to be me

Hello 2016, it’s me. Again.

gennaio 21, 2016

hello-2016-1Due sono i giorni massimi in cui posso tenere i capelli sciolti dopo averli lavati.

Tre sono i giorni massimi tollerabili tra uno shampoo e l’altro.

Quattro sono i giorni prima del ciclo in cui meriterei l’impunità.

Cinque sono i giorni del ciclo in cui meriterei un parrucchiere personale ogni sera direttamente in salotto (e un massaggio prima di dormire).

Sette sono i giorni dopo i quali non mi interessa più la serie che stavo guardando, se non ne guardo un episodio (a meno che sia Grey’s Anatomy).

Un mese è il tempo di pausa dal blog che mi è sempre parso tollerabile, avendo una vita da portare avanti.

Due mesi di silenzio sono quelli dopo i quali cominci a pensare, di qualsiasi cosa tu inizi a scrivere, che sia del tutto inutile, superflua e “che senso avrà mai, poi, scrivere nell’internet“.

Così ora cercherò di scrivere cose del tutto inutili, trascurabili, possibilmente non tanto intelligenti e di provarci gusto. Così romperò il ghiaccio, condividerò il post su Facebook, qualcuno mi risponderà e quella del blog tornerà a sembrarmi un’ottima idea. Quella del blog, e che non ci siano fraintendimenti a riguardo, perchè sullo scrivere non ho dubbi che sia sempre e comunque utile: è piuttosto la parte in cui si spinge il contenuto nella mischia perchè sia letto da qualcuno, quella di cui si perde il senso standone fuori per un po’ (vi capita?).

Ma poi cosa diavolo vado dicendo: non ho mai smesso di mettere in rete contenuti. C’è Instamamme, c’è il blog dei Dodini e una serie di altri lavori di scrittura che non vi citerò per ragioni di privacy e di opportunità.

Però questo è il mio posto, qui è diverso.

(Ho appena scritto l’equivalente in numero di battute di un post e non ho ancora detto niente, l’esperimento funziona perfettamente)

Il mio 2016 è iniziato all’insegna dell’ordine, voi come avete deciso di sprecare questo inizio anno?

I nostri ottantasei metriquadri sono diventati decisamente troppo piccoli per contenerci tutti e quattro insieme a tutte le cose inutili che ci portiamo dietro, così, visto che non possiamo cambiare casa (e sarebbe comunque stupido farlo senza un’idea precisa di quanto spazio realmente occupiamo noi e le cose che ci servono e ci piacciono veramente), ho fatto ordine e buttato via una marea di cose inutili.

Le cose inutili che ci ingolfano gli armadietti occupano per interposto contenitore anche il nostro cervello, ci sono arrivata per fastidio: ogni volta che aprivo gli armadi ridotti a teche museali di un passato prossimo ormai trapassato, percepivo chiaramente il fatto che tutta quella roba mi stava portando via delle possibilità.
La possibilità di comprare cose nuove da non detestare nell’istante in cui entrano in casa perchè non sai dove metterle, per esempio.
La possibilità di seppellire i ricordi del mio lavoro precedente, per rassegnarmi e finalmente felicitarmi del fatto che ora ne faccio un altro (ho buttato 8 quaderni fitti fitti di appunti, numeri di telefono di registi e scenografi e costumisti e produttori, liste e commenti, riempiti in 6 anni di onorato servizio e che non mi serviranno più a niente, ora mi è chiaro. Quanta calligrafia al macero! l’unico rimorso è che non avrò più ricordi di quando scrivevo a mano e bene).

Quello che non ho buttato, lo sto vendendo e, a proposito, scrivetemi una mail se dovete acquistare una di queste cose, facendo un affare:

un tiralatte elettrico Medela Swing a 2 fasi

un dispositivo per Karaoke professionale Okyweb 3 (non fate domande)

un seggiolino per neonati da applicare al vostro seggiolone Stokke Tripp Trapp,

una coperta per le gambe da scooter Termoscud Tucano,

un set di 3 pannolini lavabili Ecopipo,

una fascia portabebé Tricot Slen in cotone organico

una cornice digitale Philips Digital Photoframe nuova di pacca.

Non ho letto quel libro famoso sull’arte del riordino (infatti temo di avere fallito l’opportunità di art-direction insita nell’impresa), ma ho capito che le cose che non mi servono non mi serviranno: sono solo simulacri di quel che avrei potuto essere e non sono stata, spesso e volentieri grazieaddio.

Già che c’ero ho messo in ordine anche me stessa: mi sono operata un dente malconcio (che ignoravo senza ignorarlo da mesi) e mi sono prenotata quella diavolo di isteroscopia.
Ora sarà tutto in discesa: ho spazio nei cassetti, nei mobili, ho la bocca in ordine e presto anche tutto il resto, così potrò dedicarmi ad altro. Al blog magari, perchè no.
O semplicemente a continuare a rendermi la vita più semplice.

L’anno scorso in un’analoga frenesia riordinatrice, ho espresso la volontà di fare pulizia emotiva: eliminare o limitare le relazioni e i comportamenti che prendevano, più che dare.
Il proposito me lo riciclo quest’anno, ma lo applico al cosiddetto lavoro: non posso fare tutto, a meno di farlo male, e non posso correre come una gazzella se peso quanto un cinghiale (oddio, un cinghiale: quanto peserà un cinghiale? Noi siamo 4 e tutti insieme arriviamo quasi a 200 kg. Un cinghiale pesa 200 kg?). La metafora è orrenda, ma sono le 23:45 e io voglio arrivare in fondo a questi pensieri senza curarmi troppo della forma. Avevo avvisato che non avrei scritto cose intelligenti.

Ho preso qualche impegno, mi sono data tregua su altro, mi perdòno metodicamente per tutto quello a cui non arrivo. Per ora l’effetto principale è che ho un po’ di tempo extra da dedicare a Netflix, quando alle 21:30, invece di inziare la terza sessione di lavoro della giornata (e non includo quello familiare e domestico nella conta), scelgo di sdraiarmi sul divano nel posto a cinque stelle (quello da cui si vede meglio lo schermo, in merito alla cui proprietà che ho acquisito per usucapione il Marito ogni tanto ha qualcosa da ridire) e mi guardo almeno una puntata, senza il rischio di stare a digiuno per una settimana e di perdere interesse: tanto c’è la funzione “riproduci il prossimo episodio”, di default.

Chediolabenedica.

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  • verdeacqua gennaio 22, 2016 at 10:39 am

    abbiamo gli stessi problemi di capelli.
    E di ciclo.
    E gli stessi mesi di silenzio
    E la stessa sensazione di inutilità.
    Però io Grey’s Anatomy, no. Fargo piuttosto.
    Ma come te divano alle 21.30, e sono a posto così.
    Ciao a te e bentornata 😉

    • Silvia A. gennaio 25, 2016 at 9:53 pm

      Grazie, che bella accoglienza! Ma, per chiarire: ho gusti più “sofisticati” e una certa snobberia in fatto cinematografico non me la leva nessuno. Grey’s Anatomy è il mio asso pigliatutto; non è proprio “fame”, è più “voglia di qualcosa di buono”, non so se mi spiego…

  • Mammamsterdam gennaio 22, 2016 at 9:50 pm

    si, ho un’idea molto precisa di cosa comporta lo svuotamento di armadi fisici e mentali. L’unica cosa che non farei, ma io non sono te, sarebbe stato buttare i quaderni, ma capisco che delle volte devi proprio fare quel tipo di gesto per chiuderla davvero una porta passata. Forse questo è uno stadio a cui devo ancora arrivare.

    • Silvia A. gennaio 25, 2016 at 9:51 pm

      Barbara eh no. Non va bene. Mi fai venire dei ripensamenti, ma ormai l’AMSA è passata. E io mo’ che faccio???