to be me

Non mi hanno mai copiata (uffa).

gennaio 25, 2016

Scrivo su questo blog da 3 anni. Non faccio fatica a fare i calcoli: il blog e la figlia di una delle mie più care amiche compiono gli anni esattamente nello stesso giorno.

Avevo iniziato con un articolo proprio su di lei (il mio periodo BLU, non nel senso picassiano, ma in quello della depressione).

In tre anni suonati ho scritto post dal noioso al trascurabile, mi sono incazzata col mondo e ci ho fatto pace, ho riso e ho pianto (in ordine inverso, cronologicamente parlando), sono stata letta pochissimo o tantissimo, mi sono riletta almeno un milione di volte, spesso rimandandomi a settembre, a volte con soddisfazione.

Ma non mi è mai successo di essere copiata. Non che io sappia, per lo meno.

Uffa

Uffa

Non che io vada in giro alla ricerca delle parole che possano avermi rubato, anche se confesso di avere googlato una volta una frase di un post che mi pareva particolarmente ben riuscito, sorpresa e delusa dal fatto che nessuno l’avesse ancora copiato.

Ci sono interi portali che hanno fatto della trafugazione di contenuti e del plagio uno stile editoriale, possibile non mi abbiano mai considerata?

Pare di sì, succede. Succede anche di non essere copiati, persino quando si scrivono cose fighissime che vengono molto condivise. Persino quando hai delle idee stratosferiche che non ti capaciti neanche da dove ti siano venute.

Capita anche il contrario: capita che “copi” senza saperlo. Neanche questo mi è mai successo, che io sappia, ma so per certo che capita.

Ci sono le intuizioni geniali che vengono a due o più “genii” nello stesso momento, o in un lasso di tempo abbastanza ristretto da poter essere messe in relazione. Vi ricordate il post della Tesio sulle mamme delle fiabe (un post che sarei felice di linkare, se Enrica avesse un tool di ricerca qualsiasi, un archivio, un’audio guida, un maggiordomo, o qualsiasi altro strumento che mi permettesse di ritrovarlo in tempi ragionevoli). Qualche mese prima Marco Zac, il meraviglioso vignettista di Instamamme, aveva pubblicato una vignetta che proponeva in disegni lo stesso concetto che Enrica aveva sviluppato a posteriori e con la consueta eleganza in quel post.

Nessuno dei due aveva copiato l’altro: succede.

Ditelo alle fan, che si sono scagliate contro il povero Zac, per altro in sede inappropriata, in una delirante sovrapposizione di colpe (cioè sotto un link postato da un grosso portale di mamme che aveva riproposto la vignetta alle sue lettrici, dimenticandosi di attribuirla correttamente): spesso le persone intelligenti arrivano alle medesime conclusioni, senza nemmeno bisogno di parlarsi.

[ Una volta avevo scritto un post sulle fan sui social; mi era sembrato un gran pezzo, arguto e divertente: non mi copiarono neanche quello. Una delusione incredibile. ]

Tutta questa attenzione al non essere copiati, usurpati, derubati e vilipesi nel proprio ego creativo io non ve la capisco, sapete? Stiamo tutti sull’internet perché ci piace condividere, farci vedere, regalare pezzi di noi.

Io scrivo perché mi piace l’idea che mi leggiate e ci rimango male quando non lo fate, così come esulto quando mi condividete. Immaginate arrivaste addirittura a copiarmi…

Gongolo di fronte ai complimenti che mi fate, anche se son brava a rispondere con la modestia d’ordinanza, un retaggio culturale cretino che tuttavia non mi impedisce di godere delle belle parole che mi dicono, quando me le dicono, se sono sincere.

Chi se ne importa se anche mi copiassero? Non sarebbe anche quello una specie di complimento, dopotutto? Maldestro, disonesto e chi più ne ha più ne metta, ma se non pensassero che ho scritto una cosa figa, mica avrebbero scelto proprio me quando dovevano fingere di essere chi non erano, no?

[ Ora non vi agitate, non sto parlando di plagio assoluto, sto parlando di copia, che è una cosa diversa. ]

Se si tratta di idee il terreno può diventare vischioso, sono d’accordo. Può venire il sospetto che magari uno si prenda la vostra idea e ne faccia qualcosa di suo, magari un sacco di soldi; ma sapete che c’è? Intanto è altamente improbabile che ciò succeda, e poi non sarebbe comunque più la vostra idea: sarebbe qualcosa che quel qualcuno ha elaborato e su cui ha lavorato a suo modo, con la sua testa, e non avrebbe più nulla a che vedere con voi.

Questo hanno le idee: sono indeterminate, volubili, sfuggenti. Se ti distrai un attimo cambiano natura, si evolvono, migliorano: per questo è bene condividerle. Vale la pena correre il rischio che te le rubino, perché dentro il tuo cassetto o dentro il tuo cervello, da sole, non diventerebbero mai niente più di quel che sono: fantasie.

E ok, no: non sto parlando di quella volta che vi hanno rubato il progetto di ricerca e si sono presentati all’esame in università con quello: quello non è un furto di idea, è un furto di lavoro, di sudore e di fatica, ed è un’altra cosa.

È solo che si fa un gran parlare di questo rubare le idee, di copiare le frasi, le intuizioni, persino gli hashtag (giuro, la tipa sosteneva proprio “quell’hashtag è mio”), e ci si perde la parte migliore: quello che noi stiamo “rubando” agli altri mentre ci mettiamo in relazione con loro, mentre gli raccontiamo la nostra idea.

O semplicemente mentre clicchiamo “pubblica” dopo avere scritto il post.

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  • NonPuòEssereVero febbraio 7, 2016 at 3:34 am

    Io sono stata copiata… e non hanno di certo scelto il più figo dei miei post, a prova del fatto che i post fighi non vengono mica copiati… Loro (i copioni) sanno che verrebbero subito sgamati 😉

    • Silvia A. febbraio 15, 2016 at 11:25 am

      ah dici che dovevo googlare i post scadenti??… Interessante, non ci ero arrivata!