appunti

CATTIVE MADRI

Maggio 1, 2013

Sono ormai tre settimane che ho partecipato ad un evento molto interessante di cui mi sono riproposta fin da subito di parlarvi, salvo poi partire ed accumulare tante di quelle cose da fare e da scrivere, che quasi quasi questo post rischiava di non essere scritto.
Approfitto dell’ennesima giornata di pioggia, della tonsillite (la mia!) e di una finestra di sollievo che l’amico Ibuprofene mi concede, per scrivere e riesumare la rubrica quotes (in alto a sinistra) che langue già da troppo tempo.
(perchè ogni promessa è debito e io vi avevo promesso una citazione alla settimana, su per giù…)

Sono stata a vedere l’ultimo film, uscito nelle sale con il ritardo consueto (e vergognoso) delle produzioni indipendenti, di Alina Marazzi, autrice di cui già vi ho parlato qui.
Il film si chiama “Tutto Parla di Te” ed è un docu-fiction (come si suol dire con odiosa, a mio avviso, locuzione) che tratta in maniera lucida e onesta il tema della depressione post-partum e più in generale la conflittualità del rapporto madre/figlio.
La Marazzi mette insieme la fiction (le storie di due donne, una più giovane e una più anziana, le cui vite si incrociano, per motivi differenti, in un consultorio per la maternità), il documentario (con interviste di donne “vere” che raccontano la loro storia di depressione e difficoltà), le fotografie (di Francesca Woodman), e l’animazione per rappresentare i diversi livelli emotivi della vicenda narrata.
Non vi dirò che questa forma filmica sia digeribile da un grande pubblico da multisala perchè non lo è. Certo una bella fiction con Gabriel Garko e Manuela Arcuri catturerebbe un’audience più esteso, dubito tuttavia che riuscirebbe a veicolare in maniera altrettanto onesta e lucida un tema scomodo e difficile come il baby-blues. Un tema che si tende a nascondere dentro armadi o sotto tappeti privati, senza pensare al danno che si fa alla società tutta, lasciata all’oscuro di un male serpeggiante che trova nei titoloni della cronaca nera soltanto l’epilogo più eclatante e raro (per fortuna), ma che affligge donne di continuo.
Anche adesso.
Anche a noi.

Dopo la proiezione del film c’è stato un dibattito interessante: presenti in sala la regista, il produttore, e le rappresentanti di Panda Onlus (un’associazione a sostegno della maternità e delle mamme in difficoltà), Luna Nuova (un’associazione di ostetriche) e di un altro ente di cui non sono riuscita a cogliere il nome che si occupa delle donne che hanno già “superato il limite” e hanno nociuto a se stesse o ai loro figli.
Quello che mi è balzato all’occhio quando si sono accese le luci in sala, è stata l’età media della platea: piuttosto alta, diciamo sopra i 45. La mia amica Olivia, a cui ho fatto questa osservazione, mi ha detto: “Ma la maternità è un tema che non interessa ai giovani…”. Tristemente, sembra proprio avesse ragione lei: cinque minuti dopo questo scambio, una conoscente (giovane non so, ma più giovane di me sicuramente), presente alla proiezione, mi ha chiesto via sms di avvisare l’amica con cui era venuta che se ne andava perchè “non ne poteva più”.
Cosa pensava di andare a vedere? Gabriel Garko e l’Arcuri no, se la conosco: non mi pare proprio il tipo…

E poi c’è stato qualcosa che è stato detto che mi ha colpito molto, e cioè che la solitudine delle neo mamme, quella che tutte abbiamo sperimentato e di cui alcune si ammalano, fa parte del processo: andrebbe raccontata, spiegata e accettata.
Allora penso alle mie gatte, se me lo consentite: ho visto nascere qualche dozzina di gattini per opera loro. Quando partorivano si andavano a rintanare e finchè i gattini non erano in grado di camminare da soli, erano capaci di non farsi vedere se non per fugaci incursioni verso la ciotola del cibo. Le più selvatiche neanche per quello: uscivano di notte così nessuno le avvistava più per settimane. Non volevano nessuno intorno ed erano capaci di trasportare per la collottola l’intera cucciolata sopra una catasta di legna, se si sentivano braccate (per esempio da noi bambini che vivevamo i gattini come peluche viventi..), o nell’anfratto più segreto della cantina pur di proteggere la prole circondandola di pace e tranquillità: da sole.
In fondo là dentro, da qualche parte, siamo mammiferi anche noi.
Che la solidudine faccia parte del processo non può diventare un alibi: il senso forse è proprio che bisogna esserci, essere presenti e disponibili all’occorrenza, ma senza dare fastidio.
Come con le gatte, insomma. Non he ho mai lasciata morire una di fame perchè non la vedevo tutto il giorno, quello di cui aveva bisogno, glielo facevamo trovare.
Eccovi due citazioni del film: contano poco, non sono letterali probabilmente. Perdonatemi ma mi affiderò ai miei poveri appunti.

Pauline a Emma:
“Non avresti mai fatto del male a Matteo, perchè tu non sei stata lasciata sola”

Valerio, parlando di Emma e il suo ragazzo:
“Non sono una coppia. Una coppia sono due e loro sono in tre”

“Tutto parla di te”, di Alina Marazzi, una produzione Mir Cinematografica – Ventura film con RaiCinema e RSI, Italia-Svizzera 2012, 85′, HD e 35mm.

Per poco o tanto che vi dicano queste righe, se avete l’opportunità, andate a vedere questo film!

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  • Avatar
    acciaio73 Maggio 1, 2013 at 9:44 pm

    Ci si vergogna delle proprie debolezze. Ci si vergogna della fragilità. Anche se momentanea. È qui il problema.
    Non siamo la mamma del Mulino Bianco.
    Basta saperlo.
    Accettare i limiti.
    Piangere se serve.

  • Avatar
    Simo Maggio 1, 2013 at 10:07 pm

    Mi piacerebbe proprio vederlo e grazie a te che l’hai segnalato…ps secondo me il paragone con i gattini rende perfettamente l’idea.

    • Avatar
      mammaduepuntozero Maggio 1, 2013 at 10:30 pm

      Grazie Simo, anche secondo me! Io mi “ispiro” molto alle mie gatte….non so se capisci in che senso….
      🙂

  • Avatar
    mammoski Maggio 3, 2013 at 5:47 am

    Beh che dire, a me è stata da poco diagnosticata la depressione post parto….l’affronterò, giorno dopo giorno, senza vergognarmi…Grazie per questo post!

    • Avatar
      mammaduepuntozero Maggio 3, 2013 at 12:15 pm

      Non hai regione di vergognarti e poi sappi che sei in buona compagnia!
      Ti abbraccio

      Silvia

  • Blog Story: quando ero depressa | meduepuntozero Luglio 14, 2014 at 9:33 pm

    […] del Baby Blues ho parlato diffusamente qui, dopo aver visto Tutto Parla di Te, di Alina Marazzi, che mi colpì e non c’è da stupirsi se […]