to be a mom

Mamme che giudicano altre mamme

Dicembre 7, 2014

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Confesso: a volte mi sono sentita migliore di voi.

Mi sono sentita migliore di te, Giovanna, quando tuoi figlio in lacrime, aggrappato alle tue gambe e al suo orsacchiotto di peluche, tentennava davanti all’ingresso di scuola, mentre mia figlia serena si avviava verso la classe, voltandosi ogni tanto per controllare che il mio sguardo la seguisse nel cammino, schioccando baci al vento nella mia direzione e raccomandandosi senza voce: “Vienimi a prendere presto!”.
Ho pensato che tutte quelle notti dal sonno interrotto, tutti quegli anni a trascinarla nel lettone ogni volta che me lo chiedeva o in cui semplicemente piangeva per uno di quei pensieri imperscrutabili che si insinuano nelle pieghe della notte, allora sono serviti a qualcosa. Ho pensato che le avessero dato la sicurezza matematica che la mamma era lì, a portata di mano, come in tutte quelle volte in cui il suo cuore ha avuto un sussulto, uno spavento o, semplicemente,  in cui aveva bisogno di essere scaldato da una presenza vicina.

Mi sono sentita migliore di te, Erminia, quella volta che tuo figlio mangiava parmigiano a cucchiaiate dalla formaggiera, rifiutandosi di sedere al tavolo e finanche di mangiare, mentre la mia sedeva composta, mangiando con le posate un piatto “da grandi” ordinato al posto del menu bimbi, perchè a lei non servono certe scorciatoie.
Ho pensato che tutto quel pulire verdure e cucinare in 4 pentole diverse quasi ogni sera, quel progetto puntuale di menu settimanale, ideato ogni giorno nei ritagli di pensiero in mezzo ad altre mille incombenze, quello sforzo di tirare fuori dal freezer la mattina presto quello che avrei cucinato e infilare nel freezer l’abbondanza di quel che avevo cucinato, la pazienza di pulire il pavimento dopo che aveva mangiato da sola, seminando bocconi semi masticati e unti in un raggio irragionevole di spazio intorno a sè, allora non era stato solo fatica.

Mi sono sentita migliore di te Maria Grazia quella volta in cui tua figlia mi ha scambiata per la tata, vedendomi comparire a casa tua a ritirare la mia, che aveva passato lì il pomeriggio a giocare.
Ho pensato che tutto quel piangere e quel disperare per un lavoro che mi era scivolato via dalle mani in un momento di assoluta felicità, incrinandola, forse era servito a qualcosa.
Forse mi ha risparmiato dalla fatica del non esserci mai e del delegare ad altri quello che sarebbe bello potessero fare le mamme, almeno quelle che lo desiderano: essere un punto di riferimento anche fisico, una presenza; o anche solo uno chauffeur, ma in grado di indovinare un umore, un pensiero non detto, un turbamento o una felicità dentro gli occhi di quella bambina che guardo dallo specchietto retrovisore, mentre la porto a casa da scuola.

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Tra noi mamme è assai più facile trovare chi ti faccia sentire inadeguata, piuttosto che chi ti consideri una collega stralunata dal jet-lag di un viaggio più lungo e faticoso del previsto.
Noi mamme giudichiamo di continuo le altre mamme: ognuna col suo metro.

Non siamo cattive: è che ci serve una motivazione, una conferma, una spinta a continuare e migliorare, un giorno dopo l’altro, un’impresa difficilissima in cui non abbiamo alleati, fuori dalle mura domestiche.
(E in qualche caso neanche dentro…)

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    Lucia Malanotteno Dicembre 8, 2014 at 10:02 am

    mah… sarà… non credo che lo facciamo per confermarci… ma proprio per cattiveria… altrimenti certe frasi non uscirebbero subito verso persone incrociate per caso!

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      Silvia A. Dicembre 8, 2014 at 9:59 pm

      Lucia, le stronze ci sono e sono numerose. Ma credo siano quelle più fragili di tutte, per questo io le perdono.
      Le detesto, ma le perdono.

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    ero Lucy Dicembre 9, 2014 at 12:40 am

    Dai, come tutte credo, ognuna col suo metro, e non solo l’essere mamma.

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      Silvia A. Dicembre 10, 2014 at 10:06 pm

      Ma sì, certo. Ma non è catartico ammetterlo? 🙂

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    Lucrezia Aprile 29, 2016 at 2:14 pm

    Non siamo cattive: è che ci serve una motivazione, una conferma, una spinta a continuare e migliorare, un giorno dopo l’altro, un’impresa difficilissima in cui non abbiamo alleati, fuori dalle mura domestiche.
    (E in qualche caso neanche dentro…)

    Sei sempre brava. E saggia. E brava.