storytelling

Quattro ragazze normali – 2 di 4

febbraio 6, 2018

2. Non le ha torto un capello

La ragazza ha 14 anni, indossa un paio di jeans e un maglione girocollo informe di lana irlandese. A guardarla non è né carne né pesce: troppo lunga per essere una bambina, troppo piatta per essere una donna. È una specie di ibrido, uno scherzo della natura che infatti non si sente per niente a suo agio in quel corpo incompleto.

Sta camminando lungo la strada in discesa che la conduce a casa: è andata in biblioteca a prendere in prestito un libro sui miti greci.
Un ciclista la sorpassa in velocità, lei non ci fa caso ma poi si accorge di una figura ferma lungo la recinzione della casa all’angolo, in fondo alla strada.
Il tizio porta il caschetto, gli occhiali da sole a specchio avvolgenti, i pantaloncini di nylon attillati e una maglietta pure strettissima e piena di simboli e marchi. Le dà l’impressione di essersi fermato a pisciare contro la rete e la cosa le sembra strana e anche schifosa, così, prima di arrivare alla sua altezza, cambia lato della strada.
Lo evita ma non è che ci stia prestando attenzione più di tanto, ha un sacco di pensieri più interessanti che le affollano la testa: fantasie, per lo più, e una certa fascinazione per le materie che sta studiando nella scuola nuova, tipo quella che stringe tra le mani in quel volume spesso e odoroso di vecchio.

Attraversa la strada tagliando per la diagonale lunga che la separa dall’ingresso del vialetto di casa. Il ciclista allora la chiama, le si fa accanto ma lei tira dritto.
«Scusa, mi puoi dire dov’è il comune?», la ragazza risponde senza smettere di camminare. Non è una decisione razionale, una specie di istinto le dice di non fermarsi. Non lo guarda nemmeno in faccia mentre gli dà le indicazioni, ma lui le chiede una specifica e allora lei sbaglia, si volta e gli vede l’uccello.
Lo tiene tra le mani, i pantaloncini elastici abbassati appena: è una specie di salsiccia livida e disgustosa ed è lì che il segnale di pericolo vola dritto dall’ipofisi al cervello e il cuore si mette a pompare impazzito.

La ragazza corre, corre a più non posso per i trenta metri che la separano dal cancello di casa, suona il campanello ed entra senza mai essersi voltata indietro.
La mamma la saluta, lei ricambia appena e si infila in camera, chiudendo la porta la chiave.

Non racconterà niente, si vergogna da morire. Mica dici a tua madre che hai visto l’uccello di un uomo adulto, il primo in assoluto della tua vita. Quello che fai è dimenticare tutto, fare come non fosse mai successo.

 

leggi il numero 3

 


[La protagonista di questi racconti potrebbe essere sempre la stessa ragazza, ma potrebbero anche essere quattro diverse. La ragazza di questi racconti potrei essere io, ma potrebbe essere chiunque.

Questa ragazza è nata e cresciuta in un sistema che funziona così: ne ha appreso le regole e si è sempre comportata di conseguenza. Ci è stata male, a volte. Altre è stata lei a fare del male, dentro le regole, dentro questo sistema marcio che danneggia tutti: i maschi e le femmine, in egual misura.

Quello che toglie alle donne in termini di potere e di autodeterminazione, lo toglie ai maschi in termini di possibilità di convivenza felice con quelle donne di cui non possono fare a meno di innamorarsi.

Per questo cambiare il sistema dovrebbe interessare a tutti.]

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