appunti

Due o tre cose sulla creatività che ho imparato ultimamente

ottobre 31, 2016

Queste sono due o tre cose che ho imparato sulla creatività ultimamente, grazie a tre maestri (uno, due e tre) e questo potete considerarlo un “ripasso a carattere divulgativo”.

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Essere creativi vuol dire essere liberi.

Di fronte alla pagina bianca si può fare quel che si vuole: non ci sono limitazioni, non ci sono regole. L’unica regola è domandarsi sempre: «È bello? Funziona?». Quando un bambino colora una mucca di blu, non è bene correggerlo: lo sanno tutti. Allo stesso modo, se vi viene in mente una storia impossibile non dovreste censurarvi, dovreste anzi lasciarla libera di prendere forma.  Chi sia in grado di descrivere tutto il mondo intorno alla mucca blu in modo che questa diventi credibile, quello è un grande creativo. Non è interessante la verosimiglianza e non è nemmeno importante: basta che funzioni.

La creatività si alimenta di vita

Ed è alla vita che bisogna attingere per scrivere una storia. Ci sarà sempre un “amico segreto” dietro ad un personaggio che avrete messo sulla scena, solo voi saprete chi è ed è probabile che lo scopriate solo in corso d’opera, dopo averlo creato, quando vi sorprenderete a pensare: «Ma guarda questo come gli somiglia!“.

Se non conosci le dinamiche tra le persone, non scriverai un racconto.

Scriverai una descrizione di qualcosa che è successo e per giunta non davvero: quanto mai potrà essere interessante? Sono le dinamiche tra le persone a dare il senso a una storia; sono i personaggi al centro, non la trama. La domanda a cui risponde una storia che si fonda sulla trama è “come andrà a finire?“; quella a cui risponde la storia che si basa sull’ineluttabilità delle dinamiche tra le persone è “come ci arriverà?“.

L’ispirazione deve procedere sempre dal basso verso l’alto, mai viceversa.

Un film si potrà ispirare a un libro, una serie tv ad un film, un programma televisivo ad una serie tv. Più in basso non c’è niente. Anzi no: più in basso c’è il web, che è un pozzo di mediocrità senza tornelli all’ingresso, dove tutto finisce in un mucchio informe da cui è molto difficile pescare le cose che sono buone per davvero.

Quando si scrive si è nudi e vulnerabili.

Essere paraculi non è mai un’opzione, a meno di volere cadere nella mediocrità e nel luogo comune; a meno di stare dentro un filtro fasullo. Per inventare bisogna abbandonare se stessi e trovare l’oblio, dimenticare chi si è.

La tecnica senza il sentimento, genera mediocrità e luogo comune.

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