhè ma tu ti diverti a fare il tuo lavoro!“, riflettete sul fatto che il problema al massimo è che voi non vi “divertiate” a fare il vostro, e che non è la natura del lavoro di “artista” ad essere di per sè soddisfacente.

Tutte le volte che vi siete immaginati il grafico che rifà il logo alla vostra azienda come un bambino divertito fra tempere e pennarelli, riflettete sul fatto che ha pagato migliaia di Euro la formazione e quell’attrezzatura grazie alla quale vi sta rendendo un servizio.

Quando pensate che per scrivere un testo esauriente, piacevole ed efficace basti avere concluso con almeno 60/100 il liceo classico.

Quando pensate che per fare un video che sia degno di essere condiviso, basti un telefonino.

Quando giudicate un privilegiato chi lavora nel cinema, nella musica, nel teatro.

Tutte queste volte, pensate che state denigrando anni di studi, di ricerca, di sacrifici e, in questo modo, state uccidendo la Cultura di questo Paese.

E considerando che, a fronte di un’industria in smantellamento, di un’agricoltura arretrata, della quasi totale mancanza di risorse naturali, in un Paese dalla cultura millenaria, con un numero unico nel mondo di siti Unesco, di Musei, di città piene di arte e di storia (e bellissime), state compromettendo quella che è, a tutti gli effetti, la più grande (e forse unica) risorsa economica e sociale a cui potremmo aggrapparci per venire fuori dalle sabbie mobili in cui annaspiamo da ormai troppo tempo.

AGGIORNAMENTO: IL MINISTRO FRANCESCHINI HA RISPOSTO AL VIOLONCELLISTA CHE PER PRIMO HA DATO IL VIA AL CORO D’INDIGNAZIONE DEI COSIDDETTI ARTISTI (CATEGORIA DI CUI, INCIDENTALEMENTE, NON FACCIO PARTE, SEPPUR SIA ENTRATA VOLENTIERI NEL CORO), E CANCELLATO IL BANDO.

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*Tutte queste foto sono state scattate qualche mese fa a Cervo, un paesino microscopico e affascinante della costa Ligure di ponente.

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  • mamma avvocato luglio 30, 2014 at 6:12 pm

    Come al solito, mi trovi d’accordo.
    Quando sei indignata, dai il meglio, sai?

    • Silvia A. luglio 31, 2014 at 9:55 am

      Mi dicono… quindi ho ottime probabilità di diventare una di quelle vecchie livorose che passa il tempo a lamentarsi?
      gosh….
      🙁

  • irene luglio 30, 2014 at 6:25 pm

    Con questo spieghi esattamente La mia posizione sull’argomento. Quindi se non ti offendi io diffondo, divulgo e condivido il post ovunque ci sia spazio!

    • Silvia A. luglio 31, 2014 at 9:55 am

      ma ti pare che mi offendo? semmai ti ringrazio!!
      🙂