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Come se fosse normale

marzo 14, 2016

Ieri sera ho fatto un po’ fatica  ad addormentarmi: sarà stata la torta piena di panna che ho mangiato alle 19:00, sarà stato il prosecco o sarà che ho avuto l’insana idea di leggere un giornale on-line e di soffermarmi sulle notizie relative all’omicidio di singolare efferatezza con cui stanno riempiendo palinsesti da una settimana. Scema io.

lupi

Fatto sta che per addormentarmi ho dovuto fare uno sforzo razionale: ho pensato a tutte le belle persone che conosco, quelle che popolano la mia vita. Ho pensato anche a quelle odiose, per la verità, e mi ha rassicurato soprattutto il pensiero della loro innocua detestabilità. Avevo in serbo l’arma segreta, rifugiarmi per 5 minuti nel letto delle mie figlie ed abbracciarle fortissimo, ma mi è bastato il loro pensiero e sono sprofondata nel sonno.

Il mondo è pieno di gente normale che fa cose normali, di persone gentili che ti illuminano l’istante con un gesto inaspettato, di persone che ti fanno dispetti di nascosto perché in faccia non sarebbero capaci di dirti neanche “stronza”. E poi ci sono le eccezioni, quelle di cui è di moda parlare in tv, quelle che chi ha quell’unica finestra a cristalli liquidi sul mondo finisce per scambiare per normalità.

E a loro non basterà concentrarsi due minuti sul bello della vita reale e nemmeno abbracciarsi stretti al proprio bambino per scacciare la paura: loro continueranno a travisare il mondo e ad avere paura. E una persona spaventata non è lucida, le puoi far fare quello che vuoi.

Eppure l’inganno è così palese…

Li chiamano “delitti, invece che “omicidi” per portarsi a casa titoli degni di Edgar Allan Poe.

Aggiungono raccapriccio a raccapriccio, con un gusto cinico per il particolare scabroso che infilano nei titoli con un esercizio di sintesi fraudolenta: come esca. Solo nel testo integrale aggiungono i “si dice” e i “pare” che rivelano l’irrilevanza di quel particolare messo lì al solo scopo di farti inorridire di più e farti fare clic nella speranza, sempre disillusa, di delineare i contorni, di scoprire le ragioni e finalmente capire.

Raccontano e non spiegano, anzi, negano le ragioni. Avete mai sentito il racconto di un “delitto” i cui testimoni da pianerottolo dicessero: “In effetti era uno stronzo spostato. Certo non me l’aspettavo, ma tutto sommato non mi stupisco di quel che ha fatto“. L’imperscrutabilità della follia dell’omicida fa più paura dell’evidenza di una persona, di una famiglia, di un contesto sociale non privo di ombre. Il copione è stato così ben assorbito dai potenziali testimoni di tutta la penisola, che non mancherà mai più, all’indomani di un omicidio, la comparsa dallo sguardo compassato che asserisce che: “Era un bravo ragazzo, nessuno avrebbe immaginato“.

Mentono sapendo di mentire, al solo scopo di metterti in testa che potrebbe succedere a te, che potresti non accorgerti di quel che ti capita in casa (o sopra la testa, nel caso attuale) quando invece certe cose non maturano nello spazio di un amen e senza preavviso. Un consumatore saltuario di cocaina, tanto per dirne una,  non ne compra 1800 € in un colpo. Un consumatore saltuario, dedito alla bravata celebrativa, non si chiude in casa a pippare per 4 giorni di fila e, se lo fa, non ne esce vivo – lui però.

Parlano di famiglie normali (generando un delirante link con le discussioni recenti sul DDL Cirinnà e rivelando l’inganno delle parole), intendendo che sono composte da un padre ed una madre ed un certo numero di figli: come se allevare Narcisi senza uno scopo nella vita, dediti a sostanze psicotrope ed alla prostituzione possa essere in qualche misura considerato “normale” = “consueto, ordinario, regolare”.

Parlano di “buona famiglia” intendendo “famiglia benestante“, i cui figli possono tirare su dal naso per 4 giorni di fila 1800 € senza doversi giustificare o preoccupare di lavorare per guadagnarli e senza che nessuno li cerchi- chessò – per sapere come se la passano e se hanno infine programmato quell’esame per cui sono già stati bocciati 8 volte.

Ribaltano la realtà al punto che, invece di indagare le ragioni e cercare le fonti, si accaniscono sui protagonisti in nome del Dio Audience e li ergono colposamente al rango di Star, con tanto di ospitate in tv, dibattiti, diari del carcere.

Quella gente non è normale, quella gente è la devianza di una società che, per larga parte, è ancora composta da gente “normale”, di quella con l’ascella pezzata in tram alle 7 del mattino, di quella che ti risponde male ad uno sportello pubblico, di quella che si fa la lampada due volte la settimana e le sopracciglia ad ali di gabbiano, di quella che mastica con la bocca aperta e lascia le cicche di sigaretta sulla spiaggia dove i tuoi bambini costruiscono castelli di sabbia. La società è composta per larga parte da gente mediocre, se non persino sgradevole, che tuttavia non prenderà mai un coltello per infilarlo nel petto di qualcuno.

C’è speranza per tutti noi e ce n’è per i nostri figli: perché mostri di quella specie non piombano dall’aldilà all’improvviso a turbare l’ordine costituito; vivono tra noi e in qualche misura li puoi riconoscere e fare di tutto per starne alla larga.

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  • Eleonora marzo 23, 2016 at 11:23 am

    Ciao Silvia,
    credo che sia sfuggita di mano la situazione e non si riconosca più la realtà dalla finzione. Il caso di Luca Varani ne è un esempio sconcertante.

    • Silvia A. marzo 29, 2016 at 9:53 pm

      Io vedo genitori che hanno rinunciato ad educare, tanta ignoranza e tanta cocaina: un mix diabolico e letale.
      Tristissimo.
      Ciao Eleonora, grazie del tuo commento

  • zambe aprile 9, 2016 at 7:47 pm

    Reduce da una festa di compleanno, ma ha purtroppo più senso postare qui.
    Ho constatato quanta rabbia ci sia in alcune persone, quanto “ti pago e fai come pare a me”, quanto “l’unico modo per ottenere le cose è incazzarsi e dirgliene 4”, “cosa vuoi, ti devo dare cinque euro in più per farle una coda?”.
    Il problema, uno dei tanti, è che sono mamme.
    E io stavo lì inebetita senza il coraggio di controbattere, di argomentare, di proporre il punto di vista opposto. Solo una piccola vocina egoista nel cervello che diceva “speriamo l’anno prossimo non siano in classe insieme”.
    Che son sicura lei sia andata a casa con l’animo in pace, mentre io sto qui a rifletterci. Insomma, mi sembra il mondo vada un po’ al contrario.

    • Silvia A. aprile 11, 2016 at 8:41 pm

      Speriamo davvero che non siano in classe insieme l’anno prossimo, anche perchè se no poi tu ti cucchi i genitori di pertinenza nell’immancabile chat su whattsapp!!