to be me

Non sarà mai più come prima

agosto 19, 2015

Quando vengo qui ritrovo tanti pezzettini di me e ritrovando le tracce di una Silvia giovane, una piccola o addirittura piccolissima, mi rimetto in comunicazione con Lei.
Con Me, insomma.

Quest’anno la situazione è particolare, niente sarà mai più come prima. Mi auguro almeno di ritrovare la casa: sempre uguale a come è stata in questi anni. Le stesse sorprese nei cassetti e dentro gli armadi; gli stessi armadi, gli stessi cassetti.

niente-come-primaChe poi non sono sorprese affatto: sono segni di un passaggio che conosco bene, visto che è (anche) il mio.

Per esempio ieri ho ritrovato in un cassetto, dove deve averlo messo qualche adulto lungimirante, il copione scritto a mano in grafia infantile di una delle pièce che improvvisavamo ogni estate: potevano essere film da far rivivere sulla scena (il pavimento del salotto, a beneficio di un pubblico di parenti in poltrona), oppure fiabe rivisitate, ma gli attori erano sempre gli stessi – io, mio fratello, mia cugina Niky.

Il copione in questione era quello de “La Bella Addormentata nel Bosco”. Io ero il Bel Principe e una delle due Voci Narranti; Niky era l’altra Voce Narrante e La Strega; mio fratello (suo malgrado, scommetto) era Rosaspina: un intero spettacolo a dormire sulla scena, per poi finire baciato da sua sorella maggiore. Quella dei fratelli minori è un’infanzia complicata: non li biasimo per avercela fatta pagare con gli interessi ogni volta che ne hanno avuto l’opportunità.

Dentro l’armadio dello studio invece ho ritrovato immutati i “Manuali delle giovani Marmotte” a fumetti, i 45 giri degli anni ’60 (che all’epoca della nostra adolescenza riuscivamo ancora a far suonare in un mangiadischi portatile – chissà dov’è finito) e romanzi dei tempi del liceo (il nostro). “La mia famiglia e gli altri animali”, per esempio; io non l’ho mai letto ma sono certa, senza averne ricordo preciso, che lo leggesse Niky in una di quelle estati, le ultime qui insieme.

Fino almeno alla terza liceo, le estati ci vedevano avvicendare per tutto luglio e agosto, carichi di compiti delle vacanze, che all’epoca dei nostri ultimi soggiorni, per me e Niky (nate a 15 giorni di distanza), erano versioni di latino e greco alla nausea, assegnate da professoresse di licei classici diversi, ma di identico sadismo.

Dopo quelle ultime versioni di greco e latino, questo posto non mi ha più vista comparire se non per sporadici ritrovi ferragostani. Durante l’adolescenza è facile confondere un bagaglio con un fardello: liquidata l’infanzia come un peso da smaltire e cancellare, si liquida con una certa superficialità anche tutto quello che l’ha resa speciale.

E le estati passate qui erano davvero speciali.

Mentre questo posto si allontanava nel tempo, nello spazio e nel ricordo, iniziava l’università; ed è un vero peccato perché questo sarebbe stato un posto perfetto in cui preparare gli esami della sessione autunnale. Non ricordo di avercene preparato neanche uno.

Se dovessi rifarla da capo, l’Università, verrei qui a studiare.

Se dovessi dare un consiglio ad un ragazzo di 18 anni, col senno di poi, sarebbe di affrontare l’università con devozione, oppure di non farla per niente.

Impara un mestiere, renditi indipendente ma non prenderla come un parcheggio obbligato in attesa che la vita vera cominci. La vita vera è quella che stai vivendo, è già cominciata mentre ti sembra di essere in attesa di un treno che non passa mai.

E lo studio è una grande opportunità, ma solo se ci si immola ad una passione vera e che sia per il Sapere.

Quindi non scegliere una facoltà “più o meno” (“più o meno è quello che mi interessa”, “più o meno vorrei fare quella roba lì”, “è più o meno facile”). Niente che abbia un valore è facile, niente che tu non sappia esattamente definire ti porterà a qualcosa di concreto.

Le regole te le devi dare tu: i confini sei tu che li tracci.

Se vuoi studiare studia ma fallo nell’unico modo in cui valga la pena: scegli qualcosa di difficile, anzi di difficilissimo. Scegli qualcosa di tradizionale, perché tanto l’università italiana al passo coi tempi non ci sa stare.

Sappi che non dovrai fare altro che studiare e che ciò che ne guadagnerai non sarà una professione (a quella dovrai pensare dopo), ma un esercizio alla fatica ed al pensiero critico, uno stretching per la mente e per le tue idiosincrasie.

Studia per superare te stesso, per andare oltre i tuoi confini: premurati solo di conoscerti bene prima.

E infine, trovati un posto per preparare gli esami: un posto tranquillo, che ti parli di te, che ti coccoli con il sentore di casa e ti aiuti a non perderti mentre vai sempre più lontano.

Ho divagato, sono partita per la tangente. Lasciatemelo fare oggi e perdonatemi: ho bisogno di andare.

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