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Storie della buona notte per mamme di bambine che loro vorrebbero ribelli

marzo 16, 2017

(purché siano bambine ribelli sì, ma non con loro)

bambine ribelli

Anche perché la ribellione è un fatto relativo: metti che ti ritrovassi una fervente cattolica che ti guarda con biasimo ogni venerdì di quaresima perché stai mangiando l’hamburger, o fumando una sigaretta, o bevendoti la necessaria birretta delle 7 di sera. Non te ne potresti lamentare, avendola cresciuta senza Dio e senza inibizioni.

Se speri in una ragazza ribelle, dovrai mettere in conto che la ribellione sarà necessariamente di segno opposto a quella che è stata la tua.

Tornando al libro, comincerei con l’affermare le ovvietà, per poi archiviarle e passare a cose più interessanti:

Storie della Buona notte per bambine ribelli” è un oggetto bellissimo, che per 19 € potete comprare senza esitazioni.

Le illustrazioni del libro sono bellissime e così la grafica, l’impaginazione e tutto il resto.

Il progetto delle due autrici è stato ambizioso, baciato da quella proverbiale fortuna che premia gli audaci, e investito meritatamente dall’affetto di tutte le decine di migliaia di persone che hanno finanziato il crowdfunding che ne ha reso possibile la pubblicazione.

Il presupposto che sta alla base del progetto è un problema reale e serio: i modelli femminili e maschili nella letteratura per l’infanzia necessitano di una revisione tempestiva.

Ora che siamo d’accordo su almeno quattro cose, vi dirò su cosa non sono d’accordo.

Non credo che questo libro sia adatto alle bambine, perché, per dirla con le parole di Silvia, che lo recensisce su Galline Volanti,

Sono storie che rispondono a un immaginario adulto proiettato sul mondo infantile

Non credo nemmeno che sia adatto alle madri al 100%, visto che non approfondisce a sufficienza ma neanche questo è il punto.

Io credo che il problema di questo libro, che poi non è del libro in sé, sia quell’effetto parossistico del pensiero femminista che, per affermare il valore delle donne, sceglie di annoverare l’elenco di quelle straordinarie. Come se per avere un posto di pari merito nelle fila della mediocrità diffusa, dovessimo per forza attingere allo straordinario. E non uso la parola mediocrità in senso dispregiativo, ma secondo il suo antico significato di “che sta nel mezzo”.

La mediocrità è un po’ la cifra di noi esseri umani.

Per quanto ambiziosi, presuntuosi, prepotenti e persino dotati, la stragrande maggioranza di noi è destinata a galleggiare nel mezzo, uomo o donna che sia, e in quel mezzo ci starà molto bene. I picchi in una direzione e nell’altra sono rari, ed è l’evidenza delle cose a insegnarcelo, a partire dai gradi più elementari dell’istruzione obbligatoria.

Gli studenti-modello e gli studenti-disastro si contavano sulle dita di una mano in una classe di oltre 20 persone. Nei gradi di istruzione superiori, molti di questi non mantenevano le promesse e da un lato precipitavano e dall’altro si riscattavano. Allo stesso modo, chi era abituato a galleggiare nella media, non di rado si concedeva nel tempo incursioni sulle vette più alte o giù negli abissi, per poi tornare da quei viaggi e riprendere il proprio posto tra le fila dei mediocri, quelli che stanno nel mezzo: senza infamia e senza lode.

La vita ha questo vizio di scompaginare le classifiche, quindi meglio non affezionarcisi.

Non c’è niente di male nello stare nella media. C’è qualcosa di straordinario in ciò che si fa nella palude della mediocrità, che risiede nella natura stessa della mediocrità: le cose belle e buone che si fanno mentre si galleggia nella mischia non massaggeranno il nostro ego con un grande successo, un corale encomio e neppure con una pagina di storia che parla di noi. Si può giocare a tennis solo per il piacere di farlo, si può dipingere per passare il tempo o distendere i nervi, scrivere per lasciare una traccia di sé ai nostri futuri nipoti da scoprire in un vecchio quaderno ammuffito in solaio. Si può diventare esploratori semplicemente leggendo libri, si può cambiare un pezzetto di mondo essendo gentili con il nostro vicino di autobus.

Le cose belle e buone che facciamo nella mediocrità saranno per lo più invisibili, gratis: le regaleremo al mondo e a noi stessi senza riceverne nulla in cambio se non una genuina soddisfazione personale, una parola gentile da chi ci ama, un complimento da chi ci passa accanto e per un momento si accorge di noi, ma poi subito ci perde nei meandri della sua memoria a lungo termine, quella da cui con ogni probabilità non riemergeremo mai più.

Quello che vorrei essere capace di insegnare alle mie figlie è che probabilmente saranno delle persone mediocri e che va bene così. Probabilmente non sarò una brava maestra in questa materia complicata dell’equilibrio tra possibilità e ambizione, perché come tanti, in questo nostro tempo egocentrico e individualista, soffro di non essere diventata qualcuno, come se avessi infranto una promessa che però non ricordo di avere fatto e a chi.

Mi piace pensare a queste “Storie della buona notte per bambine ribelli” come un catalogo dell’intelligenza femminile, destinato a lasciare traccia di un certo orgoglio di genere nelle librerie e nelle biblioteche di mezzo mondo. In un’epoca in cui siamo le nuove arrivate della vita pubblica (non votiamo neanche da un secolo) e che ancora ci nega il potere, di questo c’è ancora un gran bisogno.

Vorrei però che le mie bambine non si mettessero in testa che per essere degne di esistere debbano essere straordinarie.
Vorrei sapessero che possono arrivare dovunque la loro natura, a braccetto con la voglia che ne hanno, sia in grado di portarle e che quella meta non deve essere la cima, non per forza.
Vorrei che imparassero che l’approvazione, il plauso, la celebrazione degli altri vale poco, anzi, niente e che l’unica approvazione che le farà sentire in pace, sarà quella che si sapranno concedere da sole.
Vorrei che capissero qual è la loro strada e che la trovassero (non basterà un tentativo).
Vorrei che sapessero che ci vorrà impegno, che ci sarà fatica (le cose facili non danno soddisfazione).

Ne varrà la pena, a prescindere da dove arriveranno: se lo lascino dire da una che nella vita ha fatto tutto il contrario, si concedano pure di ribellarsi da questo modello che indosso io.

bambine ribelli

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  • virginiamanda marzo 25, 2017 at 8:47 am

    Grazie per questo post, hai detto chiaramente quello che penso da tempo. Lavorando come insegnante mi rendo conto che concentrandoci sullo “straordinario” ci siamo dimenticati dell’ “ordinario”, che però è ben più numeroso e va comunque seguito con attenzione ed affetto. Se ti atterrai anche solo alla metà delle promesse che fai qui sulla loro educazione, le tue figlie saranno donne fortunate!

    • Silvia Azzolina marzo 25, 2017 at 11:12 am

      Speriamo perchè si sa che “tra il dire e il fare…”
      Un abbraccio!
      Silvia

  • Virgawards n°17: donne – Virginiamanda marzo 9, 2018 at 10:17 am

    […] Storie della buonanotte per bambine che le loro mamme vorrebbero ribelli – Silvia Mazzolina. Sapere che molto marketing e indotto gira sul femminismo o presunto tale. E che esistono le donne famose che vanno celebrate, ma la realtà è anche fatta di quelle normali, ordinarie. E che la normalità è quella che ci spetta. […]

  • Giulia marzo 15, 2018 at 1:15 pm

    Post molto interessante, grazie! Io di figlie non ne ho e di bambini non ci capisco nulla, pero’ I due libri delle bambine ribelli mi sono molto piaciuti e li ho presi a mia nipote. Condivido il tuo punto di vista del non volere a tutti costi avere bambini “straordinari”, pero’ io ho proprio visto i libri dal punto di vista opposto. Le donne del libro non hanno necessariamente avuto successo, ma in qualche modo sono andate contro delle regole imposte. In certi casi, sono nel libro solo perche’ hanno deciso di mostrarsi per quello che erano, come nel caso di transgender e omosessuali, o perche’ sono sopravvissute a degli eventi terribili e hanno la forza di vivere normalmente. Inoltre, io l’ho vista come un aprire alle bambine molte possibilita’ su quello che possono fare: penso a mia nipote che fa una scuola molto competitiva in cui la spingono a diventare una scienziata o un’informatica, e spero che il libro l’aiuti a capire che dovrebbe fare nella vita quello che vuole e che le piace, anche per esempio dedicarsi a materie umanistiche troppo spesso considerate poco importanti. Anche una donna che fa la scrittrice o la pittrice o l’attrice puo’ essere speciale, non solo quelle che lavorano alla NASA, e credo che il libro lo spieghi bene.