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L’Economia dell’ultimo sforzo

gennaio 29, 2015

economia_ultimo_sforzo_1 Ogni impresa, che sia piccola media o grande, implica 3 fasi distinte: preparazione, azione, chiusura.

E’ così per le grandi imprese e i progetti ambiziosi, come per le piccole azioni quotidiane, di routine e persino per i giochi.

Ti devi fare la doccia: prepari i vestiti, o semplicemente riponi nei luoghi di pertinenza quelli che ti stai togliendo di dosso (preparazione), ti metti sotto l’acqua e ti lavi (azione). Alla fine di tutto ti vestirai e riporrai l’asciugamano al suo posto (chiusura): magari avrai finito lo shampoo e dovrai buttare il contenitore; o magari l’accappatoio sarà zuppo e avrà bisogno di essere messo ad asciugare.

Però, arrivato alla fine del procedimento e raggiunto l’obiettivo – cioè essere pulito, in questo caso -, deciderai di lasciare indietro un pezzo: l’accappatoio abbandonato sul letto, il flacone dello shampoo dimenticato sul piatto della doccia.

Quella è l’economia dell’ultimo sforzo: è un premio che ti dai per essere stato così bravo da svolgere tutto come si deve. E’ il lusso illusorio che ti concedi dopo uno sforzo, piccolo o grande che sia.

Ho fatto l’esempio della doccia, che è una cosa piacevole, almeno per i più: vi è mai capitato di lasciare i detersivi in giro per casa, dopo aver finito di fare le pulizie? Oppure il secchio pieno d’acqua con lo straccio dentro (“Ho lavato per terra, ho fatto il mio dovere, il secchio lo svuoterò poi…”)?
Vi capita di non chiudere una bottiglia, dopo aver bevuto, perchè tanto la dovrete riaprire, da lì a fine pasto, e allora tanto vale chiuderla poi?
Vi capita di lasciare la tovaglia sul tavolo dopo avere sparecchiato tutto il resto?

Ecco, sappiate che quell’economia vi si ritorcerà contro: la bottiglia si rovescerà sul tavolo con il suo contenuto – il litro e mezzo tutto e intero -, l’asciugamano ve lo ritroverete ad aspettarvi sul letto a sera, quando arriverete stravolti e senza nessuna voglia nè energia di metterlo a posto (e intanto vi avrà rese umide e fredde le lenzuola), l’acqua nel secchio con lo straccio a mollo diventerà viscida o semplicemente gelida, o magari, rimasta sul balcone, si riempirà di acqua piovana rendendo tripla la fatica di svuotare, sciacquare e riporre secchio e straccio.

Pensate che esageri? Bhè, è vero, non si ritorcerà necessariamente contro di voi: magari andrà a fare lo sgambetto a chi condivide con voi spazi o impresa…

Quindi il mio proposito, da oggi in avanti, è di non cedere mai più alla tentazione dell’economia dell’ultimo sforzo, ingannevole e beffarda come un’offerta commerciale telefonica.

Quando inizierò una cosa, la porterò alla fine, a costo di spendere quei 5 minuti in più per i quali sento di non avere le energie: saranno 10 minuti risparmiati da qualche parte, là nel futuro, quando avrò già la testa altrove.
E quei 10 minuti peseranno come 30, mentre mi dò dell’imbecille neanche fosse la prima volta che succede…

economia_ultimo_sforzo

 

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  • Giulia febbraio 10, 2015 at 2:51 pm

    Ieri sera ho sparecchiato la tavola e guardando la tovaglia piena di briciole (che di solito non ho mai voglia di scuotere) mi sei venuta in mente tu e… ho fatto l’ultimo sforzo! Grazie per avermi fatta riflettere su queste economie sciocche che anche io ho la brutta abitudine di applicare alle cose, più grandi e più piccole!

    • Silvia A. febbraio 18, 2015 at 2:14 pm

      Prego cara! Poi non sarebbe bello se anche tutti gli altri intorno a noi facessero caso a queste economie, soprattutto se rinunciassero a farle a spese nostre?
      🙂