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Stronzi al volante – la mia top 5

ottobre 13, 2015

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Sono stata per anni un pedone diligente. Poi ho comprato un motorino e mi sono trasformata in scooterista: altrettanto disciplinata, leggermente più inquinante.

Durante i primi due anni di scuola materna della Dodo, dovendo effettuare una doppia lasciata ed una doppia presa quotidiana in due scuole diverse, in due zone diverse della città, mi sono trasformata in un’automobilista seppur controvoglia.

Da qualche mese sono diventata ciclista in condivisione, perchè dopo che mi hanno rubato la bici, ho trovato nel bike-sharing la soluzione ideale per la mia mobilità tra casa e co-woking. E modestamente mi sento anche una cittadina migliore e un buon esempio per le mie figlie.

Ci sono mille motivi per condannare il traffico: inquina, intasa, fa rumore, ma, soprattutto, ci rende persone peggiori. O semplicemente rivela le nostre attitudini più vergognose e la nostra natura più detestabile, quella che mettiamo in sordina appena fuori dalla portiera.

La seguente classifica dei peggiori stronzi che potete incontrare al volante è stata compilata dentro la mia testa sul sellino di una bicicletta comunale, pertanto, potendomi attualmente considerare senza peccato, ecco la mia personale sassaiola:

5. Quello che parcheggia sul marciapiede, perchè gli è consentito e/o perchè lo fanno tutti, ma a differenza della media dell’avventore motorizzato da marciapiede, lui non si accontenta di parcheggiare laddove potrebbero, in un mondo ideale, scorrazzare solo bambini in monopattino e adolescenti con lo skateboard, lui posiziona l’auto a 10 cm dal muro, impedendo il passaggio persino a chi si muove a piedi, incurante dell’esistenza e della semovibilità di passeggini, carrozzine (nelle varianti neonato e disabile), monopattini e skateboard.
Se n.5 ti occlude il passaggio probabilmente sei a piedi, o in carrozzina, o spingi una carrozzina, e tutto sommato è un attimo rigargli la carrozzeria con quella chiave che casualmente tenevi in mano a punte in fuori. O, se sei più civile, lasciargli un biglietto sintetico che includa la parola “stronzo”.

4. Quello parcheggiato sul passo carraio di un condominio, convinto che la sua comodità abbia priorità assoluta sul diritto di un Por Cristo di entrare a casa sua. Costui, per altro, non inficia soltanto il sereno ritorno a casa di quel singolo automobilista (o ciclista, in certi casi estremi), ma anche la viabilità di tutta la strada, perchè  il Por Cristo di cui sopra, impedito nella sua azione del varcare la soglia di casa,mentre fa marcia indietro cercando una postazione per la sua macchina nell’attesa che n. 4 torni a palesarsi, intasa l’intera carreggiata, provocando un rallentamento del traffico e un giramento assoluto di palle tra tutti gli automobilisti in colonna.

A pari merito con:

4. Quello che parcheggia esattamente allo Stop di uno di quegli svincoli che permettono, tra un viale ed un controviale, di attraversare il primo o effettuare un’inversione di marcia. Quello dietro il quale ti metti diligente, dove rimani per 5 minuti in attesa che si muova, pensando che sia solo eccessivamente prudente. E poi finalmente realizzi che semplicemente lui non c’è: tutti i fari sono spenti ed il motore non dà segni di attività. Finalmente lo superi, invadendo la carreggiata che non ti competerebbe, e sentendoti anche un po’ pirla ad essere stata lì 5 minuti alla mercè di un fantasma.
E intanto ti domandi perchè un vigile non c’è mai quando servirebbe, e invece quando ti è scaduto il parcheggio da 5 minuti si palesa puntuale.

3. Quello che parcheggia in seconda fila con le quattro frecce e intanto restringe del 50% la carreggiata a disposizione. Tu che sopraggiungi in auto sei costretto a rallentare ed a invadere la carreggiata dei veicoli che arrivano in senso opposto. Chi invece arriva in bici si deve spingere pericolosamente al centro, passare rasente la sua portiera (sperando non si apra a tradimento) ed augurarsi che la macchina che sopraggiunge appena dietro se ne accorga tempestivamente, e lo eviti a sua volta.
E intanto n. 3 è dentro il bar che si beve un caffè.

2. Quello che cambia corsia sui viali in maniera del tutto arbitraria ed incongrua. Quello che come regola di vita ha quella di “occupare la corsia più libera“, ignorando che l’indicazione vale solo in autostrada e si applica alla sola corsia “a destra più libera“. Quello che finisce irrimediabilmente per ritrovarsi ad un semaforo rosso nella corsia sbagliata e allora mette la freccia, punta il muso nella direzione in cui doveva andare e, aspettando il suo verde, impedisce il passaggio a quelli che il verde ce l’avrebbero già, e magari erano in quella corsia, consapevoli del loro percorso, già dall’incrocio precedente.

1. Ma il numero uno è senza dubbio lui: il pusher. No, il pusher non vende sostanze psicotrope: lui letteralemente “spinge“. E’ parente di quello che in coda non sa esimersi dall’applicare una lieve pressione sulla persona antistante, anche a pallle ferme, perchè teme più della peggiore delle catastrofi di rimanere indietro, di perdere terreno. N. 1 dovrebbe farsi 15 camomille al giorno, per endovena. N. 1, in prossimità di un incrocio palesemente intasato, non rinuncia ad occuparne il centro, nonostante la macchina davanti a lui sia immobile e non dia segni di potersi muovere a breve, perchè davanti a lui è coda e davanti alla coda c’è un altro semaforo rosso. Scatta il rosso e lui è lì. Scatta il verde per chi gli arriva alle costole, perpendicolarmente, e lui li guarda con l’aria dello scolaro che “Maestra, non è colpa mia, è il compagno che mi ha spinto, io gli ho rotto il naso solo per legittima difesa”.
Lui avrebbe potuto fermarsi 5 metri prima, e sarebbe nella stessa condizione: fermo, ad aspettare il verde. Intanto una colonna intera di macchine avrebbe potuto avanzare, secondo quell’utile alternanza regolata dai semafori.
Ma cosa sono i diritti di 30 persone, cos’è la viabilità, cosa il bene comune di fronte al suo inappuntabile: “Ma io avevo il verde, era mio diritto avanzare. Non è colpa mia se poi è diventato rosso“?

 

 

 

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  • Lucia Malanotteno ottobre 14, 2015 at 5:42 am

    Io non sono senza peccato come te, causa lavoro a 40 km e riorganizzazione bici per uscire con il grande che vuole usare la sua e il piccolo che inizia ora a poter esser portato. La tua lista è molto legata a chi si ferma. Io aggiungerei quello che salta tutta la fila dove c’è un restringimento di carreggiata per tagliarti la strada all’ultimo metro. O quello che ti passa a destra, zigzagando. O quello che in città va a 80 km/h, arrivando dove deve probabilmente 1 o 2 minuti prima. E, infine, quello che in superstrada o autostrada ti inizia a lampegiare da 2 km prima anche se tu in corsia di sorpasso sei già alla massima velocità possibile e, soprattutto, si vede benissimo he due metri più in là è tutto, fermo!

  • Silvia A. gennaio 21, 2016 at 5:18 pm

    Lucia, mi ero persa il tuo commento. Comunque credo che quello che “salta tutta la fila dove c’è un restringimento di carreggiata per tagliarti la strada all’ultimo metro”, che poi secondo me è lo stesso che ti passa a destra, sia un parente stretto di n. 2, o forse è proprio n. 2 in trasferta sulle superstrade.
    Invece quello che lampeggia e vuol passare è chiaramente un pusher!! È lui, il n. 1 incontrastato in gita fuori porta!
    😉