life in pictures

Cogliere l’attimo

settembre 13, 2013

L’altro ieri leggevo su il Post la storia di una delle foto simbolo dell’11 Settembre 2001: è stupefacente, spettacolare e riassume tutta la tragedia in un uomo, in caduta libera lungo le linee perfette dell’architettura delle Twin Towers, in un drammatico volo. Quel fotografo, Richard Drew, era corso sul posto da tutt’altra parte della città, perché avvisato che stava succedendo qualcosa di epocale.
Avrà scattato centinaia di foto, immagino, faceva il suo lavoro e gli è toccato in sorte di essere il testimone di quell’attimo irripetibile.
Ecco la foto, la ricorderete sicuamente: Falling Man, Richard Drew

Poi c’è una foto che avevo selezionato per il mio precedente post, che preparavo lo stesso giorno: lo scheletro di balena in una delle sale del MNM. Ero tutta concentrata a inscrivere il cetaceo in un’architettura di linee e di prospettive e non avevo notato il palloncino rosa intrappolato contro il soffitto altissimo.
Me lo ha rivelato la foto, una volta scaricata ed è stata una bellissima sorpresa.

Perdonate l’accostamento che può apparire sacrilego, è puramente casuale, dettato da una coincidenza temporale, ma l’osservazione delle due foto mi ha suscitato una serie di pensieri sulla fotografia che ora vado a esporvi.

Reggetevi: sono banalità, ma le voglio scrivere lo stesso.

Per la fotografia passa un tipo speciale di osservazione della realtà. Guardare attraverso un obiettivo vuol dire inquadrare: mettere dentro un quadro una scena, un attimo, un insieme di linee, di colori.

Quando si fotografa, si osserva la realtà in un modo particolare. Questo non fa del fotografo un artista, io credo, ne fa piuttosto un testimone, un racconta storie.
Ciò che rende una foto memorabile, se ci pensate, è sempre la potenza dell’attimo che ha saputo cogliere.
Non basta esserci, non basta osservare, bisogna anche prevedere ciò che sta per accadere, e avere fortuna.
Ci vuole pazienza e velocità e tutto sommato non importa che brandiate uno smart-phone o una reflex da migliaia di euro, quella è tecnica e la si può imparare, l’importante è cogliere l’attimo giusto.

La luce cambia velocemente ed imprevedibilmente. Una nuvola ti può portar via l’ombra che cerchi di fermare in uno scatto prima che tu l’abbia ottenuto, oppure regalarti molta più luce di quella che il diaframma che stai usando possa sopportare, cambiando la natura e la qualità della tua foto.

Mettere in posa persone e cose è un’arte senza dubbio, ma la fotografia di cui sto parlando è quella estemporanea, da reportage, quella in cui nessuno si aspetta di essere fotografato e proprio per questo rivela se stesso. Ma anche le persone si muovono veloci, e devi essere più veloce di loro per catturarle nel momento giusto.
Ed è meglio se non ti fai notare.

Tutto questo non giustifica il passare la vita con gli occhi sullo schermo dello smart-phone, ditelo ai vostri figli e conoscenti adolescenti (e diciamolo anche a noi stessi, va’…).
La realtà bisogna guardarla prima senza la macchina fotografica davanti, per saperla fotografare. L’ossessione per la ricerca dell’ennesimo scatto da postare su Instagram, non produce che tonnellate di mediocrità e noia.

Quando lo schermo della macchina fotografica ci presenta il prodotto del nostro ultimo scatto è sempre una rivelazione: spesso quella di un fallimento.

Non basta aver colto un attimo memorabile, dunque, bisogna anche saperlo riconoscere e scartare tutto il resto.

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  • veronica settembre 15, 2013 at 11:58 pm

    Davvero!.. devo ancora decidere se sei più brava a scrivere o a fotografare..

    • Silvia A. settembre 18, 2013 at 8:53 pm

      Amica del mio cuore…

  • Mamma avvocato settembre 16, 2013 at 3:31 pm

    Ecco.
    Io difetto ampiamente di questa capacità di cogliere l’ottimo, anche se mi impegno. Tu, invece, la possiedi.
    Brava, belle foto!!

    • Silvia A. settembre 18, 2013 at 8:52 pm

      Grazie dei complimenti ma ti posso assicurare che è una abilità che si acquisisce con la pratica. E la pazienza.
      🙂
      Probabilmente poi sono stata inconsapevolmente istruita anche dal mio lavoro precedente: in fondo l’inquadratura, in un film, non è che una fotografia che si muove, no?

      Un abbraccio

  • Blog Story: life in pictures | meduepuntozero luglio 22, 2014 at 9:31 pm

    […] ho la pretesa di essere una grande fotografa (anche se una volta mi sono sorpresa a dissertare sull’arte della fotografia); sermplicemente mi piace avere una testimonianza della vita che ho vissuto, per poter tornare a […]