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La Repubblica delle Opinioni

novembre 6, 2015

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La libertà di opinione è una conquista relativamente recente dell’umanità e che non coinvolge l’intera umanità, come è tristemente noto, ma soltanto una piccola parte di questa che, dall’avvento dei social media in particolare, ne sta facendo un uso spregiudicato.

Difesa, tra le altre, dalla Costituzione degli Stati Uniti , dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, la libertà di espressione è ciò che ci consente di manifestare dissenso per un governo, professare un culto, improvvisarci statisti in occasione di una discussione da bar sull’opportunità di bombardare o meno la Siria, asserire che Muccino fa film di merda, nonostante la fama internazionale.

Naturalmente questo non significa che la nostra opinione sia qualcosa di prezioso ed irrinunciabile, significa soltanto che siamo liberi di esprimerla ed eventualmente farci ridere dietro. Oppure farci un’ottima reputazione e magari essere candidati alle prossime elezioni politiche tra le fila del M5S.

Possiamo dire con un certo margine di sicurezza che se io, Silvia Maria, pensassi e dicessi, magari a mezzo Facebook, che la Siria andrebbe subito bombardata, non sarebbe lo stesso che se lo tuittasse Obama. Tanto per dirne una, perchè lui potrebbe veramente bombardare la Siria e cambiare il corso della Storia, se lo decidesse, mentre io al massimo potrei mettere in castigo le mie figlie o sgridare il gatto. Volessi cambiare la Storia, avrei la strada un po’ più difficile e, ammesso che ci riuscissi, lo dovrei fare tramite un gesto assai più eclatante che postare un tuit mentre sto in pigiama sul divano, con la mano sprofondata nel sacchetto della frutta disidratata – i dolciumi li ho banditi e in qualche modo devo compensare: ho chili da perdere (e questo dà l’idea della natura dei problemi che mi trovo a dovere risolvere io quotidianamente, per dire).

Ammettiamo invece che decidessi di cominciare a curarmi solo con il succo di gelsi biologici della piana di Albenga, in seguito ad un articolo letto sul sito vattelapesca, condiviso dall’amico di un mio amico di Facebook; sarei libera di farlo e nessuno potrebbe impedirmi di raccontarlo e di decantarne i vantaggi per il fisico e per lo spirito, magari a mezzo di un blog all’indirizzo lemedicinefannomale.com, intitolato “Curarsi col gelso e in culo a Big Pharma”. Tra l’altro, siccome ho nozioni di SEO e ho scelto un url ed un titolo furbissimi, avrei migliaia di visite e il mio articolo lo leggerebbero in tanti, che mi eleggerebbero a loro faro e guru personale, che mi follouerebbero in massa sul Twitter, cosicché in un attimo farei impallidire l’account di @ASLMilanoNews (ad oggi 1400 followers -aggiornato giugno 2017-) e questo mi darebbe un sacco di autorità, ma non aggiungerebbe nulla alla mia autorevolezza.

Infatti, se un giorno il Prof. Veronesi decidesse di sfidarmi a verbal tenzone, i miei argomenti si esaurirebbero velocemente, molto velocemente, troppo velocemente; motivo per il quale io, che di social ne capisco più di lui, al Veronesi non risponderei di persona, ma vi intratterrei relazioni solo per interposta persona, cioè da dietro la falange armata dei miei fan.

(Voi vi preoccupate degli haters e non sapete cosa sono i fans sui social; “dai fan mi guardi Iddio, che dagli haters mi guardo io“, non l’avevate mai sentita?)

Attenzione però, perché in Italia la libertà di opinione ha qualche “limitazione”: infatti l’art. 21 della costituzione stabilisce che:

il diritto di manifestare il pensiero in ogni forma è libero, tranne nei casi di reati (ingiuria, calunnia, diffamazione,vilipendio, istigazione a delinquere, ecc.) e nel caso di oltraggio al “buon costume” (es. i c.d. atti osceni). Questi concetti cambiano spesso, dipendendo dalla situazione specifica e dalla morale corrente. Non sono applicabili per opere d’arte e scientifiche, le quali sono libere a norma dell’articolo 33.

(fonte Wikipedia)

Grazie a questi distinguo, quindi, io cittadino italiano ho una tutela in più: se è vero che godo della libertà di esprimere qualsiasi opinione, con qualsiasi mezzo, è anche vero che se cominciassi a diffondere teorie senza alcuna valenza scientifica, o revisioni storico politiche convenienti alla dimostrazione della mia tesi e qualcuno si alzasse e mi dicesse: “Taci ciarlatana! Le tue parole danneggiano la comunità, dovresti essere censurata!“, io non solo potrei appellarmi al diritto di opinione, ma potrei anche querelarlo.

Enjoy freedom.

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  • Zambe novembre 6, 2015 at 10:31 pm

    Chapeau. Se un giorno impossibile mi servisse una gostwriter sei mia

    • Silvia A. novembre 7, 2015 at 12:34 am

      Grazie Ale, sai mai nella vita. Io sono a disposizione (“di seconda mano ma come nuova”) 🙂