to be me

Non ce la farò mai

febbraio 21, 2018

Mi alleno spesso ultimamente.
Ho preso l’abitudine della palestra per combattere quel sentirsi sempre stanca, sempre in cerca, sempre delusa. Quello di migliorare la salute del mio corpo, non meno del suo aspetto esteriore, mi è parso un obiettivo realizzabile di cui avrei potuto facilmente misurare i risultati e così è stato.

Non sono ancora giunta ad un accordo di convivenza pacifica con la mia faccia, mi è sempre sembrata come appartenere a un’altra. Mi ha dato spesso l’impressione di raccontare fuori una storia diversa da quella che si svolgeva dentro. Bugiarda e ingrata, proprio verso di me che la porto a spasso da una vita.
Con il corpo è più facile: bella o brutta, è quella la macchina che ci porta in giro e abbiamo noi il potere di farla funzionare bene o male. Il corpo lo puoi spingere oltre i suoi limiti, la faccia no.
Intorno al corpo si giocano le battaglie più aspre: penso a chi si affama alla morte, chi mangia e vomita e chi si infagotta per sparire, prigioniera di un mezzo che non ha mai imparato a guidare.

Io il mio corpo lo porto oltre il limite: è questo che mi piace dell’allenamento. Il confronto e lo scontro con altri corpi, la competizione, invece, non ha mai fatto per me. Infatti non ho mai praticato alcuno sport con successo, al massimo ho mangiato frustrazione.

Ieri ero sul tapis roulant ed ero fiacca.
Non erano passati neanche cinque minuti e già meditavo di farmi uno sconto. Adesso abbasso la velocità e cammino. Va bene anche camminare, no?, pensavo.
E invece andavo avanti. Skippavo le canzoni in cerca di quella che mi desse un po’ più di carica e mi davo la fine del pezzo come limite massimo. E poi lo superavo.
Più o meno a metà percorso le gambe hanno iniziato ad essere meno pesanti, si sono rassegnate.
Quando mancavano meno di tre minuti ha cominciato a farmi male il piede sinistro: mi succede sempre quando sono stanca perché comincio a correre male. Allora mi sono concentrata per usare di più e meglio i polpacci e le caviglie, così che non gravasse tutto sul metatarso, e intanto mancava poco, meno di una canzone.

Ho skippato ancora e sono arrivata a “Viaggi disorganizzati”, che è una lista di disastri ipnotizzante, lucida e deprimente.
Sono arrivata in fondo, è partito il defaticamento ed è sempre così che faccio io.
Non ce la farò mai, mi dico.
Mi fermo prima.
Mi faccio uno sconto.
Fa niente se non arrivo in fondo.

E poi invece, in qualche modo, ci arrivo.

 

Questi sono giorni di miracoli
Di cieli senza limiti, di cani abbandonati ma invincibili
Di streaming di canzoni, eremiti nelle metropoli

Queste sono notti senza pericoli
Di nevi perenni, prospettive di due anni
Di cieli superati con viaggi organizzati
E tu che ti dimentichi che è una corsa a ostacoli
Allegri e disperati, nei secoli dei secoli
Dei secoli dei secoli, dei secoli dei secoli

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