to be a mom, to be me

La domenica mattina

settembre 23, 2014

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La domenica mattina non iniziava mai prima delle 11:00 e, quando lo faceva, aveva il sapore delle prime luci dell’alba.

Non si faceva colazione, ma si passava direttamente all’arrosto, alle patate al forno, ed alla polenta. Se mi svegliavo alle 12:00 mi facevo un tè e ci inzuppavo due biscotti, e mia madre a protestare: “Cosa fai? colazione? Ma se ormai c’è pronto, dopo non mangi più!“. Neanche avessi 6 anni.

La realtà era che il tè serviva a reidratare, e i biscotti ad asciugare. Due necessità imprescindibili dopo certe serate.
L’arrosto e la polenta davano l’aiutino finale e prima delle 15:30 ero come nuova. Nessun segno della nottata precedente nel mio aspetto, o almeno, nessuno che non potesse essere nascosto dal correttore.

Per le 18:00 ero già in pista un’altra volta, e le domeniche sera erano sempre bellissime. Rimettevano ordine nel caos del sabato notte, entro i cui confini si consumavano avventure, amori e piccoli drammi della gelosia.
La domenica era la serata della birreria: una piadina, un piatto di patatine fritte e una birra media. Tutti a casa presto, che la mattina dopo si ricominciava.

I miei sabati notte e le mie domeniche mattina, sono sempre state accompagnate da uno strisciante senso di colpa, perchè i miei non approvavano e non capivano la smania per quella vita notturna. Forse non avevano mai visto con i loro occhi quello che racconta Lorenzo in questa canzone; forse l’avevano visto e non ci avevano trovato niente di bello.
Così restavo fuori con l’ansia, rientravo al buio misurando la casa a tentoni per non fare rumore, e mi svegliavo col mio fardello di segreti sotto le palpebre; che poi da nascondere non avevo niente, neanche quello che avrei tanto voluto avere.
Una tipa banale, troppo per bene, troppo al sicuro per mettersi nei guai, neanche in quelli belli da raccontare vent’anni dopo.

Le mie notti sono molto più tormentate ora, a onor del vero: tra risvegli obbligati, pensieri, e incubi da scacciare via.
Quelle di allora invece erano finestre aperte verso il futuro: momenti segreti in cui, coperti dalla coltre del buio, si coltivava il sogno di chi avremmo voluto essere e in cui si diventava spavaldi, incoscienti; in cui ci si credeva belli e invincibili, recitando una parte che di giorno, senza il glitter sugli occhi e i tacchi altissimi, non avremmo avuto la forza di sostenere.

Il futuro è arrivato e quelle finestre sono rimaste aperte, almeno nella memoria: oggi si fanno i conti con i sogni di un tempo e si arriva per sottrazione ad un bilancio definitivo, o quasi.

Intanto le domeniche mattina sono rimaste uguali. Si tira tardi il sabato, perchè tanto la mattina dopo la sveglia non suonerà.
Poi il mattino arriva e i piccoli si svegliano all’ora di sempre se non persino prima, richiamati da chissà cosa: forse dalla prospettiva di stare tutto il giorno con mamma e papà. Tu ti svegli con la testa rintronata di allora e ti fai il tè coi biscotti, come 15 anni fa. Poi prepari l’arrosto e le patate; anche la polenta, sì, ma solo grazie al Bimby, che tu il paiolo di rame non sapresti neanche dove metterlo.
Quella sensazione come di jet-lag ti accompagnerà fino a sera e ti farà pentire di non essere andata a letto presto.

Eppure per me il richiamo della notte non cesserà mai, perché è di notte che tutto si placa e si possono davvero tirare le somme.

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