to be me

A proposito di Matrimonio.

luglio 9, 2014

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Confesso, sono stata una cinica.

Ho rabbrividito più e più volte al pensiero dell’abito bianco, della chiesa, di tutti quegli invitati, dei fotografi, dei filmini e di tutti che ti guardano.
Ho pensato per un sacco di anni, quelli in cui ero una Giovane Anticonformista e Problematica, che il matrimonio fosse un rito inutile, pomposo e desueto e che, in fondo, a chi si ama non serva un contratto, bastano le buone intenzioni.

Ho cambiato idea (su tutto tranne che sui filmini e sul tutti che ti guardano) solo quando mi ci sono ritrovata in mezzo.

Quando Maritomio mi ha chiesto di sposarlo, in un modo rocambolesco e inaspettato che non vi racconterò nel dettaglio, ho avuto come un’epifania. Il mio coefficiente di romanticismo si è impennato e tanta parte di quel cinismo, di cui vi ho appena detto, si è dissolto in un mare di lacrime.
Roba che prima avevo pianto sempre e solo per amori infelici e sbagliati, mai di felicità (anche se probabilmente in quel caso si trattava piuttosto di incredulità).

[Mi vedesse adesso quella Giovane Anticonformista e Problematica, cosa penserebbe di me che piango anche davanti alla pubblicità del Dash?]

Una volta diluitosi il romanticismo, ho cominciato a vedere anche il senso vero di una cosa del genere.

Innanzi tutto ho capito che non si trattava di un contratto. Sì, certo, in parte si tratta anche di quello: la legge tutela le parti secondo un codice dettagliato, ma solo per le cose materiali, avete notato?

Sono arrivata alla conclusione che la valenza più significativa del matrimonio risieda tutta in quella promessa che si fa a voce alta, davanti a tante persone.
Perchè quando una cosa l’hai detta ad alta voce, specialmente se non eri solo, è piuttosto imbarazzante doversela rimangiare, a posteriori. Diventa più reale.
Diventa un impegno, una responsabilità.

E in fondo, il matrimonio non gira tutto attorno alle responsabilità, che di romantico non hanno gran che, almeno non secondo i diffusi canoni di romanticismo da tardo ‘800?

Il matrimonio significa accettare il bello e il brutto, significa diventare grandi e congedarsi dalle fantasie adolescenziali cresciute a film americani e merendine kinder.

Il matrimonio significa avviare un progetto, che non necessariamente includerà i figli, anche se il matrimonio cattolico si fonda proprio sulla procreazione, quale fine e giustificazione ultima di tutto l’impianto.

Il matrimonio è un’impresa da portare avanti in due, ed è per questo complicatissima. E non saranno sempre rose e fiori: quelli si spendono tutti in quel tal Giorno Speciale.
Quello che viene dopo, spesso ha le spine, ma non esiste al mondo impresa che non le preveda, figuriamoci questa.

Oppure si può continuare a credere al Principe Azzurro.

Lo scorso week end siamo stati ad un matrimonio a Napoli, l’apice dell’apoteosi del romanticismo, con tanto di serenata la sera prima, palloncini, danze e souvenir. Le mie elucubrazioni prendono le mosse da lì. Queste sono le foto che ho fatto (col cellulare, visto che la reflex l’avevamo dimenticata a casa), dal viaggio in treno alla chiesa al ricevimento.

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Questo è il viaggio in treno dell’andata, ben rappresentato dai 15 minuti di numero di sonnellino di Cecetta.
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Appena arrivati, ci siamo concessi un buon gelato a Mergellina, con vista sul Vesuvio e sui gatti del porto.

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Eccoli in chiesa, tutti in ghingheri.

matrimonio_napoletano_8La strada per arrivare al ristorante è stata costellata di cambi di percorso, a causa del giro d’Italia, che incrociava insistentemente il nostro cammino. Nel nostro vagare per le campagne tra Caserta e l’Avellinese, abbiamo scoperto distese di tabacco e lunghe file di serre in cui le foglie riposavano appese a testa in giù ad essiccare. Cose che avevo visto solo in un documentario su Cuba, prima di allora.

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Finalmente il Ristorante e la festa. E ancora non mi do pace per quel bellissimo segnalibro che ogni ospite aveva sul piatto come cadeaux e che io ho perso, chissà dove, prima di riuscire a infilarlo nel libro che mi ero portata appresso.

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La mattina dopo la festa, ci siamo svegliati in questo albergo enorme, in cui eravamo arrivati a notte inoltrata senza renderci conto davvero di dove fossimo. Una struttura maestosa, pretenziosa e rimasta esattamente come era nata, nei primi anni ’80. Vittima della crisi e dei cambi delle mode, ha smesso di ospitare i ricevimenti faraonici che ospitava fino al 2000, anni in cui tutte e 4 le sale venivano riempite ogni giorno. Di tutto quel fasto rimangono le moquette polverose, una cabina telefonica, un piano bar e decorazioni marmoree ispirate a Mirò. E una piscina. Una bellissima piscina.

matrimonio_napoletano_11E infine il viaggio del ritorno, con una bimba adorabile e disciplinata che si è divisa per 3 ore fra coccole, disegni e iPad, ed una scatenata che ha eletto a suo gioco preferito la scalata del sedile.

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  • vagoneidiota luglio 13, 2014 at 7:17 pm

    Tutto dolcissimo.

  • shaula luglio 14, 2014 at 11:02 pm

    noi abitiamo nel profondo nordest…ma la serenata, con tanto di piccola banda di amici al seguito, me l’ha fatta lo stesso! 😉

  • pasqualeeclaudia luglio 31, 2014 at 12:16 pm

    meraviglioso post…mi sono innamorata delle tue foto…e delle tue parole. Non sono ancora sposata ma il “grande cambiamento” l’ho vissuto anch’io e continuo a riderci su…ti seguiremo con immenso piacere e tanta tanta curiosità 🙂 passa a trovarci se ti va 😉 http://duecuorieunaciccions.wordpress.com/

    • Silvia A. luglio 31, 2014 at 2:31 pm

      grazie e una visitina…ve l’ho già fatta! Bravi anche voi!
      🙂