to be a mom

Fare la pipì: non è come dirlo, se sei femmina

marzo 16, 2015

Cara Cecetta del mio cuore,

anche per te è arrivato il momento di abbandonare il pannolino.

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Ne abbiamo parlato, io e papà, e abbiamo deciso che cominceremo dopo Pasqua, sperando nel bel tempo e nella pazienza delle maestre del nido che, dopo quella breve vacanza, saranno certamente più riposate e ben disposte.

Io ti sarò vicino e cercherò di renderti il passaggio il meno traumatico possibile: ti comprerò le mutandine di Minnie, o quelle che preferisci; sceglieremo delle belle canottiere con cui sostituire i body che usi adesso; ti farò un saccco di applausi ogni volta che la farai nel water e per la prima cacca ti prometto un premio grande, grande così!
Quello che non potrò fare è controllare il clima: non posso garantirti che il tuo culetto non si raffredderà, bagnato di pipì, perchè le ultime primavere sono state davvero un disastro.

L’altra cosa che non posso prometterti, è che sarà una strada in discesa.

Amore mio, sei nata femmina e di questo – te lo garantisco– sarai grata quasi in tutti i momenti della tua vita.  Quasi mai quando sarai nel bagno.

Non appena avrai imparato a scalare il water per piazzarci il tuo culetto sopra, scoprirai che in quel buco ci sprofondi fino alle ascelle e dovrai impegnarti in un precario equilibrio di muscoli addominali e bicipiti per mantenerti in superficie o, per lo meno, a debita distanza dalla pozza d’acqua sottostante le tue morbide terga.

Non appena avrai raggiunto una circonferenza che ti consenta di stare seduta senza sprofondare, tua madre (cioè io) pretenderà che impari a stare in equilibrio accucciata a terra, perchè tu possa fare pipì nel prato quando saremo al parchetto e ti scapperà forte forte, così forte da non poter resistere un minuto di più e saremo troppo distanti da un bagno vero.

Non appena avrai imparato a stare a accucciata a terra ed in equilibrio, senza pisciarti le scarpe, tua madre (sempre io) pretenderà che smetti di fare pipì en plein air nel parco, col culo al vento e alla mercè degli sconosciuti, e che impari gli squat. No, non per farti il culetto di marmo (di quello ti preoccuperai tu, ma molto più in là), bensì per essere in grado di stare accucciata sopra un water di media altezza senza toccarne la tavoletta: i bagni pubblici sono l’anticamera dell’inferno, specie quelli delle donne, lo potrai verificare tu stessa molto presto.

Non appena avrai imparato a stare in tensione sopra un water regolare e persino sopra quello dei disabili, ti si presenterà il dilemma della turca: faccia avanti o faccia al muro?
Mamma non l’ha mai capito, ma ti insegnerà a posizionare i piedi abbastanza in centro e a tenere il culo abbastanza in basso perchè non si verifichi l’effetto “irrigatore da giardino”, cosicchè non sia tu a contribuire all’abituale pozza maleodorante che accoglie l’avventore incolpevole dei bagni pubblici dotati, appunto, di turca.

Ma questo non è ancora il peggio, figlia mia.

Ti scapperà la pipì in mezzo all’autostrada, così forte da non poter aspettare il prossimo autogrill (anche perchè, quando succede, ne è sempre appena passato uno). Allora cercherai riparo da occhi indiscreti dietro la portiera dell’auto ferma in piazzola di emergenza ma, quando ti chinerai, il tuo sedere sarà là, incorniciato tra carrozzeria e asfalto e ben visibile da tutte le auto che sfrecciano in prima corsia.
Intanto ti sarai pisciata le scarpe, perchè quel che ti avrò insegnato da bambina in quei momenti te lo dimenticherai nello strenuo tentativo di difendere la tua rispettabilità.

Ti capiterà la pipì della terza pinta di birra, quella che arriva dirompente 5 minuti dopo che hai lasciato il locale e 10 minuti dopo che ci hai fatto pipì per l’ultima volta (in squat coi piedi nella solita pozzanghera maleodorante), così ti dovrai fermare e cercare rifugio tra le macchine in sosta. E di questo, tuo malgrado, ti sentirai molto colpevole tutte le volte che per la città inondata di sole sarai investita dall’odore stantio di urina che trasuda dall’asfalto o da un marciapiede.

Ti capiterà infine la pipì di mezz’ora prima del concerto: quello per cui ti sei presentata allo stadio con 6 ore di anticipo, quello per cui hai bivaccato sul prato coi tuoi amici per un pomeriggio intero (e forse non avresti dovuto bere tanta birra, ma non sarò io a dirtelo: in quell’occasione te lo dirai da sola), quello per il quale ti eri guadagnata la terza fila, se non la prima.
Quello per cui perderai il posto a causa di una stupida pipì.

Di quando ti arriveranno le mestruazioni ne parliamo un’altra volta.

Tua adorante,

Mamma.

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  • Mamma Avvocato marzo 17, 2015 at 11:21 am

    Quanta verità in questo post.
    Una verità scomoda, fatta di tentativi di mantenere insieme igiene e dignità, una verità spesso maleodorante, ma pur sempre una verità.
    No, in bagno non è facile essere femmina!
    In bocca al lupo Cecetta.

  • Silvia A. marzo 17, 2015 at 11:32 am

    Grazie e crepi il lupo!
    🙂