appunti

10 Regole per una relazione felice

febbraio 23, 2015

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“Venite ragazze, fatemi compagnia sul balcone”. Lo zio era un grande raconteur e aveva sempre pronta una storiella divertente; quella volta, invece, era serio. “State crescendo e ogni tanto penserete di incontrare qualcuno, di innamorarvi e poi sposarlo, e di vivere felice con lui… vero?”
Rispondemmo di sì, di slancio. Lui guardò negli occhi la figlia, poi me. “Sarete fedeli ai vostri mariti come lo sono le vostre madri, vero?”
Rispondemmo un altro sì.
“E vi aspetterete che anche vostro marito vi sia fedele, sempre?”
E noi di nuovo a dire sì. Questa volta però io sospettavo qualcosa e fui meno enfatica. Ma bastò il sì tutto cuore di Maria perchè lo zio, col dito alzato, esclamasse: “Sbagliato! Non potete aspettarvi da vostro marito la fedeltà totale!”.
Subito riprese il suo tono canzonatorio e usando i termini antichi disse: “Vostro marito avrà qualche storiella con una cocotte, una chanteuse, una soubrette, o una donna di passaggio”. Poi divenne serio. “Gli uomini sono diversi dalle donne, e queste cose capitano. Voi dovete sopportarle, purché lui rispetti voi e i vostri figli, non porti mai le altre in casa e non faccia figli con loro. E purchè non si metta mai con una ‘signora’ come voi. Sono pochissime, anche tra le ‘signore’, quelle che non tentano di togliere il padre ai figli e il marito alla moglie.”
Avrei voluto chiedergli perché a me sarebbe stato proibito comportarmi come mio marito, ma lo zio fu richiamato in casa da zia Mariola, che a quanto pareva non era affatto contenta.

Simonetta Agnello Hornby, Via XX Settembre, ed. Feltrinelli-i Narratori, 2013, pag. 181-182.

Questa è la Sicilia dell’estate del 1960 e questi sono i ricordi di Simonetta Agnello Hornby e dei suoi anni da ragazza a Palermo, raccolti in un bel libro che ho letto quest’estate.

Poche e semplici regole: le mogli vergini fino al matrimonio e fedeli nei secoli; gli uomini liberi di essere promiscui, fintanto che avessero rispettato i confini del regno – la propria famiglia – e lasciato alla legittima consorte il ruolo di protagonista assoluta.

Che barbarie.

Oggi siamo libere, finalmente: libere di tradire quanto e più degli uomini, senza subire il giudizio sociale, o almeno non più degli uomini.
Libere di essere ciò che siamo, di vivere una vita degna, di avere rispetto, di avere parola, di dettare le regole anche noi.

Ma è davvero più facile, oggi, stare dentro una relazione?

Ho pensato, leggendo, che quei confini così delineati, quell’area garantita di dignità sociale, quel percorso così nitido seppur castrante, in fondo poteva essere un terreno meno insidioso in cui muoversi di quello in cui ci avventuriamo noi oggi.
Avere “una stanza tutta per sè” in cui dettare le regole, al netto di quelle che non si subivano dall’esterno, poteva essere davvero il viatico per una vita meno complicata e persino felice: bastava stare al gioco, accettare le regole.

Si può vivere una relazione in cui l’unica regola sia “non ci sono regole”? Si può sostituire quella “stanza tutta per sè” con un lapidario e definitivo “tutto per sè“?

Probilmente no, avete notato?

Quante relazioni abbiamo vissuto nella precarietà dell’assenza di regole che non fossero: “1. faccio come mi pare“, “2. Posso tutto come un Dio” e “3. Resto qui finchè mi va“?

Un passato pieno di regole a misura di Maschio ci ha regalato un presente pieno di incertezze da confessare sul lettino dello psichiatra. Possibile non esista una via di mezzo?

Personalmente non ho trovato risposte esaustive, ma ho provato a formulare ipotesi.
Una relazione è un affare complicato: include almeno due persone e se i soggetti sono multipli l’unica formula di convivenza possibile è quella che passa per l’accettazione di certe regole.

E allora provo a pensare a quali potrebbero essere e partorisco un decalogo approssimativo e perfettibile; provo a pensare se funzionerebbe per me, per noi. E poco importa se quel NOI include me e un altro soggetto adulto di sesso maschile col quale mi corico la sera, un’amica, una figlia o chicchessia.

Eccole qui: 10 regole per una relazione felice.

1. Qualsiasi numero è un multiplo di 1. Se a quell’uno strappi il piede o la stanghetta lo confonderai facilmente con una I. La io di IO, laddove io sei TU, solo TU.

2. Quell’uno, anche se lo vedi tutti i giorni, non dovresti smettere mai di guardarlo, perchè è diverso da te in modi che non puoi finire di indovinare neanche dovessi viverci accanto 100 anni. Scoprirli tutti è parte del gioco e fonte di ispirazione e cambiamento: scegliere deliberatamente l’immobilità equivale a perdere senza neanche averci provato.

3. Quando parli con quell’1, parlagli come fossi TU. Non dirgli mai niente che non vorresti fosse detto a te stesso – ad alta voce e in mezzo a tanta gente, se possibile.

4. 1 + 1 fa due. Ma quando 1 se ne va a spasso da solo è solo 1, non è 2. E questo non costituisce attentato a chicchessia.

5. Se non riesci a stare in piedi per i fatti tuoi, non saranno la pancia nè il piedistallo del 2 che produci accoppiandoti a fornirti il sostegno che ti serve. Cercalo altrove e solo allora potrai diventare 2 (anche perchè quando sarai a spasso da solo, sarai sempre e solo un 1 – vedi punto 4 -).

6. 1 + 1 è una bella immagine: due stanghette parallele che procedono decise verso l’avvenire e possono stendere un braccio e aggrapparsi al + ogni volta che lo desiderano: equidistanti da ciò che li unisce, ritti e protesi verso l’avvenire, col braccio teso a fare lo sgambetto a ciò che si insinua e potrebbe farli inciampare.

7. 1 + 1 a volte fa 3. O 4, 5, 6 etc… E’ essenziale saper fare le divisioni. 1 + 1 fa 2; 3 : 2 fa 1,5 – 0,5 è un fardello che si porta facilmente. 4 : 2 fa 2 – 1 per uno non fa male a nessuno. 5 : 2 fa 2,5 – 1,5 a testa e si può ancora sopravvivere bene.
Non farò i conti sul 6, il 7, l’8 e via discorrendo: la famiglia numerosa è uno sport estremo, adatta solo ai più coraggiosi – che dovranno avere regole anche più ferree di quelle di noi non agonisti, regole che non so iniziare neanche ad ipotizzare.

8. 1 e 1 sono identici. Non esistono differenze di genere che non siano accessorie, trascurabili, persino volgari. Vale la pena costruire regole e stili di vita a partire da caratteristiche tanto marginali? Ovviamente no.

9. 1 è un numero primo e in quanto tale non è divisibile che per se stesso. Per-se-stesso.

10. Prima di mettere un + fra di voi, assicuratevi che l’altro condivida con voi il sistema numerico decimale. Il sistema binario (1-0) non produce coppie felici, almeno non fra gli esseri umani – ma potete sempre fidanzarvi con Facebook, se credete.

AGGIORNAMENTO!! – MI DICONO CHE L’1 NON SIA UN NUMERO PRIMO, SI VEDE CHE HO FATTO IL CLASSICO… RESTA IL FATTO CHE SIA DIVISIBILE SOLO PER SE STESSO! 🙂 –

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  • verdeacqua febbraio 24, 2015 at 9:00 am

    da stampare e rileggere tutti i giorni! smack

    • Silvia A. febbraio 25, 2015 at 10:56 am

      smak a te!!
      🙂