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#911dovero

settembre 11, 2014

C’è una domanda a cui qualsiasi americano nato prima del 1950 sa rispondere con precisione: “Dov’eri quando Kennedy è stato ucciso?”.

Era il 22 Novembre del 1963, e quel giorno il modo di pensare degli americani cambiava per la prima volta: il Presidente, una figura che per loro significa smisuratamente più di quanto abbia mai fatto qualsiasi omologo italiano per il suo popolo, era stato assassinato.

Dunque era possibile. Era incredibile, ma era possibile.

L’11 Settembre del 2001 il modo di pensare degli americani cambiava un’altra volta ma insieme al loro, questa volta, cambiava quello del mondo intero. 

La storia cambiava il suo corso nell’istante in cui un aereo di linea, carico di persone,  si schiantava su un grattacielo di New York, più o meno all’ora in cui gli uffici si accendono e comincia il lavoro, e poi un altro aereo, questa volta in diretta TV planetaria, si schiantava su un secondo grattacielo, suo gemello.

Prima della fine di quella giornata lavorativa, l’intero complesso del World Trade Center non sarebbe esistito più; sbriciolato, in cenere.

E non sarebbero esistite più 2974 persone.

Tutto da riscrivere: i buoni, i cattivi, cos’è una guerra, il senso della parola “pace”, il modo di avere paura.

E se non è stata la prima volta, nè sarà l’ultima in cui un evento cambia il corso della storia, sicuramente è stata la prima in cui il cambiamento sia avvenuto in diretta TV e in cui chiunque, anche chi non aveva mai comprato un giornale fino a quel momento e non lo avrebbe mai comprato dopo di allora, si rese conto perfettamente che ciò stava avvenendo.

Per questo motivo tutti ricordano cosa stessero facendo e dove si trovassero l’11 Settembre del 2001, quando la notizia li raggiunse.

L’altro giorno ho pensato: e se lo raccontassimo? E così l’ho buttata là, con l’aiuto di qualche amico e di qualche amichevole sconosciuto, ho lanciato l’hashtag #911dovero (su Twitter e su FB), e avete risposto in tanti, avete raccontato e avete riprodotto la fotografia del mondo che cambiava, nell’istante esatto in cui lo stava facendo.

Qui in Italia erano le due del pomeriggio ed era ancora estate. C’era chi sparecchiava, chi metteva a nanna i bambini, chi studiava per un esame o seguiva un corso all’università.
C’era chi era in pronto soccorso a farsi ricucire un dito, e chi guardava “Quei Bravi Ragazzi” insieme ai coinquilini dell’università, ed è stato svegliato al mondo da una telefonata.
C’era chi era solo davanti alla tv, e ha dovuto telefonare a qualcuno per realizzare che fosse vero ciò che sembrava impossibile.

E invece era possibile. Era incredibile, ma era possibile.

In tanti hanno pensato fosse un film, uno dei tanti, con effetti speciali spaventosamente verosimili, venuto ad interrompere la solita programmazione del pomeriggio.
Chi era bambino ricorda il fastidio di non trovare altro che TG, laddove di norma c’erano cartoni animati e chi, avendo 17 anni, se n’è fregato, tutto immerso nelle mollezze adolescenziali, ed è risprofondato nel divano.

Per alcuni la tragedia pubblica si è andata a sovrapporre ad una tragedia intima, familiare, incidendo un buco di solitudine dentro un cuore già assai provato.

Molti erano in ufficio, come molte delle vittime. Rientrati dalla pausa pranzo hanno appreso la notizia e si sono incollati al televisore, mentre la frenesia di sempre si fermava. Alcuni pionieri l’hanno letto sul web, altri che cercavano di accedere senza successo alla rete, innervositi dal disservizio hanno bestemmiato, poi hanno capito il perché.

Per alcuni l’11 Settembre era ancora estate e la spiaggia un richiamo quotidiano. C’era chi, nell’attesa di andare a mare, passeggiava con un bimbo addormentato nella carrozzina, dentro un silenzio surreale interrotto solo dall’audio del telegiornale che proveniva all’unisono dalle finestre aperte, come durante le partite dei Mondiali. C’era chi in spiaggia c’era già, e si accalcava davanti al televisore del chiosco per vedere, per capire e c’era chi ascoltando la musica con le cuffiette non si è accorto di nulla, finché il telefono non ha suonato.

C’era chi chattava su MTV, c’era chi faceva lezione di guida per prendere la patente.
C’è chi si ricorda l’esatta canzone (erano i Travis) che stava ascoltando, poi interrotta dall’irrompere di un giornale radio e chi non riusciva a ricordare di chi fosse il compleanno, e da quel giorno non lo scordò mai più.

La vita scorreva e avrebbe continuato a scorrere con i picchi e gli abissi di sempre.

Eppure non sarebbe mai più stata la stessa.

Grazie a chi ha raccontato, e spero vogliate perdonarmi se ho rubato un pezzo della vostra storia per comporre questo resoconto: spero ne sia valsa la pena.

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  • Mamma avvocato settembre 11, 2014 at 11:09 pm

    Io stavo leggendo in camera mia, poi il mio fratellino che stava guardando i cartoni, interrotti da uno speciale Tg, mi ha chiamata e …orrore. Alla seconda torre, ero al telefono con il mio ragazzo, appena tornato a casa in moto, che cercavamo di capire cosa stava succedendo.
    Hai ragione, non lo dimenticherò mai più.
    Il brutto e’ che ricordare non basta a evitare che succeda di nuovo.

  • verdeacqua settembre 12, 2014 at 12:26 pm

    io ero a casa di un amico in montagna, ufficialmente per imbiancare le pareti. La tv era accesa su mtv perchè non avevamo radio e musica e no, a diciotto anni il silenzio no. Ho visto le immagini del secondo aereo con il cuore in gola, io che ero stata lì il mese prima, io che avevo un sacco di amici che vivevano lì, quelli con cui avevo condiviso tanto del mio anno da studentessa expat. Io che me le ricordo come se fosse ieri, enormi. Non me lo dimenticherò mai.

  • Costanza settembre 13, 2014 at 5:59 am

    io ero in un negozio di elettronica, stavo scegliendo una televisione. Intorno a me tutti gli schermi erano accesi e le immagini del secondo aereo che si schianta ho avuto l’impressione di viverle in 3D. Non me lo dimenticherò mai….!