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Noi che abbiamo fatto il classico

ottobre 26, 2015

È da un po’ che gira in radio una canzone di Fedez che parla di “Noi, che non abbiamo fatto il classico” come se questo attributo fosse un’automatica attestazione di sfiga, oltre che di una serie di cose che non capisco (tipo quei “21 grammi di felicità”: di cosa parla? Droga? È una metafora? E allora è serio o è ironico quando parla di “felicità”? È davvero 21 grammi la dose considerata “per uso personale”? Esiste una relazione non casuale con i “21 Grammi” del film di Inàrritu?).

Fede, guarda, per come me la ricordo io, quelli sfigati eravamo “noi che abbiamo fatto il classico”, non viceversa.

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Poi magari ha tutto a che fare con dove hai fatto il classico.
Io l’ho fatto in una piccola città di provincia dove, a fronte di un liceo scientifico (per citare solo il parente più prossimo) che contava 4 o 5 diverse sezioni per ogni classe, noi avevamo la A e la B, e la seconda era sempre a rischio di non comporsi, con tragici effetti sulla prima (30 alunni in 25 metri quadri).

Nella mia classe (di 22 alunni se la memoria non mi inganna) c’erano 17 femmine e 5 maschi. Un gineceo che è la morte della socialità adolescenziale. Certo, a meno di avere preferenze omosessuali, comunque piuttosto difficili da esternare e gestire a 14 anni.
Quindi vedete bene: nessun vantaggio, per nessuno.

Ogni mattina salutavo i miei amici dello Scientifico, che scendevano dalla corriera una fermata prima di me (svuotando il mezzo) e si dirigevano verso un mondo variopinto e ricco di aneddoti succulenti con cui riempire la Smemo, mentre io mi dirigevo, cuffiette nelle orecchie e da sola, verso il mio Liceo, dove arrivavo puntualmente in ritardo (probabilmente in un freudiano tentativo di far capire ai professori ed alla mia famiglia che quella scuola proprio non mi andava giù).

Al Liceo Classico ci andavano quelli che dalle medie erano usciti con Ottimo, indirizzati da professori programmati in un’epoca in cui “Il Liceo Classico ti apre tutte le porte“, al punto che consigliavano questa scuola anche ai virtuosi della matematica e delle scienze. A quanto pare infatti (lo posso confermare per una serie di competenze, non per quelle scientifiche a causa di una personale idiosincrasia) lo studio del latino e del greco, insieme a tutto il resto, sviluppa centri neurologici il cui uso si può poi facilmente riciclare, applicandolo anche a roba tipo l’analisi matematica o la fisica quantistica.
Sicuramente chi ha eccelso in tali materie, dopo avere condiviso con me il corso di studi, non lo ha fatto per merito della mia professoressa di scienze. Durante le sue ore, sempre le prime due, non ho fatto altro che sonnecchiare e fantasticare dei miei amori adolescenziali, complici un’aula con i banchi a gradinate da cui si godeva di una vista ampissima su finestroni affacciati metà sul chiostro e metà sul cielo, mentre l’indifferenza totale della prof. Bacci nei miei confronti mi relegava ad un esilio sistematico ed irreversibile dalle Scienze.

Se nel mare magnum dello Scientifico, un 7 e 1/2 costituiva motivo d’orgoglio personale e di plauso da parte di insegnanti e genitori, al Classico chi si aggirava pigramente intorno al 7, sprofondava in un angolo morto di indifferenza. A spiccare erano da una parte gli 8 e i 9 (il 10 era in disuso già in epoca pre-fascista), meritevoli di lodi e fiore all’occhiello dei professori che li dispensavano, dall’altra i 3 e i 4, motivo di ilarità generale ed esposti al pubblico ludibrio come unica alternativa alla noia imperante.

Mentre al Liceo Scientifico si formavano movimenti e partiti, si stringevano alleanze ed emergevano i leader che avrebbero partecipato alla corsa a Rappresentanti di Istituto, al Classico (dove il 40% degli alunni era impegnato a studiare per mantenere gli 8 e i 9, un altro 40% a pagare costose ripetizioni per togliersi dalla pubblica gogna del 3 e del 4 ed il restante 20% a fare il morto nella palude del 6/7) al massimo si facevano girare fogli durante l’intervallo, con una lista di nomi a cui apporre una crocetta preferenziale.

E quella volta che provarono ad istituire il concorso di  “Miss Liceo” anche nel nostro istituto, le candidate papabili erano talmente poche, che rischiai di vincere senza avere nemmeno mai dato il mio consenso formale alla candidatura  (e non perchè non ci fossero ragazze carine, è che non avevano tempo per queste cose futili perchè: si vedano le percentuali di cui al paragrafo precedente).

(Questo solo perchè, quando Bianca Balti cominciò il Ginnasio, io ero già uscita; dal suo avvento in poi, sospetto, tutti i metri saltarono – NB è storia vera)

Poi si potrebbe dire di tutte le volte in cui, alla domanda “Che classe fai” a cui noi del Classico abbiamo risposto “La quarta” o “La quinta“, abbiamo intravisto lo sguardo del compatimento di colui che crede tu ti stia aumentando l’età per non sembrare la pischella che sei. Una pischella del Ginnasio, per l’appunto, quella cosa di cui voi “che non avete fatto il classico” ignoravate l’esistenza, confondendolo con la palestra, nella migliore delle ipotesi; ragion per cui abbiamo rinunciato a definirci per quel che eravamo e abbiamo iniziato a dirvi che facevamo la prima o la seconda, anche se non era vero.
Nel nostro mondo non era vero.

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Ce ne andavamo curvi sotto il peso del Rocci e del Castiglioni Mariotti, mentre voi facevate volteggiare nell’aria le vostre cartelline di plastica trasparente da disegno.

Vi guardavamo andare in gita 4 giorni ad Amsterdam con la scusa del Rijksmuseum, mentre a noi toccavano il Partenone ed un albergo demodé all’ombra dell’acropoli (e “ombra” è proprio letterale).

Siete stati oggetto delle nostre fantasie adolescenziali di ragazze disciplinate, studiose e morigerate: vi abbiamo invidiato i piercing, i tatuaggi e le sigarette nel bagno (quelle ce le fumavamo anche noi, a onor del vero, ma eravamo in poche e le nostre non erano “truccate”, non ci azzardavamo).

Ci avete presi per il culo per 5 anni: voi imparavate a vivere, noi imparavamo il senso delle parole, a metterle in fila insieme ai pensieri per resuscitarle dalla lingua morta a cui appartenevano, dentro la nostra, viva e attiva, che abbiamo imparato a declinare con destrezza e quasi senza rendercene conto. Subivamo per osmosi il pensiero dei classici, ed avevamo così il primo approccio con quella verità che ci dovrebbe accompagnare tutti e sempre, e cioè che niente si fa dal niente e che l’unico antidoto al ripetersi della storia nei suoi tragici risvolti, risiede nella tradizione – nel senso etimologicamente proprio del termine -, e nella conoscenza. Intanto voi scrivevate pagine di storia, sì, ma personale, a volte in rima, a volte con le bombolette di colore sui muri della stazione.

Quindi Fede, per pietà, ora non fate le vittime.

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  • Gloria ottobre 27, 2015 at 12:17 am

    A me piace pensare ai 21 grammi come peso dell’anima , come ogni “classicista”come me farebbe!!Non conosco la canzone di Fedez ma il tuo pezzo ci ha inquadrato alla grande…Credo che la tua descrizione sia valida per gli studenti di qualsiasi liceo classico d’Italia…E per dovere di cronaca: sarà forse perché il nostro corso di studi non era compreso dalle masse, ora la quarta e la quinta,secondo la nuova riforma,NON ESISTONO PIÙ….cercano in tutti i modi di eguagliarci agli altri;io continuo a credere che la nostra quarta e quinta fossero un segno distintivo!!!
    Complimenti per il tuo pezzo!!
    Liceo Classico G.M.Dettori – Cagliari

    • Silvia A. ottobre 27, 2015 at 11:52 am

      Grazie Gloria! Se accendi la radio in orario pomeridiano ti capiterà senz’altro di sentire la canzone di Fedez, è un bombardamento continuo… E comunque mi stai dando una notizia sconcertante: come sarebbe che non esiste più il Ginnasio???!!
      Io detesto le semplificazioni e l’omologazione, questa proprio non l’avrei voluta mai sentire!
      🙁

  • lorena ottobre 27, 2015 at 3:22 pm

    “Vittima” del liceo classico anch’io, Silvia. Liceo Classico Manzoni, Milano. E letteralmente schiacciata dal peso dei vocabolari, visto che c’è stato un periodo in cui quei libroni me li tiravano in testa all’uscita dal liceo, non ho mai capito perché…
    Bello il riquadro che hai fatto.. Comunque, Fedez mi piace e in quei 21 grammi di felicità metto tutto ciò che di bello c’è nella mia vita: 21 baci dei miei figli, 21 battute di musica nella mia scuola di danza, 21 euro ad articolo per i pezzi che scrivo (e che nessuno legge!), 21 pagine di un libro appassionante che…, forse anche grazie al famoso “sviluppo dei centri neurologici” che il liceo classico garantirebbe, ho imparato a non farmi mancare mai.

    • Silvia A. ottobre 29, 2015 at 12:35 pm

      Mi piace la tua interpretazione dei 21 grammi!
      Ma non ho capito se i vocabolari in testa te li davano i tuoi compagni o quelli delle altre scuole. IN ogni caso che cafoni, anzi, oggi si direbbe “che bulli”!!
      🙁

  • S0nia ottobre 27, 2015 at 6:18 pm

    Io che mi sono diplomata nel 2003, ero nella classe V b/l. Dove per V si intendeva ultimo anno. Ci avevano già riformato e dalla II A del quarto anno mi sono ritrovata alla V b/l all’ultimo. Un vero trauma.
    A parte la prima parte (sto in una grande città avevamo sezioni dalla A alla L) mi rivedo in tutto. Compreso le gite e il gineceo! XD

    • Silvia A. ottobre 29, 2015 at 12:29 pm

      Il gineceo era la cosa più deprimente non trovi? 😛

  • alessandra forotti ottobre 28, 2015 at 6:59 pm

    Ciao! Molto carino il tuo pezzo! Mi sono rivista sotto il peso del Rocci, spesso portato a scuola insieme al Badellino-Calonghi (due volumi latino-italiano, italiano-latino) perché l’insegnante ci diceva soltanto che ci sarebbe stato il compito in classe, ma non specificava se di latino o di greco… Sono stata tra le ultime classi a portare il grembiule nero al ginnasio (ho 49 anni ) mentre quelli dell’Istituto d’Arte (proprio dietro il nostro liceo) venivano ad insultarci con le loro creste viola e verdi sulla testa…. Ho studiato, tanto, eppure ho amato tantissimo quegli anni e rifarei il liceo classico anche domani (proprio quello lì, però, con il ginnasio, non quello di oggi ) anche se ripensandoci era proprio un “lager” … Il destino poi (la Nemesi) ha voluto che mio figlio scegliesse l’artistico (che oggi si fa chiamare Liceo) e che mi toccasse, dopo trentanni, sentirmi dire “eh, ma te eri una secchiona” , quando lo invito a studiare…. eppure io ho vissuto a pieno la mia adolescenza, anche se mi piaceva studiare, mi piaceva ragionare, mi affascinavano (e mi affascinano) la filosofia, l’arte, la letteratura… ma anche i ragazzi e le amiche non me li sono fatti mancare….. Beh, potrei continuare per ore… Grazie. Liceo Classico Rinaldini Ancona

    • Silvia A. ottobre 29, 2015 at 12:32 pm

      Grazie a te Alessandra! Che bella testimonianza la tua… Pensa che io avrei voluto fare proprio il liceo artistico, e non per l’anticonformismo, ma perchè amavo lavorare con le mani, disegnare, colorare. Infatti sono rimasta (come si può notare dal blog) un’anima votata alla creatività ed all’immagine (siccome non ho imparato a disegnare, ho trovato nella fotografia il mio mezzo espressivo d’elezione).
      Però al classico dico grazie per la forma mentis che mi ha dato, per il contatto profondo con le radici della nostra cultura, e certo, non era molto cool, ma ad oggi, come si può evincere dalla canzone di Fedez, noi che abbiamo fatto il classico manteniamo una certa “aura”, che a distanza ci invidiano. Come a dire che “ride bene, chi ride ultimo”… 🙂

  • elena ottobre 29, 2015 at 12:04 pm

    Purtroppo è vero, ora anche il classico va dalla prima alla quinta classe. Ma io ero e resto orgogliosa di avere scelto questa scuola, che sceglierei anche oggi, nell’era della tecnologia più avanzata, senza alcun dubbio.
    Liceo-ginnasio T. Tasso di Salerno, 1976/77-1980/81

    • Silvia A. ottobre 29, 2015 at 12:33 pm

      Sicuramente io sarei molto felice se le mie figlie decideranno di fare il classico. Su almeno una delle due ho qualche speranza: sembra orientata a quel mondo lì! Però ha 5 anni, fa in tempo a cambiare mille volte.
      Sicuramente non la obbligherò a fare una scuola che piaccia a me, anche se a posteriori posso dire di essere stata obbligata a fare una scuola “di grande valore”.
      Grazie della tua visita!
      🙂

  • Maria Cristina gennaio 18, 2016 at 10:13 am

    Ciao! Quanti ricordi…io ho fatto il Liceo Classico P.V. Marone di Gioia del Colle (anche l’edificio, che cadeva a pezzi, aveva fascino!!!). Quando ho cominciato (anno 1993) non ero convinta, mi ero iscritta al liceo scientifico, una settimana prima dell’inizio, causa sorteggi e sezioni non “buone”, i miei hanno cambiato scuola…e mi sono trovata lì! Alla fine sono stata felice, anni indimenticabili, quanto studio, quanta disciplina, professori rigidi ma che ti trasmettevano tantissimo, cultura ed emozioni! Ecco lo rifarei!!!
    Ma come non esiste più il ginnasio??? se lo sapesse mia nonna!:(((

  • Giulia luglio 19, 2016 at 8:30 am

    Salve,
    Ho 16 anni e frequento la prima liceo classico al Parini. Posso confermare a mie spese che il ginnasio esiste ancora, per lo meno nel mio liceo.
    L’articolo è molto interessante, mi ci rivedo molto.

    • Silvia A. agosto 2, 2016 at 10:16 am

      Ciao Giulia!!
      Che bello trovare una sedicenne su questo blog e che bello sentire che il ginnasio esiste ancora, mi fa sentire meno vecchia… eheheh